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Focus Orlando Magic: un cammino nel segno della continuità

di Andrea Esposito

Gli Orlando Magic, con alti e bassi, hanno vissuto una buona stagione che li ha portati a chiudere la zona playoffs ad est nonostante un record perdente. Il senso di continuità tecnica, al netto di qualche infortunio di troppo, è la vera ciliegina sulla torta.

I Magic, soprattutto nella prima parte di stagione, hanno avuto non pochi problemi in fase offensiva dove il talento è un po’ pochino e la palla si muoveva troppo lentamente. La musica è cambiata dopo la pausa per l’ASG, da lì in poi Orlando ha alzato il ritmo e si è concessa, se si dovesse riprendere, la seconda avventura in post-season consecutiva.

Focus Orlando Magic: Nikola Vucevic è il pilastro della squadra

Il lungo montenegrino è il perno sul quale gira tutta la squadra di coach Steve Clifford. Giocatore estremamente concreto sotto le plance, ma capace di adeguarsi all’evoluzione del suo ruolo allargando molto il suo raggio di azione e sviluppando buone letture: le sue stats sono davvero ottime 19.5 punti, 11 rimbalzi e quasi 4 assist a partita.

Numeri che confermano la scelta fatta dalla dirigenza la scorsa estate con il rinnovo del contratto.

Focus Orlando Magic: Nikola Vucevic è diventato ormai sempre più essenziale negli schemi offensivi di coach Clifford.

L’intelligenza di Vucevic nell’imparare a giocare anche a 6-7 metri dal ferro aprendo il pitturato ha anche aumentato non poco  le conclusioni da dietro l’arco (l’anno scorso le triple tentate sono state 2.9 a partita, quest’anno sono 4.6 realizzate con un 33% niente male); permette a tutto l’attacco di Orlando di sviluppare un minimo di velocità in più, sviluppando spaziature migliori.

La sua intelligenza cestistica, oltre ad una mano davvero educata fanno del 29enne Montenegrino il pilastro della squadra.

Aaron Gordon: da semplice ‘dunker’ ad ottimo two-way player?

Aaron Gordon al suo sesto anno di militanza in NBA, forse come non mai, sta lanciando segnali sempre più continui del suo talento che va ben oltre un’atleticità spaventosa. La carriera dell’ala uscita da Arizona è stata, fin qui, caratterizzata da numerosi alti e bassi. Periodi dove sembra inarrestabile alternati ad altri dove appare un pesce fuori d’acqua.

Inevitabilmente quando si parla del n.00 di Orlando si pensa subito alle sue schiacciate fantastiche, ma Gordon sta facendo di tutto per togliersi da dosso questa etichetta ovvero quella, forse troppo riduttiva per lui, di dunker.

L’ala sta cercando di ampliare il suo raggio di tiro. Per un giocatore che fa dell’attacco al ferro la sua arma principale, costruirsi un tiro affidabile potrebbe significare tantissimo in termini di pericolosità offensiva. In questa stagione il suo rendimento coi piedi dietro l’arco è andato di pari passo col rendimento offensivo della squadra: nei primi mesi di RS le percentuali oscillano dal 33% di ottobre al 27% di gennaio. La svolta è arrivata a febbraio, dove Gordon ha tirato complessivamente con un ottimo 39%, beneficiando della maggiore fluidità del gioco offensivo di tutta la squadra.

Ogni tanto Aaron Gordon si diletta a smazzare assist ai comagni.

Altro aspetto interessante dell’evoluzione tecnica di Gordon è quello legato alle sue doti da passatore: sempre più spesso lo vediamo gestire i ritmi dell’attacco, ed iniziare l’azione con la palla in mano. Scenario utopistico sino a qualche anno fa. D’altro canto i 3.7 assist a partita sono il suo massimo in carriera, se restringiamo il campo alle ultime 10 partite giocate prima dell’interruzione il dato si impenna a quota 7.

 

Focus Orlando Magic: la redenzione di Markelle Fultz

Quella interrotta dalla pandemia per Markelle Fultz è stata senza ombra di dubbio la stagione della redenzione. Dopo le sole 33 partite giocate in due anni a Philadelphia, la trade avvenuta poco prima della deadline dell’anno scorso ha avuto ripercussioni più che positive sulla carriera di Fultz, confermando una forza mentale fuori dal comune.

Probabilmente non sarà mai più il play che al college ha stregato tutti ma ad Orlando Fultz è stato in grado di ricostruirsi una carriera che sembrava finita ancor prima di iniziare. Non era affatto scontato che il classe 1998 potesse ancora essere un play da quasi 30 minuti di utilizzo in una squadra che ambisce alla post-season. Nei 64 match disputati, 59 dei quali da titolare, il numero 20 ha fatto registrare buone stats: 12 punti e 5.5 assist smistati, numeri destinati a crescere ancora se consideriamo che nelle ultime quattro gare prima dello stop aveva tenuto 17.5 punti e 5.5 assist di media sfiorando il 60% al tiro.

Attaccare il ferro è uns delle soluzioni preferite di questo ‘nuovo’ Fultz.

Scrollata la ruggine e metabolizzato un nuovo modo giocare (abolito il suo amato jumper del college) Fultz ha imparato a sfruttare i suoi 190 cm per portare i suoi avversari nelle vicinanze del ferro per realizzare o costruire per i compagni. Una statistica sulle penetrazioni è molto indicativa: quasi il 50% delle sue penetrazioni si trasformano in due punti sul tabellino.

Se a tutto questo si aggiungono sprazzi come la tripla doppia da 21 punti, 11 rimbalzi e 10 assist contro i Lakers, si condivide sempre più la scelta di coach Clifford di affidare a Fultz le chiavi del proprio quintetto.

Se la stagione NBA riprenderà, l’avventura ai playoffs sarà fondamentale per la crescita di questi giovani Magic.

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