From The Corner #7: La Casa Bianca vuota?

di Raffaele Camerini

Lo chiamano “voto di protesta”.
Assomiglia moltissimo al voto espresso in Italia nel 2013 con l’avvento di un paragonabile (infatti hanno recentemente “sostenuto” Trump durante le presidenziali USA) Movimento 5 Stelle. Negli U.S.A. il voto di protesta è divenuto recentemente l’arma della Middle Class operaia che non si sentiva rappresentata dall’amministrazione Obama, e lo ha usato per cambiare rotta e votare un candidato trasversale allo spettro politico. In soldoni: è l’anti-politica che diventa politica o se proprio devo dirla più cruda, posso citarla come un manipolo di persone che hanno nulla a che fare con le decisioni burocratiche, ma che saltano sopra il carro giusto, verso gloria e ardore personale. Sono politologo, so quello che dico e nella politica struggere il singolo discorso ed eviscerarlo dal suo contesto pomposo ed altisonante è pratica vitale. L’importante è trovare il vero significato che si nasconde dietro ogni parola, come qui, come quel voto di protesta che ha permesso a Donald Trump, un magnate americano erroneamente (e ci tengo a sottolineare “erroneamente”) attribuito all’anti-establishment di diventare il leader impreparato della vera ed unica potenza mondiale, con buona pace di Cina ed India che ancora leggono la targa.

Donald Trump

Un magnate che durante la sua campagna elettorale ha mostrato i suoi evidenti limiti xenofobi, omofobi, sessisti ed affetto della forma più grave esistente sulla terra (piatta o tonda fate vobis) di “megalomania applicata alla causa”. Ah si, mi sono anche dimenticato di dire che è molto più simile ad un nazista che ad un repubblicano come lo intendono loro. Non fascista, badate bene, nazista proprio. Questo ardito verdetto non è farina del mio sacco bensì è preso a mani aperte dallo spunto della nipote di Anna Frank che ha parlando di Trump in periodo pre-elettorale lo ha definito senza mezzi termini “Solo un altro Hitler.”

Non parte bene per noi appassionati sportivi, soprattutto perchè la sua permanenza potrebbe significare la conseguente assenza di molte superstar NBA durante la consueta visita alla Casa Bianca. Ora più bianca che mai. Il primo campanello d’allarme è arrivato da qualche giocatore dei New England Patriots, freschi vincitori del Super Bowl 51, i quali hanno dichiarato che declineranno la visita in quanto non si sentono più ben accetti tra le mura del Presidente. Premesso che ancora devono compiere tale visita e che per allora tutto potrebbe mutare e volgere la situazione in scenari inaspettati (la politica estera di Trump e i suoi confusi rapporti sovietici potrebbero portarlo alla rovina), se ben ci rifacciamo all’effetto domino che in America piace prendere rincorsa e spinta, aspettatevi molti giocatori tra NBA ed MLB (dove il numero di Latinos è piuttosto corposo) fare lo stesso tipo di ragionamento, costringendo gli organizzatori a mettere in piedi una celebrazione mutilata e forzata.

LEBRON JAMES HA DECISO CHE SE DOVESSE VINCERE, NON VISITERA’ LA CASA BIANCA CON TRUMP PRESIDENTE

In campo cestistico la situazione potrebbe schiudersi in equal maniera: LeBron James è da sempre apertamente schierato tra le file democratiche (così come Jordan ai suoi tempi), ed è stato uno dei principali sostenitori dell’ex presidente Barack Obama nel 2012, arrivando persino a stanziare 20.000 dollari per la campagna elettorale; è quindi probabile che se i suoi Cavs, ora o in futuro, dovessero alzare un altro stendardo durante l’amministrazione Trump, lui possa decidere volontariamente di non partecipare alla visita celebrativa. Steph Curry in questo momento potrebbe uscire dal contratto che lo lega all’Under Armour per dissensi con Kevin Plank, proprietario di tale etichetta, il quale quest’ultimo ha accolto molto serenamente e con grande parole gioviali l’avvento di Trump I. Se Golden State dovesse rimettere le mani sul Larry O’Brien Trophy è possibile che Curry, come James, non prenda parte alle celebrazioni.
Già sopo una settimana dall’elezione, molti giocatori NBA hanno abbandonato gli hotel di gestione Trump, in segno di protesta.

PRIME PROTESTE IN CAMPO

Non è questione che sia giusto o sbagliato, si tratta di scelte personali. Le scelte personali non sono passibili di una condivisione ma debbono essere rispettate in tutto e per tutto. In questo pezzo specifico, messo agli atti a mo’ di “presagio che potrebbe compiersi”, sono stati trattati solo due giocatori che sono orientati verso quella scelta personale e che oltre ad essere complessivamente 6 volte MVP e 4 volte campioni NBA, sono attualmente i leader silenziosi del resto della comunità afroamericana (75% del totale) all’interno della NBA. Questo per dire che benchè in questo momento manchi completamente “l’urgenza della problematica”, ben presto, vi posso assicurare, questo problema sarà molto difficile da gestire, col rischio di lasciar marcire la visita alla White House ad una festicciola con sparuta presenza e celebrazione indotta, come quando devi sorridere alla foto di famiglia.

Nella società americana gli eventi sportivi completano la mancanza di un’epica letteraria pre 1700, ed i fan donano uno stato di Eroe vero e proprio ai giocatori professionistici, indipendentemente dallo sport praticato. Se decidessero di mettersi contro la presenza di Trump come Presidente degli Stati Uniti, così come hanno fatto molte donne durante una marcia di protesta a Washington, nel giorno dell’insediamento, pensate che l’America resti alla finestra a guardare senza battere ciglio? Vi sbagliate se pensate di si, ed occhio, perchè potremmo assistere per la prima volta nella storia alla “salvezza” del mondo da parte di un gruppo di ragazzi Afroamericani milionari. Ed Hollywood già si frega le mani. Ah, solo per dire una cosa in più: Non pensate neanche lontanamente che la vittoria di Moonlight come Miglior Film e quella di Mahershala Alì, un musulmano, come Miglior Attore non protagonista, sia solo un caso. Niente è un caso negli USA.

Magari è solo un sogno. Un sogno utopico di impossibile realizzazione ma come da anni, lo sport professionista ci insegna: “Anything is possible!!!”.
(Grazie KG).

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