fbpx
Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Cleveland Cavaliers: vecchie responsabilità e nuove speranze per non sprofondare

Cleveland Cavaliers: vecchie responsabilità e nuove speranze per non sprofondare

di Andrea Ranieri

Annus Domini 2010, nelll’Ohio si consuma una nuova tragedia sportiva, l’ennesima per uno stato che sembra maledetto da questo punto di vista: LeBron James, free agent, decide di lasciare i Cleveland Cavaliers. Capisce che la situazione non si confà a reali possibilità di titolo NBA; vuole vincere e si trasferisce a Miami. Otto anni dopo, la storia si ripete, questa volta il Re decide di andare ai Los Angeles Lakers, squadra giovane, intrigante e prestigiosa, bisognosa di un leader per tornare in alto. E ora i Cavs si trovano a dover riavviare il sistema, proprio come nel 2010. Ma è un sistema diverso: ha vinto un titolo nel 2016, grazie al figliol prodigo LeBron e al suo pupillo Kyrie Irving, ha un secondo violino di assoluto valore in Kevin Love e un giovane affamato e di belle promesse in Collin Sexton. D’altronde, stavolta, l’addio era atteso e, per quanto difficile, non è stato doloroso come la prima volta, che è sempre la peggiore. I Cleveland Cavaliers provano a costruire un piano per non sprofondare nei bassifondi.

IL VIAGGIO NEL PASSATO DI KEVIN LOVE

E’ la stagione 2013/2014, i Minnesota Timberwolves vengono guidati ad una delle loro migliori stagioni dopo anni bui da un certo ragazzo col numero quarantadue sulle spalle, il suo nome è Kevin Love. Il Beach Boy assomma cifre mostruose (26 punti e 12.5 rimbalzi), mostra un repertorio offensivo sconfinato e doti tecniche rare per la sua stazza. LeBron lo vuole nei propri Cavaliers ed è subito accontentato. I quattro anni trascorsi con The Chosen One non sono sempre facili per K-Love, che mantiene comunque medie vicine alla doppia doppia. La quarta annata in maglia Wine & Gold lo consacra come seconda opzione offensiva di livello (17.6 punti e 9.3 rimbalzi).

Nei Cavs di LeBron, il Beach Boy è stato chiamato in causa per la sua precisione nelle triple dagli angoli.

Ora, tuttavia, non basterà più l’essere di supporto. Love, con un ricco rinnovo di contratto, è stato scelto come la stella da cui i Cleveland Cavaliers ripartiranno per il secondo post-LeBron. La questione concerne soprattutto lo stile di gioco offensivo del numero zero: diminuiscono i tiri piedi per terra creati dai suoi compagni e aumentano gli isolamenti, con particolare attenzione per le situazioni di post up, poco viste nelle ultime stagioni ma tanto gradite al lungo dei Cavs. Il segreto si cela nella mentalità di Love: se fosse quella giusta, permetterebbe forse ai propri colori di conservare un posto nei playoff di un Est al momento mediocre; in caso contrario, la prosecuzione dei Cavaliers potrebbe costituirsi solo di speranze e progetti per un futuro non tanto prossimo.

LE SPERANZE DEI CLEVELAND CAVALIERS: COLLIN SEXTON… E LA DIFESA

Il front office di Cleveland può dire una cosa certa sul rookie arrivato con la scelta numero otto: Collin Sexton ha fame, molta voglia e un furore agonistico più unico che raro. La sua Summer League parla di 19.6 punti, 3.6 rimbalzi e altrettanti assist, con tanto di nomination nel primo quintetto della competizione. La tipologia del giocatore è molto chiara e identifica un attaccante che predilige l’uno contro uno con conclusione al ferro, subendo anche diversi falli, o dalla media distanza e un difensore certamente aggressivo e atletico, a volte un po’ anarchico e sopra le righe. I problemi di coach Tyronn Lue paiono sostanzialmente due: la mancanza di efficacia nel tiro da tre punti (23%) e la gestione di un‘energia smisurata e non necessariamente facile da incanalare. Il ragazzo ha scelto la numero due di Kyrie Irving, tanto per dare un’altra prova della sua faccia tosta, può essere davvero il degno erede del miglior playmaker che i Cleveland Cavaliers abbiano mai avuto?

Collin Sexton è uno dei punti di partenza imprescindibili dei nuovi Cleveland Cavaliers.
 

Partiamo da un altro assunto sul passato: nelle ultime stagioni la difesa dei Cleveland Cavaliers è stata brutta, a tratti orrenda. Ora, invece, si configura come una necessità da cui non si può fuggire. Il chiaro abbassamento del tasso di talento conduce a pensare che prima, in Ohio, si dovrà vincere le battaglie nella propria metà campo, e solo successivamente pensare a buttare la palla nel canestro avversario. La presenza di buoni difensori in squadra è cresciuta, dall’arrivo dello stesso Sexton, passando per George Hill, Larry Nance e JR Smith. Ma tanto, forse troppo, dipende da quanto può ancora offrire il mercato delle trade, per un team che vuole ricostruire con giovani vogliosi intorno a Love, ma che fatica a sbarazzarsi di diversi contratti pesanti.

Il disastro cestistico del 2010 pare lontano, così come la gioia del 2014, o del 2016, gli anni aurei della storia sportiva della città. I Cleveland Cavaliers per ora sono un grande punto di domanda, starà a Kevin Love, Collin Sexton e alle mosse della dirigenza riavviare il sistema inceppato dall’addio di LeBron e trasformare la franchigia in un punto esclamativo (o, forse basterebbe ai tifosi, almeno in un punto fermo).

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Questo sito web usa i cookies per migliorare la tua esperienza: speriamo sia ok per te, se non lo fosse puoi farne a meno. Accetta Leggi