Bradley Beal

Esattamente come Sabonis, Bradley Beal predica nel deserto, un deserto leggermente più vincente rispetto a quello di Indiana, ma, comunque, un deserto. Washington è nona ad Est con un record di 22 vittorie e 20 sconfitte. L’attuale posizionamento qualificherebbe la squadra della capitale per i play-in, dove si scontrerebbe prima con i Boston Celtics, e poi eventualmente con gli Hornets o i Toronto Raptors.
Fino a questo punto della stagione, nonostante ci sia stata qualche nota positiva, ad esempio la piccola ripresa di Kyle Kuzma, gli Wizards hanno giocato in modo piuttosto altalenante. Il roster di Wes Unseld Jr, per di più, non è stato costruito per lottare in una Eastern Conference sempre più competitiva, che ad oggi vede squadre come i Celtics e gli Atlanta Hawks, l’anno scorso rispettivamente settimi e quinti, decimi e dodicesimi.
Dal canto suo, Beal non sta viaggiando allo stesso ritmo degli anni precedenti, ciononostante, non si può definire quest’annata una delusione da un punto di vista statistico. Per quanto stia incontrando più difficoltà del solito a far canestro da tre, 29.8% su 5.5 tentativi, Beal rimane un giocatore da 24.0 punti a serata, 4.7 rimbalzi, 6.4 assist, ed il 45.5% dal campo.
Queste cifre dovrebbero garantirgli buone possibilità di approdare alla gara delle stelle per la quarta volta in carriera. Tuttavia, tifosi ed addetti del mestiere potrebbero erroneamente confrontare le sue cifre attuali con quelle degli anni precedenti, e notare che le ultime due stagioni le aveva chiuse ad almeno 30 punti di media con il 35% da tre. In questo senso, chi vota potrebbe preferire un novizio dell’All-Star Game anziché un habitué leggermente sotto tono.
L’esito delle prime votazioni ha visto Beal classificarsi fuori dai primi 10, ma questo è solo il giudizio del pubblico. Nel caso entrasse in lista, dovrebbe contendersi un posto a roster con i sopracitati Garland e Ball, e con i due esclusi dal quintetto titolare tra Trae Young, DeMar DeRozan, James Harden e Zach Lavine.

