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Anthony Davis: l’arma perfetta dei Lakers

di Andrea Esposito

In questa cavalcata che ha portato i Los Angeles Lakers a vincere il titolo Anthony Davis ha dimostrato a tutti quello di cui è capace.

Probabilmente il n.3 giallo-viola è, ad oggi, il lungo più completo e dominante della lega: onnipresente in attacco, capace di punire la difesa in ogni situazione e da ogni posizione.  Ma quello che rende Davis il migliore di tutti ad oggi è la sua capacità di essere straordinario in attacco tanto quanto lo è in difesa. Rimbalzi, stoppate, deflaction, intimidazione, aiuti e cambi di marcatura: Davis in difesa fa tutto e lo fa ad un livello che nessun lungo ha ancora raggiunto.

Alla sua prima stagione in maglia Lakers Davis ha avuto un impatto clamoroso.

 

Anthony Davis: una faretra offensiva infinita

Il gioco offensivo di Davis, e per riflesso anche di LA,  si è dimostrato incredibilmente versatile. Ogni difesa è andata in difficoltà nel cercare l’accoppiamento giusto, o almeno il meno squilibrato, per marcare lex New Orleans Pelicans.  25 punti, 10.7 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate di media con il 57% al tiro e il 42% dall’arco. Queste sono le statistiche principali delle prime Finals della carriera di Davis, logicamente inflazionate dall’infortunio che ha limitato pesantemente Adebayo, ma il dominio fisico e tecnico è stato a tratti imbarazzante.

Nelle 21 gare di playoff disputate quest’anno Davis ha migliorato tutte le sue percentuali di realizzazione offensiva (al ferro, dalla media e dall’arco) con un incremento medio del 5.30%. Ma se stringiamo il cerchio solo alle sfide contro Miami notiamo che Davis è stata la chiave dell’attacco dei Lakers, sfruttando al meglio il suo fisico. Per lunghi tratti delle Finals coach Vogel ha preferito l’assetto con il solo Davis come lungo, aprendo il campo per le penetrazioni ma anche per permettere a Davis di andare spalle a canestro o di sfruttare il suo vantaggio di centimetri per attaccare costantemente la difesa, spesso a zona, di Miami dal mid-range andando principalmente al ferro (80% di realizzazione, per distacco il migliore della NBA in questa statistica) o lavorando dalla media con jumper o fade-away.

Classico movimento spalle a canestro firmato Anthony Davis.

Costante lungo tutta la post-season per Davis è stata anche la mira dall’arco: l’ex Kentucky ha tirato le triple open con il 40% (su quasi 2 tentativi a partita) e con il 57%(!) quelle wide open, su poco più di una a partita.

 

Con Anthony Davis in difesa non si passa!

La difesa di Anthony Davis è stata davvero il plus che ha permesso ai Lakers di vincere il loro 17° titolo.

Sempre pronto ad aiutare i compagni nelle situazioni di pick and roll, l’intimidazione data dalle ben 30 stoppate inflitte agli avversari (anche qui per distacco il migliore dei playoffs), la sicurezza nell’andare a rimbalzo: tutto questo ha dato un grosso impulso alla difesa giallo-viola, forse la miglior difesa della lega.

Senso della posizione e letture: sotto le plance Davis difficlmente concede qualcosa.

La maturità del n.3 gli ha permesso di calarsi al meglio in un discorso di difesa collettiva, fatta di letture e movimenti collaudati, senza però sacrificare l’atletismo e la verticalità che hanno dato vita ad highlights clamorosi sia in regular season che durante la cavalcata verso il titolo.

La stoppata di AD su Michael Porter Jr. è da manuale.

 

 

Completezza, fisicità, classe: la firma di Anthony Davis, l’arma totale dei Lakers, sul diciassettesimo titolo della franchigia, è stata tangibile.

 

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