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Euroleague Preview: Real Madrid – Anadolu Efes

di Luigi Ercolani

Real Madrid – Anadolu Efes: entrambe con due vittorie e una sconfitta, questo giovedì si sfidano la formazione che ha vinto più volte la maggiore competizione europea e quella che, malgrado il cursus honorum di tutto rilievo, ha raggiunto la finale solo quest’anno, perdendola con il CSKA dopo aver battuto i connazionali del Fenerbahçe. In sintesi tra l’antico maestro Zelimir Obradovic e l’allievo rampante Dimistris Itoudis si è messo di mezzo Ergin Ataman, mentre il secondo in semifinale si è liberato… di Pablo Laso e del suo Real, quindi la gara vedrà due compagini che erano a Vitoria la scorsa primavera.

Real Madrid – Anadolu Efes: qui Real

La Casa Blanca si ripresenta ai nastri di partenza dopo una stagione in cui non si è ripetuta in campo europeo come invece le è riuscito tra le mura domestiche. Il cammino ora come ora è stato in bianco e nero. All’esordio contro il Fenerbahçe, nel remake della finale del 2018, oltre che delle semifinali 2015 e 2016, il Real ha costruito un significativo gap con i turchi, se lo è visto erodere, lo ha ricostruito e perso di nuovo sul canestro del 73 pari di Sloukas, prima che un buon parziale sigillasse finalmente il successo.

Nella gara contro il Maccabi Tel-Aviv la squadra di coach Laso ha sempre mantenuto un margine risicato, subendo la rimonta degli israeliani arrivati addirittura al +2, fino a che quel grande realizzatore che risponde al nome di Jaycee Carroll non ha ricacciato gli ospiti indietro con una tripla che ha dato i due punti agli iberici. Contro lo Zalgiris invece è successo esattamente l’opposto: le merengues hanno sofferto sin da principio, hanno recuperato, messo la freccia, ma poi non hanno saputo mantenere il vantaggio in realtà esiguo guadagnato finendo per permettere a una compagine biancoverde con più energia di controsorpassare e portare a casa il referto rosa.

Real Madrid - Anadolu Efes: Jaycee Carroll è sempre attenzionato

Real Madrid – Anadolu Efes: Jaycee Carroll è sempre attenzionato

Nel complesso, il Real è una squadra che vive e muore con il pick&roll centrale e il tiro da tre, quest’ultimo meglio se scoccato dopo una circolazione che ha fatto saltare i meccanismi difensivi avversari e ha lasciato l’uomo libero oltre l’arco. L’attacco è particolarmente temibile quando riesce di corsa a occupare tutte le cinque ideali corsie del campo con un uomo ciascuna, allargando il campo e costringendo la difesa a scelte difficili.

Qui Efes

Delle società cestistiche di Istanbul, il Fenerbahçe è l’unica che Ergin Ataman non ha mai allenato. Ha un rapporto famigliare (no, non è un refuso) con l’Efes, è stato due anni (in due tenure diverse) al Besiktas e per cinque stagioni invece si è seduto sullo scranno del Galatasaray. Non al è livello di Fatih Terim, che nel calcio dal 2001 alterna la panchina dei leoni giallorossi a quella della nazionale turca, ma non ci siamo troppo distanti.

Nel complesso, l’Efes finora nella campagna europea ha fin qui dimostrato di non essere dissimile dalla squadra che a maggio Ataman ha portato alla finale di Eurolega impostando una serie di giochi non cervellotici il cui obiettivo era esaltare le qualità individuali degli atleti in campo. Su tutti, e ci mancherebbe altro, Shane Larkin, che resta pericolosissimo per la sua capacità di crearsi tiri dal nulla. La sua intesa con l’ex-Varese e Olympiacos Bryant Dunston è mirabile, i due sembrano trovarsi a occhi chiusi.

L’atletismo e la rapidità nel rollare del lungo del Queens rappresentano ancora oggi un fattore determinante per il successo dei biancoblù. Il contropiede spinto sui recuperi, lo spread offense e i pick&roll centrali e a metà campo progettati dal coach rendono, molto difficile difendere sull’Efes, che in un modo o in un altro trova sempre l’occasione di scalare le marce, ingranare e lasciare sul posto i difensori, come si è visto a Valencia. Magari è una squadra che soffre un po’ di più in difesa, che carica molto sul lato forte e, di conseguenza, sui ribaltamenti di fronte spesso si trova sguarnita. Però poi se sotto le plance hai Dunston, Pleiss o Peters diventa anche più agevole proteggere le plance dalle penetrazioni dal lato debole. Lasciando quindi agli avversari solo la scommessa sull’eventuale tiro da tre.

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