Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsWe The North #8: A caccia di conferme

We The North #8: A caccia di conferme

di Paolo Sinacore
Jun 23, 2016; New York, NY, USA; Jakob Poeltl (Utah) walks off stage after being selected as the number nine overall pick to the Toronto Raptors in the first round of the 2016 NBA Draft at Barclays Center. Mandatory Credit: Jerry Lai-USA TODAY Sports

Jakob Poeltl, 20 anni da Utah, nuovo lungo nelle rotazioni di coach Casey

Una delle prime cose da sapere riguardo lo sport professionistico, è che esiste una sola cosa più difficile di emergere dalla mediocrità: riconfermarsi ad alti livelli.

E’ questo l’arduo (ma non proibitivo) compito che spetta ai Toronto Raptors, reduci dalla miglior stagione della loro storia. L’entusiasmo che ha accompagnato i traguardi raggiunti in regular season (56 W) e in post season (sconfitti solo nelle Finals di Conference dai futuri campioni di Cleveland) potrebbe presto trasformarsi in un fardello insostenibile per i ragazzi di coach Dwane Casey. Sarà fondamentale l’approccio che questo gruppo, capace di migliorarsi anno dopo anno, avrà nelle prime settimane di RS.

Analizzando i movimenti fatti in offseason, è evidente come il management abbia puntato a mantenere intatto il gruppo, dando continuità al lavoro svolto dallo staff in questi anni.
L’unica scelta dolorosa è stata quella di non trattenere Bismack Biyombo, protagonista assoluto nei playoffs, e rivelatosi in generale ottimo cambio di Jonas Valanciunas sotto canestro. Le richieste eccessive del congolese, legate all’aumento del salary cap, hanno convinto i Raptors a virare le proprie disponibilità economiche su un’altra pedina considerata imprescindibile: stiamo ovviamente parlando di DeMar DeRozan, fresco firmatario di un contratto che lo legherà ai canadesi per altri 5 anni, e che gli porterà in dote ben 139 milioni di dollari. La questione non è mai realmente stata in discussione, perchè il numero 10 ha espresso da subito la sua preferenza, e perchè i Raptors hanno fatto capire che un prodotto cestisticamente nato, cresciuto, e trasformatosi in All-Star con loro, resta il fulcro su cui costruire il loro futuro.
Kyle Lowry, suo compagno di backcourt, di All-Star Game, di nazionale (entrambi sono reduci dal torneo olimpico di Rio de Janeiro vinto dagli USA) e, più in generale, suo grande amico nella vita di tutti i giorni, è l’altra pedina insostituibile nello scacchiere di Casey: raggiunti i 30 anni ha oramai un bagaglio di esperienza tale, oltre a un talento universalmente riconosciuto, da rivestire il ruolo di vero leader e trascinatore sul parquet.
Le partenze di Luis Scola e, soprattutto, quella già citata di Biyombo, hanno invece convinto i Raptors a muoversi esclusivamente nel reparto lunghi. Dal draft sono arrivati l’austriaco Jakob Poeltl e il camerunese Pascal Siakam, coppia che porta in dote un mix di esplosività e mani educate che potrebbero aiutare sotto le plance, una volta presa confidenza con il mondo Nba. Dai Boston Celtics, a prezzi relativamente modici (5,6 mln di dollari per una stagione) è arrivato Jared Sullinger, giocatore abituato a fornire un notevole impatto in minutaggi limitati, e maggior candidato a prendere il posto di Scola nello starting 5, data la grande considerazione che Casey nutre per Patrick Patterson in uscita dalla panchina.

Il vero problema di Toronto è il generale rafforzamento di molte franchigie della Eastern Conference: Celtics, Pacers e Knicks si sono attrezzate per competere da subito ad alti livelli, e c’è da scommettere che faranno di tutto per agguantare la seconda piazza alle spalle dei Cavaliers.
Decisivo sarà il livello di consapevolezza nei propri mezzi raggiunto dai Raptors: più alto sarà, maggiori saranno le chances di giocarsela per le prime posizioni della Conference.

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