Di notevoli talenti esplosi tardi la NBA è stata, è e sarà sempre piena. D’altronde sono preventivabili alcuni dolori di crescita nel passaggio dal basket della high school o del ollege a quello della lega. E questo per vari motivi: la difficoltà a trovare minuti con continuità, la necessità di lavorare sui propri fondamentali e sul proprio corpo, la mancanza di esperienza ai massimi livelli. E i giovani giocatori possono intraprendere diverse strade: possono mostrare subito le loro capacità, possono non riuscirci mai e rimanere per sempre oggetti misteriosi. E poi, c’è una terza possibilità, una sorta di via di mezzo, non poi così rara. Alcuni giocatori rimangono una delusione per lungo tempo, ma, appena trovano il contesto migliori e le motivazioni giuste, improvvisamente vengono fuori, magari raggiungendo il loro apice più tardi del giocatore NBA medio. Siamo andati a selezionare dieci talenti esplosi tardi decisamente noti, del passato e del presente e qualche nome potrebbe anche sorprendere.
10. HASSAN WHITESIDE
Draftato nel 2010 con la numero 33 dai Sacramento Kings, in origine nessuno si sarebbe aspettato nulla da Whiteside, costretto a vivere nell’ombra dell’esuberanza (non solo tecnica) di DeMarcus Cousins, pur in una delle peggiori franchigie per record. Si lascia attrarre dai soldi del campionato cinese, finché la chiamata di Pat Riley ed Erik Spoelstra agli Heat non salva la sua carriera NBA. Nella Miami del post-James, trova subito spazio, regalando anche triple doppie con dieci stoppate e diventando il miglior rim-protector della Lega.
9. DOUG CHRISTIE
Prima dei suoi 26 anni, probabilmente quasi nessuno si ricorda di Doug Christie. Prima di essere considerato degno di giocare ai massimi livelli, è dovuto rimanere al college per tre stagioni. Non ha mai impressionato fino al suo arrivo ai Raptors nel 1996. Grazie alla franchigia canadese, pur non avendo mai vinto un titolo, Christie ha cominciato ad esibire le proprie doti di realizzatore e di buon difensore, chiudendo la carriera con medie di 11.2 punti e quasi 2 recuperi.
8. KYLE LOWRY
Tra i talenti esplosi tardi nella NBA attuale, quello di Kyle Lowry è probabilmente il più impressionante. Dopo sei stagioni spese tra Memphis e Houston, il playmaker sembrava destinato ad essere nient’altro che una meteora, un mediocre playmaker di riserva per squadre con poco successo. E poi, anche in questo caso sono arrivati i Toronto Raptors, che lo hanno affiancato a DeMar DeRozan, con cui forma ora forma uno dei migliori backcourt della lega. E’ diventato un play saggio e tiratore notevole. Viene dalla sua miglior stagione, suggellata con 22 punti e 7 assist di media ogni sera.
7. SAM CASSELL
Come Christie, anche Cassell ha dovuto attendere i 26 anni e tre stagioni in NBA per far vedere al mondo di cosa fosse davvero capace col pallone da basket. Una volta raggiunto l’apice, l’ex Timberwolves è stato capace di vincere ben tre titoli, dimostrando buone doti di realizzatore e di creatore di gioco (16 punti e 8 assist di media). Nonostante questo, ha girato mezza lega nel corso della carriera, vestendo le maglie di Rockets, Suns, Mavs, Clippers, Nets, Bucks, Timberwolves e Celtics.
6. CHAUNCEY BILLUPS
Una carriera cominciata in salita da subito. Billups non riesce ad ottenere grandi risultati al college, quando si limita a raggiungere giusto il primo turno del torneo NCAA nel suo secondo anno, prima di rendersi eleggibile per il draft del 1997. Anche stavolta il punto di svolta sono i 26 anni; la franchigia destinata a godere di questa bellissima sorpresa sono i Detroit Pistons, che lo stesso Billups guiderà, nel 2004, ad un insperato anello. In quelle finali, Billups si fregia anche del titolo di MVP e chiude la carriera con 15.2 punti e 5.4 assist ad allacciata di scarpe.
5. BRUCE BOWEN
Forse, tra i talenti esplosi tardi, questa è la storia più incredibile. Bowen è rimasto al college per tutti e quattro gli anni per poi non essere neanche draftato. Prima che siano gli Heat a dargli una chance, il giocatore deve portare le proprie doti nel Vecchio Continente. E le sue stagioni migliori arrivano tuttavia ancor più tardi, ai tempi degli Spurs, per i quali gioca dai trent’anni fino al ritiro. Popovich lo renderà fondamentale nella vittoria di ben tre anelli. E Bowen si dimostrerà una delle migliori ali difensive passate per il massimo campionato statunitense.
4. BEN WALLACE
A quei Detroit Pistons, quelli di Billups, le sorprese piacciono molto. Ben Wallace, in carriera, è stato eletto ben quattro volte difensore dell’anno. E pensare che non era stato neanche scelto al draft: troppo piccolo per fare il centro, tecnica insufficiente per giocare altri ruoli. Questo non ferma Wallace dall’impegnarsi fino all’ultimo per proteggere il pitturato e il titolo del 2004 lo consacra definitivamente, facendone uno dei migliori rim-protector di sempre.
3. STEVE NASH
Forse nessuno lo immagina, ma ben trenta high school hanno chiuso la porta in faccia a Nash, che alla fine ha trovato la propria sistemazione a Santa Clara, dove è rimasto per quattro anni, diventando il leader della squadra in assist, percentuale ai liberi e tiri da tre punti segnati. Arriva precocemente nella lega, all’età di 18 anni, ma non diventa parte integrante delle rotazioni di Dallas fino alla quinta stagione. Da lì, la carriera del canadese è una marcia trionfale, con due elezioni ad MVP della stagione regolare, medie di 15.1 punti e 8 assist e l’appartenenza all’esclusivo club dei 50-40-90.
2. DENNIS RODMAN
Ha mostrato tutte le sue doti probabilmente più tardi di chiunque altro, raggiungendo l’acume della sua carriera all’età di 34 anni. Entra nella lega a 25 anni e trova un posto in quintetto non prima dei 28. Diventa il perfetto complemento per Jordan e Pippen nel loro secondo three-peat, dimostrandosi forse il miglior difensore che la NBA abbia conosciuto e uno dei migliori rimbalzisti, soprattutto dopo i 30 anni. Ha vinto due volte il titolo di miglior difensore, condito da cinque anelli. Pur essendo un’ala, è stato per sette volte in cima alla lista dei rimbalzi catturati.
1. JOHN STOCKTON
Tra i talenti esplosi tardi, molti sono sublimi playmaker. Addirittura uno di questi è tra i migliori nella storia del gioco. E’ rimasto per quattro anni al college e ha faticato a trovare spazio fino alla propria quinta stagione nell’Associazione. L’occasione è arrivata con l’infortunio della point guard titolare dei Jazz. Non avrà mai vinto un titolo, ma è il miglior passatore visto in NBA, avendo totalizzato la bellezza di 15806 assist in carriera, nessuno ha mai fatto meglio. Con medie di 14.9 punti, 11.9 assist e 2.5 recuperi, Stockton è stato inesrito cinque volte nel miglior quintetto difensivo, ha partecipato a dieci All-Star Game ed è stato inserito nella Hall of Fame.
In fondo, on è mai troppo tardi.

