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Grinta, versatilità e altruismo: così Jimmy Butler si è preso gli Heat

di Olivio Daniele Maggio

Amo il gioco e amo il mio lavoro, non sono lo st***o che alcuni dicono io sia”. Parole e musica di Jimmy Butler, che ha voluto presentarsi così come nuovo giocatore dei Miami Heat. Una figura come quella del classe 1989 era proprio quella che serviva alla franchigia della Florida, negli ultimi anni alla ricerca di una guida spirituale e tecnica dopo l’addio di LeBron James.  Una figura dal carisma strabordante, una personalità che campeggia su tutto, con un’etica del lavoro e una fame di vittorie che lo spingono ad essere preponderante all’interno di un gruppo. Insomma, il classico leader maximo col carattere d’acciaio che trascina tutto e tutti grazie alla sua forza e stravaganza.

Beh, il campo finora ha esattamente sottolineato l’impegno di JB nei confronti degli Heat, abbracciati nella movimentata free agency 2019. Un corteggiamento reciproco convolato in un lieto fine di cui ora si stanno raccogliendo i frutti: Miami è una squadra coriacea e mai doma, che ora sogna di fare il proprio ritorno in post-season e infastidire chi troverà sul suo cammino. E magari qualcosina in più…

 

Jimmy Butler: le redini dell’attacco nelle sue mani

Butler è la stella polare del sistema di gioco degli Heat prendendosi carico della gestione della maggior parte dei possessi, un fatto appurato dal 25.2%, numero che corrisponde al suo usage (il più alto in tutto il roster). Quel che preferisce il numero 22 è sfruttare la sua prestanza fisica per incunearsi dritto in area e attaccare il ferro: punta il proprio marcatore, lo batte sul primo passo e poi cerca la conclusione con un layup o con una parabola alta; grazie al suo controllo del corpo e alla sua capacità di assorbire i contatti, spesso finisce in lunetta dopo essersi procurato un fallo. Talvolta riesce a guadagnare lo spazio giusto anche sfruttando eventuali blocchi e rilasciare così un jumper dalla media distanza. Tuttavia questa scelta al momento non sta portando in dote grandi risultati , al netto del 24% al tiro.

Butler sfrutta il blocco e arriva fino in fondo, insaccando il pallone.

Dal perimetro Butler sta tirando col 30.4%, un po’ per la continuità da trovare e un po’ per via del suo ruolo nel contesto offensivo degli Heat, dove gli si chiede di compiere penetrazioni nel pitturato.

L’ex Chicago Bulls si è ritagliato le proprie mansioni all’interno degli schemi di Erik Spoelstra, senza però oscurare gli altri compagni o rendere troppo stantia la manovra offensiva. Infatti Butler ha riscoperto le proprie doti di passatore, e il massimo in carriera per quanto riguarda gli assist (7 di media) rappresenta la testimonianza del suo altruismo.  Diverse sono le opzioni nel suo ventaglio, come quella di andare a pescare il tagliante in area o penetrare nel pitturato per poi eseguire lo scarico verso un tiratore; e non disdegna di smazzare qualche assist anche dalla punta. Non un accentratore dunque, ma un giocatore intelligente che sa quando fare da se e lasciare l’iniziativa agli altri. C’è da dire che l’architettura di gioco dei Miami Heat, che muovono spesso il pallone e creare spaziature pulite, lo sta esaltando al meglio.

Duncan Robinson taglia e Butler, prontamente, lo premia.

Risoluto protettore

Un ruolo di primo piano nel cuore della manovra offensiva, e non solo. Si sa, Jimmy Butler è sempre stato quel difensore arcigno in grado di poter contenere per tutto l’arco della partita gli attaccanti più pericolosi , non lasciandoli praticamente respirare.

Intensità e duttilità: il classe 1989 tende a portare pressione alla propria controparte, inseguendola in lungo e in largo per il campo o prendendola in consegna negli isolamenti; la sua capacità di marcare su più ruoli invece regala maggiore flessibilità alla difesa degli Heat. Butler è un difensore aggressivo e attento a leggere le mosse dell’avversario, fattore che gli consente di coprire le linee di passaggio e andare così a recuperare il pallone. Sa aspettare l’attimo giusto per anticipare i tempi interrompendo la circolazione degli avversari. Non a caso, nella graduatoria delle cosiddette deflection, è tra i primi giocatori NBA con 3.9 di media, mentre le palle rubate confezionate a partita sono 2.1.

Jimmy Butler segue il taglio di Devin Booker che, dopo essere uscito dai blocchi tenta il tiro: ma la stella degli Heat è lì a disturbarlo.

Jimmy ‘Buckets’ è uno, insomma, che fa la voce grossa ma che sa mettersi al servizio della squadra in determinate situazioni. Per esempio nella difesa perimetrale, dove si preoccupa di chiudere prontamente gli spazi al tiratore di turno andando a disturbare eventuali tentativi: in soldoni, sono circa 4 le triple contestate a partita. Con lui, la roccaforte eretta da Spoelstra, risulta più solida.

Il suo contributo sui due lati del campo ha radicalmente trasformato i Miami Heat in una delle potenze della Eastern Conference. Energia, spregiudicatezza e fermezza, tutte qualità che la banda ha assimilato dal suo condottiero, determinato  a spronare di continuo i compagni a far meglio. Anche grazie a metodi decisamente coloriti, come nel caso della ‘tassa’ da 500 dollari imposta a Bam Adebayo per ogni partita chiusa senza tentare una tripla. Insomma, con lui non si deve mollare di un centimetro, costi quello che costi.

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla pubblicazione dello stesso.

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