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Around the Garden: “I mali oscuri dei Boston Celtics”

di Nicola Bogani

Si attendeva con ansia il dopo pausa dell’All Star Game per vedere all’opera finalmente la vera versione dei Boston Celtics,che a detta di molti restano comunque tra i favoriti per la finale di Giugno. Invece la stranissima e travagliata stagione degli uomini di coach Stevens ha mostrato la sua peggiore versione di questa incredibile annata.

Il record in questo periodo è addirittura in rosso e nelle 16 partite giocate hanno messo insieme solo 6 vittorie e addirittura 10 sconfitte di cui molte clamorose dopo aver dilapidato vantaggi clamorosi. Ma qual’è o quali sono i mali oscuri che limitano quello che molti definivano come un roster dalle potenzialità infinite? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza partendo dall’inizio.

Le 3 stagioni e mezzo dei Boston Celtics

La pazza stagione dei Celtics si può suddividere in 3 fasi e un pezzettino distinte tra loro.
  • La prima fase regala un record di 10 vittorie e 10 sconfitte. Venti partire che fanno sorgere i primi dubbi sulla reale decantata forza dei Celtics. Hayward fatica tremendamente a tornare produttivo e Brown subisce clamorosamente la riduzione di ruolo tanto da sembrare l’ombra dell’eccellente giocatore delle passata stagione. La soluzione trovata da Stevens per uscire da questa intricata situazione è stata rimescolare le carte e promuovere una nuova starting lineup con la promozione di Smart e Morris che sino a li avevano tentato di tener su la baracca.
  • La seconda fase sembra l’alba di una nuova era per i ragazzi di coach Stevens che rianimati dalla nuova lineup e con i progressi di Brown e Gordon mettono in fila un ottima serie di vittorie (8) e fanno registrare un record di tutto rispetto nei mesi di Dicembre e Gennaio che recita 24-9 con net rating da top della lega. Nonostante questo ogni qual volta I Celtics incappano in qualche sconfitta inaspettata tipo le 3 in trasferta di metà Gennaio ecco che i vecchi vespai di polemiche si alzano fuori e ancor più preoccupante dentro la squadra. Ancora vivi nella memoria restano la lite Morris-Brown oppure le dichiarazioni pepate di Irving nel dopo Orlando in cui chiarò in causa i giovani compagni e la loro scarsa concentrazione.
  • Il piccolo break che va dalla Dead Line all’All Star Break è breve quanto pieno di avvenimenti. Quatto partite in cui i Celtics perdono disastrosamente le due casalinghe contro le Losangeline dilapidando con i Clippers un vantaggio di 28 punti e facendosi bruciare da l’ex Rondo sul suono della sirena contro i rivali di sempre in maglia gialloviola. Altre polemiche soprattutto ad un gruppo che sembra squassato dalle dalle recenti voci che avevano messo Tatum,Brown e Rozier in ipotetiche Trade per Anthony Davis nella prossima estate.
  • L’ultima parte dopo l’ASG l’abbiamo già accennata un record addirittura negativo di 6-10 che si è aperto con una striscia di 5 partite perse consecutive mostrando il lato più brutto della squadra,quello del totale disinteresse per le vicende della Regular Season. Irving lo ha annunciato ai quattro venti prima del viaggio a Ovest: “È ormai tardi per inseguire il seeding,in una seria da sette partite non vedo avversari in grado di batterci.” Una squadra che in questa ultima fase è stata capace di tutto e il suo contrario. Dalle batoste di Toronto e Los Angeles (Clippers) alla largissima vittoria sul campo dei campioni in carica. Lo specchio la cocente sconfitta sul campo degli Hornets quando in vantaggio di 18 punti a 7 dalla fine hanno subito un parziale di 30-5 che ha regalato la partita agli increduli padroni di casa.

La questione Kyrie Irving

Tiene banco da un po’ di tempo la vicenda che vede coinvolto Irving e la sua infelicita’ all’interno dell’ambiente Celtics.
Esplosa durante l’approssimarsi della Dead Line con le dichiarazioni che mettevano in dubbio un suo ritorno ai Celtics la prossima stagione è via via peggiorata. Kyrie che sino a Gennaio stava vivendo una stagione con numeri eccezionali,per efficienza offensiva e tutto sommato decenti per quella difensiva,si è via via incupito tanto da sembrare svogliato in campo ed estremamente criptico nelle dichiarazioni post partita. Quest’anno ha praticamente attaccato,direttamente o indirettamente,tutti dai giovani rei di non capire l’importanza del momento a Stevens, nell’ultima sconfitta a Charlotte,reo di non aver escogitato qualche soluzione per limitare Kemba Walker.
In tutto questo bailamme c’è chi come Kevin O’Connor di The Ringer che ipotizza che le amicizie di Kyrie dentro il gruppo inizino e finiscono con Jayson Tatum con cui condivide anche il manager.

Che fine ha fatto Jayson Tatum?

Era atteso come uno tra i nuovi protagonisti della lega,invece dopo un buon inizio si è perso nelle difficoltà della squadra.
Dopo una prima parte della stagione discreta sia per numeri che per produzione globale nel post ASG Tatum sembra essersi perso.
Scesa di quasi 3 punti a partita la sua media che vede in picchiata (28%) la produzione dalla distanza,situazione figlia di una scarsa fiducia creatasi probabilmente dopo le voci che un giorno sì l’altro pure lo inserivano in fanta trade pro Anthony Davis.
Il ragazzo ancora giovanissimo è stato probabilmente travolto da qualcosa di nuovo l’essere messo sul bancone del supermercato l’ha probabilmente destabilizzato sebbene da qui in avanti se vorrà far strada dovrà abituarsi.
Specchio del suo andamento altalenante può essere la partita con Cleveland dove dopo un primo tempo dominante da 21 punti ne ha fatto un secondo con 0 punti e solo 2 tiri.

Cosa aspettarsi dal prossimo futuro in casa Boston Celtics?

Prevedere il futuro è sempre cosa molto complicata,farlo con questa versione dei Celtics una quasi impossibile.
Anche i più ottimisti che ad inizio stagione redarguivano gli scettici con il classico “arriverà Aprile” sono diventati molto più cauti nelle loro esternazioni spaventati dalle altalenati prestazioni della squadra.
Lo stesso Wyc Grousbeck in una recente intervista ha dichiarato sereno di aspettarsi di tutto e il suo contrario: “potremmo uscire al primo turno come arrivare sino in fondo” il motto lapalissiano che nasconde la preoccupazione di chi non sa più cosa aspettarsi dalla sua creatura.
I punti di forza restano sostanzialmente 4:
  1. La squadra che è arrivata ad un passo dalle finals è sostanzialmente la stessa e non può nell’arco di 12 mesi aver smarrito tutte le sue potenzialità.
  2. Il talento si base c’è e quando arriverà il dentro fuori tutti dovrebbero accantonare gli inutili egoismi di regular season che hanno tarpato le ali a questa squadra.
  3. Quando la compagine di Stevens ha affrontato avversari importanti soprattutto ad est ha quasi sempre “giocato” la partita regalando poche delusioni.
  4. Il calendario già praticamente fissato ci metterà di fronte due avversarie (Indiana, Milwaukee) toste ma con assenze importanti (Oladipo, Brogdon, Mirotic e Gasol) che ai playoff potrebbero rivelarsi fattori decisivi.
Non ci resta che aspettare e guardare le restanti 7 gare che decideranno solo chi tra Indiano e i Celtics avrà il fattore campo ed è bello sapere che potranno farlo sfidandosi 2 volte facendo diventare la serie sulle 9 partire invece che le canoniche 7

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