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LA Noire #1: una festa allo Staples Center

di Raffaele Camerini

Sia che siate tifosi Lakers seguendo la scia di Magic, di Shaq o di Kobe o che tifiate Clippers per l’Avvocato o per Big Bad Blake, vi posso assicurare che questo è proprio il posto giusto per voi. In questa rubrica parleremo solo di Los Angeles e tutto quello che ne consegue.

Ve lo possiamo assicurare, facciamo proprio bene a stazionare qui la nostra astronave! Los Angeles è sicuramente l’occhio del ciclone, la città d’oro, la capitale della pallacanestro mondiale. Non solo per la presenza ingombrante del Micione (al secolo LeBron Raymone James) ma anche per la cortese presenza degli altri 3 interpreti principali, ovvero Anthony Davis, Kawhi Leonard e Paul George.

Siamo alla leccata di baffi generale.

LA Noire #1, il primo atto della stagione

E’ andata in scena la prima di quattro uscite stagionali tra le due compagini angeline. La vittoria, non è una novità, è andata alla squadra ‘di casa’ (almeno nominalmente) dei Los Angeles Clippers capitanati da un super Kawhi Leonard che ha vergato un rotondo trentello sul foglio delle statistiche. In suo aiuto ha trovato Lou Williams, in grande spolvero, 21 per lui, ed il solito Montrezl Harrell che con 17 e 7 rimbalzi ha dato profonda solidità in fase difensiva ed offensiva ai pressi del ferro. In maglia giallo-viola sono da segnalare i 28 punti di Danny Green, appena arrivato da Toronto e fresco vincitore dell’anello come Leonard ed i 25 punti e 10 rimbalzi di Anthony Davis, chiamato a fare bene alla prima stagionale.

clippers lakers kawhi leonard

Kawhi Leonard e Moe Harkless


LeBron parte benissimo ma si spegne nella seconda parte di gara complice qualche errore di troppo al tiro, chiudendo con 7 su 19 e 1 su 5 da tre punti per un totale di 18 punti, 9 rimbalzi e 8 assist. Diciamo che sta ancora scaldando i motori.

Motori che invece sono già bollenti allo Staples Center, cornice magnifica per questa prima giornata su 82 complessive da giocare. Sembrava di essere in finale di Conference, altro che RS, il tifo era inzuppato dall’hype venutasi a creare durante tutta l’estate e nonostante le defezioni il risultato è stato meraviglioso. Paul George in un gessato stupendo da una parte, Cousins, Kuzma e Rondo in tiro dall’altra. Sembrava di essere in una serata di gala dove la partita faceva solo da contorno.
Parlando sempre di apporto, quello di  Patrick Beverley è stato all’altezza della sua fama. Solo 2 punti per l’ex Rockets ma 10 rimbalzi, 6 assist e 3 sfondamenti subiti. A volte forse un po’ troppo fuori dalle righe ma credo che stia nel personaggio.

Prove d’intesa e continuità

La sensazione principale, però, è sembrata che i Lakers abbiano giocata questa partita (persa 112-102 finale) più per vedere a che punto sono della loro intesa, della loro chimica, consci che in effetti di lavoro ce n’è ancora da fare tanto se l’obiettivo è il titolo NBA. I Clippers invece mi hanno dato l’impressione di sentirla di più come sfida ed in effetti a guardare il roster si nota subito che i cambiamenti minori gli abbiano operati la franchigia di Ballmer in quanto rispetto alla scorsa stagione hanno implementato solo Leonard e Harkless (tra quelli in campo ieri sera), dando una maggiore continuità ad un progetto avviato ormai da tanti anni. I Lakers si stanno ancora guardando allo specchio nella penombra, cercano di capire su quali tasti è meglio battere e che forma devono portare in campo. Ma la cosa è ampiamente comprensibile, dato che in fondo sia il coaching staff che la co-star hanno volti nuovi rispetto alla scorsa stagione.

Lakers-Clippers, LeBron James sulla sconfitta: "Non era un test"

LeBron James.

 

Prossimi incontri sono Jazz-Lakers allo Staples Center e Clippers-Warriors al nuovissimo Chase Center.

PS: si stava per far esplodere il secondo fungo atomico! Telecamera della ‘Dance Cam‘ che vaga per il palazzetto, quando un bambino viene inquadrato ed invece che mettersi a ballare tira fuori una maglia con scritto ‘FIGHT FOR FREEDOM, STAND WITH HONG KONG‘. Il cameraman con un gesto rapido toglie la visuale che puntualmente finisce su un asiatico al cellulare. 

Ocho che si rischia.

 

 

 

 

 

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