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Kyrie Irving-Celtics vs Thomas-Cavaliers: quali scenari futuri?

di Arturo Fagnano

La telenovela che tanto ha fatto parlare, versare fiumi di inchiostro, ingegnare le menti dei tifosi con trade più o meno improbabili con la ESPN Trade Machine, dopo un mese è giunta al termine: Kyrie Irving lascia Cleveland. La notizia lascia tutti abbastanza sorpresi; lo stesso stupore che tutti gli appassionati hanno provato un mese fa (era il 21 luglio), alla notizia che Uncle Drew desiderava essere scambiato, causa un rapporto logoro con LeBron che nessuno aveva potuto intuire dopo le Finals. La conclusione della telenovela ci ha visto incollati su Twitter per un’ora, dalle 00:16 alle 1:25, ore italiane, in uno scontro all’ultimo tweet tra Shams Charania e Wojnarowski.

Quello che ha colpito gli appassionati non è che la trattativa si sia conclusa (pareva ormai inevitabile), ma con chi si sia trovato l’accordo. Si è parlato in questo mese di San Antonio, Minnesota, Phoenix e New York, che pareva essere la destinazione preferita da Uncle Drew. Nessuna di queste quattro. Bensì Boston, ovvero sia la squadra che in questa Off-Season pareva aver già terminato il mercato e che non poteva chiedere di più avendo trovato tutti i pezzi giusti per il sistema di Stevens, che poteva tutto sommato “accontentarsi” di crescere assets da scambiare negli anni futuri in attesa del declino di King James. Boston è andata all-in e non è la prima volta che succede nella storia della dirigenza Ainge (Big Three nell’estate del 2007) e lo ha fatto, come capita alle grandi squadre, lavorando sotto traccia.

Nello specifico, lo scambio coinvolge Irving che, dunque, lascia Cleveland, in cambio di Thomas, Crowder, Zizič e una prima scelta, nel 2018, proveniente dai Nets.

Com’è consuetudine, al termine di ogni scambio ci si chiede sempre quale delle squadre abbia vinto la trade e chiaramente non possiamo esimerci dall’esprimere un’opinione anche su questa operazione. Nel caso specifico, è molto complesso dare una risposta definitiva. Procediamo con ordine.

CLEVELAND CAVALIERS: BENVENUTO THOMAS

I Cavs rinunciano all’uomo che ha realizzato il canestro decisivo della loro storia cestistica, una tripla mostruosa che ancora tutti ricordiamo in gara 7 delle finals NBA di due anni fa contro i Warriors. Sin dal suo approdo in NBA, Kyrie Irving sembrava essere l’uomo franchigia che Cleveland stava cullando e crescendo in casa dal 2011 per il dopo LeBron nel momento in cui il Re deciderà di ritirarsi. Evidentemente, la presenza del 23 era diventata insostenibile per la prima scelta da Duke. Il comportamento di Kyrie in questo mese è stato indecifrabile dal 21 luglio in poi, richiesta di essere ceduto e fuga da tutto e tutti in Asia per motivi commerciali, la scena al matrimonio di Harrison Barnes, il video dove canticchia “I’m coming home” che è sembrato uno sfottò a James che l’annuncio di una trade con i Knicks; Steven A. lo ha definito “diva”. Da due mesi non aveva più contatti né con la dirigenza (completamente rivoluzionata al termine delle Finals) né con i compagni. Per cui non avrebbe avuto senso per Cleveland tenere nel roster un giocatore (25 anni), nonostante si sia rivelato essere così importante e così decisivo, uno scorer devastante soprattutto quando conta davvero, controvoglia e insoddisfatto. Da questo punto di vista per i Cavs questa è una vittoria e lo è anche da un punto di vista economico, tenendo presente che questa trade, con i contratti dei nuovi acquisti da firmare, dovrebbe portare ad un risparmio di 29.1 milioni di dollari sui pagamenti della Luxury Tax (da 79.4 a 49.3 milioni).

Kyrie Irving è stato il giocatore che, da compagno di LeBron James, ha realizzato più punti in assoluto al suo fianco (22.4 punti di media calcolabili in 3 stagioni con il Re), è All-Star da 4 anni, la #2 dei Cavs è una delle maglie più vendute della NBA, ha già un alter-ego protagonista di spot commerciali ed una sua linea di scarpe. Ha già vinto un titolo NBA da assoluto protagonista, un oro olimpico e un mondiale, di cui è stato MVP. Irving è una superstar. O meglio, quello che fa nei momenti decisivi con la partita “on the line” è da superstar. Basta pensare che il suo idolo e mentore è Kobe Bryant per spiegare che tipo di approccio abbia Kyrie con la partita in bilico o negli Elimination Game: Kyrie segna, segna, segna. Non importa come, ma segna. Segna canestri uno più bello dell’altro, sempre più difficili, con una naturalezza ed una calma che sono inspiegabili per un ragazzo di 25 anni. Se non sai cosa fare basta dargli la palla e ci pensa lui. Se ti tremano le gambe, dalla a Kyrie, ci pensa lui. Se la partita invece non è in bilico o non è importante, però, il ragazzo si spegne, come se non gli interessasse.

 

 

Di sicuro non gli interessa difendere, essendo 406esimo su 448 come plus/minus difensivo (-1.82), è uno dei peggiori difensori sul pick’n roll e in generale il suo atteggiamento difensivo è inguardabile e inaccettabile per una superstar (comprensibile in Regular Season ma inaccettabile nei Playoffs), mai piegato sulle gambe ed estremamente selettivo nell’effort difensivo.

Ci è stato detto che il problema è che Kyrie si è sentito oscurato da LeBron, ma le statistiche dicono che, a parte il primo anno da quando il Re è tornato a Cleveland, il suo Usage Rate, che misura il numero di possessi utilizzato, è rimato invariato (tra il 28 e il 31%). E’ rimasta invariata la percentuale del tiro da 3 (da 37.8 a 38.3%), tira molto di più da oltre l’arco (dal 26 al 31% delle sue conclusioni), ma ha anche migliorato la percentuale di tiro al ferro (dal 58 al 61%, grazie anche alla batteria di tiratori che Cleveland ha potuto imbastire in questi anni). Possiamo dire che quello di Kyrie è l’unico caso in cui le statistiche non sono migliorate con la presenza del Re, tutt’altro. Ciò significa che da un punto di vista delle statistiche e delle prestazioni analizzate freddamente attraverso i numeri, Irving non ha subito il naturale percorso di qualsiasi giocatore di vertice che scende in campo vicino a LeBron che tendono a crollare.

Secondo molti insiders, la statistica che ha dato più fastidio a Kyrie è il fatto che il record dei Cavs quando giocano senza LeBron è negativo, al di sotto del 20% e lo abbiamo visto anche nei pochi minuti in cui il Re ha riposato in Gara 3 delle Finals di quest’anno. Ovvero sia, Irving è uno specialista al fianco di un grande giocatore, ma la squadra non è la sua squadra. Ogni vittoria è prima di tutto la vittoria di James anche se la divisione dei ruoli (super-stella e closer) ha portato alla conquista di un titolo.

Per come si stava mettendo la situazione in casa Cleveland con la richiesta di Kyrie di essere ceduto e le voci che vogliono LeBron James rifare le valigie fra un anno (direzione Lakers), i Cavs sono riusciti a limitare i danni. E’ vero che Thomas ha 3 anni in più rispetto a Irving, ma allo stesso tempo da un punto di vista statistico, i due hanno fatto praticamente gli stessi numeri. Inoltre Thomas potrebbe dimostrarsi essere molto più disponibile ad accettare il ruolo di secondo, il che genererebbe maggiore movimento all’interno dell’attacco di Cleveland (mai visto Irving fare un blocco o tagli degni di questo nome), troppo spesso statico e facilmente difendibile da Golden State. Jae Crowder è uno dei migliori 3&D della lega soprattutto in relazione del contratto; potrebbe risultare di fondamentale importanza la sua presenza nelle rotazioni per far riposare molto di più LeBron in vista delle Finals e soprattutto per la sua versatilità (sarebbe un 3, ma è facilmente adattabile a giocare da 4 nei quintetti piccoli, tanto cari a Cleveland). Zizič è un centro giovanissimo e può nel presente allungare le rotazioni e in futuro, se cresciuto in una certa maniera, diventare un asset molto interessante scambi futuri, specie se LeBron dovesse andar via l’anno prossimo. Da non sottovalutare la scelta proveniente dai Nets per l’anno prossimo che, stando agli esperti, si prospetta estremamente interessante.

In sostanza, Cleveland è stata costretta a rinunciare ad un giocatore che era in grado di giocare le partite che contano, ma allo stesso tempo è riuscita a limitare i danni, assicurandosi un futuro non proprio tragico, in attesa di sapere cosa farà il numero 23.

BOSTON CELTICS: ARRIVA KYRIE IRVING

Nonostante il grande risultato ottenuto nella stagione scorsa, i Boston Celtics optano per una vera rivoluzione a livello di squadra. Come detto, nella trade che ha portato Kyrie Irving in maglia verde, hanno dovuto abbandonare il roster di coach Brad Stevens, Isaiah Thomas, Jae Crowder, Zizic e la scelta dei Nets del 2018. Per arrivare a prendere una superstar come Kyrie Irving è normale aver dovuto mettere sul piatto pezzi importanti del puzzle dei Celtics. Thomas e Crowder infatti sono stati due perni fondamentali per la cavalcata verso il primo posto in regular season e la finale della eastern conference.

Che dire del “folletto di Takoma”? Commovente, miracoloso, la seconda media punti dei Boston Celtics dopo Larry “The Legend”. Impossibile non innamorarsi di uno così. La sua capacità di attaccare il ferro e  trascinare emotivamente e tecnicamente la franchigia più vincente d’oltreoceano con i mezzi fisici così limitati per gli standard NBA, ha stupito tutti. Nel 2011 in pochi credettero in lui, infatti al Draft fu chiamato con la sessantesima ed ultima scelta. Chi per primo? Neanche farlo apposta, Kyrie Irving.
Insomma Isaiah è stata l’anima dei Boston Celtics!

Jae Crowder arrivato tra mille perplessità nel 2014, ha sempre dato il massimo per i Celtics. Boston con la sua partenza, perde un ottimo difensore capace di accoppiarsi sia con piccoli che con lunghi, ma anche un discreto tiratore da fuori. Sugli scarichi infatti Crowder ha regalato molteplici gioie ai tifosi Celtics.
Oltre a questi due giocatori, nella trade per Irving, c’è anche Zizis, lungo croato dalle tante potenzialità.
Il più grande rimpianto potrebbe essere per assurdo questo. Zizic è stato ceduto prima di essere realmente provato sul campo e le difficoltà di Boston sotto canestro sono ormai ben note…
Infine non va tralasciata la scelta al prossimo draft.
Gli esperti vedono in quello del 2018 un draft prolifico e ricco di talenti interessanti, ma su questo la palla è nelle mani dei Brooklyn Nets e della loro stagione.

Ma alla corte di Brad Stevens, Kyrie Irving cosa può dare? L’ormai ex Cavs, come detto, è uno dei migliori attaccanti al mondo, da qualsiasi situazione è in grado di creare punti. Si va ad aggiungere ad un roster forte e pronto a fare il grande salto di qualità. Un quintetto con UncleDrew, Brown, Hayward, Morris e Horford infatti non può e non deve essere sottovalutato.
Il compito più arduo però ora è nelle mani di Stevens che dovrà ricreare un’amalgama all’interno dello spogliatoio dopo aver visto partire gran parte dei suoi “senatori”.

L’attesa di vedere questo roster all’opera è tanta ed il primo appuntamento ufficiale è proprio contro i Cleveland Cavaliers. Non è meraviglioso?

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