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Jaylen Brown: non più solo un semplice Robin

di Salvatore Caligiuri

La stagione dei Boston Celtics è cominciata come per la maggior parte delle squadre NBA fra alti e bassi a causa di infortuni e assenze legate ai protocolli Covid diramati dalla lega. Uno degli aspetti positivi però è sicuramente la conferma ad alti livelli di Jaylen Brown, diventato ormai un giocatore affermato e non più un giovane dalle belle speranze. Il numero 7 era partito leggermente dietro nelle gerarchie offensive della squadra, un sidekick ‘alla Robin’ perfetto per completare un tandem esplosivo con Jayson Tatum, ma grazie ai suoi 26.4 punti di media a partita sta diventando molto più di un seconda opzione in attacco.

Jaylen Brown: step up to the challenge

Dopo una off-season che lo ha visto impegnato in questioni sociali di fondamentale importanza e le ottime prestazioni fornite nella bolla di Orlando, il prodotto di California è tornato in campo mostrando maturità e consapevolezza della sua forza. In questa prima parte di stagione ha alzato notevolmente il livello del suo gioco, a tal punto che il suo nome è finito sia nelle conversazioni per il Most Improved Player of The Year e sia in quelle per un posto all’All Star Game da titolare (non sembra in dubbio la presenza dell’evento).

Uno dei sigilli nella notte da recordo contro i Cavs.

Complice l’assenza per alcune partite di Jayson Tatum causa contagio da Covid-19, Brown si è caricato il peso offensivo della squadra sulle sue spalle con risultati anche da record: la terza scelta al draft del 2016, nella partita contro i Cleveland Cavaliers, ha messo a referto 33 punti in soli 19 minuti, mai nessun aveva segnato quanto lui i cosi poco tempo.

I miglioramenti tecnici

L’aspetto su cui ha lavorato maggiormente è sicuramente il mid-range shot. Questa soluzione non sembra essere molto in voga nella lega ma giocatori come Kawhi Leonard e Paul George stanno dimostrando che questo tipo di conclusione può essere ancora importante, soprattutto nei finali tirati. Le sue capacità di saltatore verticale e il punto di rilascio molto alto complicano enormemente il lavoro dei difensori, i quali contro questo tiro possono fare ben poco se preso in maniera corretta.

La straordinaria stagione del nativo di Marietta è spiegata anche dalle ottime percentuali nel tiro da fuori. Al momento vanta il 42.4%, che lo colloca nella top 25 nella lega. Due dati significativi all’interno di questo numero: Brown mantiene circa il 43.5% nelle soluzioni catch and shoot, fondamentale in un attacco che vede protagonisti due ottimi penetratori che spesso attirano raddoppi come Tatum e Kemba Walker. Il secondo riguarda il numero di tiri da 3 tentati: nonostante l’ottima percentuale, il 24enne prende poco meno di 6 triple a partita preferendo adottare tiri che per lui sono più efficaci.

Col palleggio arresto e tiro Jaylen Brown fa spesso male alle difese.
Col palleggio arresto e tiro Jaylen Brown fa spesso male alle difese avversarie.

 

I progressi al tiro sono testimoniati dalla percentuale dalla linea della carità: Brown in questo primo scorcio di stagione registra il 76.3% (71/93), in netto aumento rispetto al 65% di due anni fa. Nonostante questi miglioramenti nella metà campo offensiva, il 24enne sta mostrando il solito impegno anche in difesa collezionando 1.3 palle rubate a partita e 2.3 deflection. E’ di qualche giorno fa la notizia che Marcus Smart dovrà saltare circa due settimane a causa di un infortunio al polpaccio: in mancanza del leader difensivo della squadra, Brown dovrà compiere un passo in più anche nella metà campo difensiva per non far sentire più del dovuto la pesante assenza. La sua stazza (198 cm, 101 kg) e la sua mobilità gli permettono di guardare più posizioni all’interno della partita, fattore chiave nei playoffs quando potrebbe mancare sia giocatori rapidi che giocatori strutturati e abili sotto canestro.

Insieme a Jayson Tatum è destinato a fare grandi cose nella lega sia nel presente (53.4 punti di media a partita in questa stagione) ma anche negli anni a venire. Le speranze di raggiungere quel titolo che manca nella Beantown dal 2008 passano soprattutto dalle loro mani.

 

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

 

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