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Focus Denver Nuggets: è stato questo l’anno della conferma?

di Andrea Esposito

In Colorado hanno visto crescere un gruppo dal grande talento che ha portato i Denver Nuggets a competere per le vette della Western Conference. Il grosso è stato fatto, ma ora la franchigia riuscirà a fare l’ultimo passo: riuscirà a trasformarsi da outsider a contender vera? Scopriamolo insieme in questo focus dedicato ai Denver Nuggets.

Fucus Denver Nuggets: Jokic è il pilastro,ma è il giocatore giusto?

The Joker l’anno scorso ha accecato tutti con il suo grande talento: giocate incredibili erano all’ordine del giorno.

Paradossalmente il costruttore di gioco di coach Mike Malone è un Pivottone dal girovita quantomai pronunciato di 213cm per 114kg, che dall’alto (in tutti i sensi) di una capacità innata di giocare di letture e una sublime capacità di passare la palla fa girare tutta la squadra.

Focus Denver Nuggets: una delle classiche giocate di Jokic.

Dal punto di vista statistico Jokic ha leggermente migliorato i suoi numeri: oltre ai 20 punti a partita e i 10 rimbalzi catturati e 6.9 assist; il numero 15 tira meglio dal campo con un 52.8% su 15 tiri a partita; leggeri i miglioramenti nello specifico nel tiro da tre (+1.4%) e nel pitturato (quasi +3%). Indicativo l’incremento nella effective field goal Percentage la percentuale che tiene conto del maggior valore del tiro da tre punti: il 56.6% di questa stagione è davvero un numero importante.

Focus Denver Nuggets: Jokic è capace di infilare canestri come questi.

Nonostante questa incoraggiante sfilza di statistiche, Jokic sembra essere un giocatore talmente forte e dalle skills definite da risultare a tratti limitante per la crescita della squadra. Avere un giocatore come lui a roster, ha obbligato l’executive Tim Connelly ad elargire un max contract: che se da un lato assicura la centralità del Joker nel progetto Nuggets, dall’altro lega indissolubilmente le fortune del progetto al lungo serbo.

Per farla breve: a Denver si vince o si perde allo stile Jokic.

Murray-Harris-Burton: chi è il più affidabile?

Tre giocatori simili, con spiccate qualità, che sono cresciuti e migliorati tanto in Colorado ma che corrono il rischio di pestarsi i piedi a vicenda.

Jamal Murray, The Blue Arrow, è forse il più talentuoso di questo terzetto: 19 punti di media in questa stagione ne fanno la più prolifica delle quattro vissute in maglia Nuggets. Le sue stats sono di tutto rispetto anche in postseason dove l’anno scorso si è potuto mettere in luce nelle due equilibratissime serie contro gli Spurs e i Trail Blazers (entrambe arrivate alla 7). Ma la guardia canadese non ha ancora raggiunto la sua massima espressione.

Avere a lungo la palla in gestione e dettare i propri ritmi quando c’è un giocatore come Jokic non è sempre una passeggiata; ma quando i due riescono a connettersi sulla stessa frequenza può venire fuori qualcosa di fantastico.

Focus Denver Nuggets: la connessione Murray-Jokic può produrre buoni risultati.

Gary Harris ha visto ridimensionare il proprio fatturato, passando dai 17 punti di media nella stagione 2017/2018 ai 10.4 di quella corrente, ma forse è il più utile tatticamente dei tre. D’altra parte se escludiamo la stagione da rookie dove partì titolare solo 6 volte su 55 partite giocate, dalla stagione seguente (quella 2015/2016) ad oggi è partito nello starting five in 300 delle 313 partite giocate sino ad ora: 96% di titolarità.

Will Barton fino alla gara 7 contro Portland della scorsa postseason ha ricoperto egregiamente il ruolo della scheggia impazzita che esce dalla panchina. Quest’anno coach Malone lo ha fatto partire sempre in quintetto, rinunciando alla sua scossa insieme alla second unit dei Nuggets, dandogli più responsabilità: i 15 punti di media nelle 58 partite giocate sono il suo secondo massimo stagionale dopo la stagione 2017/2018, dove pero ne giocò 81 di partite.

Focus Denver Nuggets: il vero x-factor, Michael Porter Jr

Michael Porter Jr è il giocatore giusto per far saltare il banco. Potenzialmente ha tutto per dominare: fisico, tecnica, fondamentali, mano educata.

Michael Port Jr è un po’ il ‘jolly’ di questi Denver Nuggets.

Il suo battesimo in NBA non è stato dei migliori: infatti iniziare la propria carriera tra i pro con un’operazione alla schiena che ti obbliga a saltare tutto il rookie year, dopo quella già effettuata (di ernia al disco) nel 2017, non è un ottimo presagio. Ma i cavalli vincenti si vedono alla fine. Dopo un anno passato a guardare e a curarsi, questa stagione inizia a rilento. Un po’ per sana paura, un po’ per testare la sua condizione fisica, coach Malone ha preferito usare il guanto della pazienza con il suo baby-fenomeno. I primi esempi di talento cristallino arrivano il 29 Dicembre arriva la prima volta in quintetto: contro Sacramento segna 19 punti. Poi fa ancora meglio pochi giorni dopo quando, il 3 Gennaio, partendo dalla panchina contro gli Indiana Pacers ne mette 25 dando un grosso contributo alla causa ed aiutando i Nuggets a vincere.

Michael Porter Jr da tre tira con buon 42.2% (quasi un canestro realizzato su poco più di due tentativi a partita).

Il ragazzo proveniente da Missuri nutre di grande stima e fiducia da parte dell’intera organizzazione dei Nuggets, stima dimostrata dalla decisione di esercitare l’opzione presente nel suo contratto da matricola e di tenerlo nel roster anche nella prossima stagione, garantendogli uno stipendio di 3.5 milioni di dollari.

Questi Nuggets hanno tanto talento, riusciranno a fare l’ultimo step?

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

 

 

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