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Lakers preview 2019/20: la diarchia LeBron-AD e l’obiettivo titolo

di Olivio Daniele Maggio

Il Re ha perso la sua prima grande battaglia, col suo regno in quel di Los Angeles che ha subito una considerevole scossa. Un gruppo mal-amalgamato tecnicamente, una serie di infortuni che ne hanno pregiudicato i tentativi di rimettere tutto in ordine. Per non parlare di una trade deadline che è servita solo a riscaldare ancora l’ambiente. Praticamente una concatenazione negativa di eventi a che è culminata con la mancata qualificazione ai playoffs e a cui doveva seguire un’altra rivoluzione. O meglio, un cambio: passare dalla monarchia alla diarchia. Abbandonare il progetto incentrato esclusivamente su LeBron James e affiancargli un altro uomo capace di prendere le redini della situazione, e magari prenderne un giorno l’eredità giallo-viola. Anthony Davis, giunto in California assieme ad altri gregari, è chiamato ad aiutare il Prescelto nella sua missione, riportare il Larry O’Brien Trophy da quelle parti e scrivere l’ennesima pagina di storia.

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 35-47
  • Piazzamento: seed #10, Western Conference
  • Offensive rating: 107.4
  • Defensive rating: 108.9
  • Team leaders: LeBron James (27.4 PTS) , LeBron James (8.5 REB), LeBron James(8.3 AST)
  • Numero chiave:  33.3% (percentuale di tiro da tre). L’assenza di tiratori puri nel roster ha più volte ingolfato l’attacco dei Lakers, rendendolo spesso stantio e abbastanza prevedibile

I movimenti estivi

Esonerato Luke Walton, si è andati alla ricerca del sostituto: sfumata la pista Tyronn Lue (pareva il favorito), il front office ha deciso di affidarsi all’esperienza di Frank Vogel, coadiuvato da assistenti del calibro di Jason Kidd e Lionel Hollins. Insomma, il big bang che dà il via alla rivoluzione tecnica.

Frank Vogel.

Dal draft è giunto Talen Horton-Tucker,  grazie ad uno scambio con gli Orlando Magic (la scelta numero 46 per seconda scelta del 2020). Ad aprire le danze ci hanno pensato gli di Jared Dudley e Troy Daniels, mentre la trade per Anthony Davis è stato il primo grande botto dell’estate gialloviola: Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart e tre prime scelte future la ricca contropartita offerta ai Pelicans. Poi Lakers hanno cercato il colpaccio, corteggiando il fresco campione NBA Kawhi Leonard. Al termine di una lunga e spasmodica attesa, the Claw ha però deciso di servire la causa dei Clippers. Di conseguenza a ruota sono arrivate le firme di Danny Green, JaVale McGee, Avery Bradley e Kentavious Caldwell-Pope.

I Lakers inoltre avevano scommesso su DeMarcus Cousins, firmandolo con un annuale. Tuttavia il centro ex Golden State Warriors si è rotto il legamento crociato del ginocchio ed ha finito la stagione prima di iniziarla; per non parlare delle vicende extracampo in cui è stato coinvolto. E così il plot twist è servito: a coprire il suo posto ci ha pensato Dwight Howard, che ha fatto il suo ritorno a LA dopo la sola e unica stagione disputata nel 2012/2013. L’ex Superman degli Orlando Magic si è detto pronto a spendersi per i losangelini, nonostante gli strascichi del passato. I giallo-viola, inoltre, hanno ottenuto dalla NBA il permesso di utilizzare la disabled player exception in modo da ingaggiare un altro giocatore a seguito dell’infortunio di DMC.

Lakers preview 2019/20: il gioco 

“Nulla di nuovo se schiereremo un quintetto con LeBron come principale gestore dei possessi. Svolgerà un po’ in quel ruolo e sarà in campo anche con una vera point guard” – le intenzioni di Vogel sembrano abbastanza chiare.  Sarà il Re a dirigere le operazioni, senza l’ausilio di una ‘spalla’ (sulla falsariga di quello che faceva a Miami, come Vogel stesso ha ribadito), coi compagni che dovranno aprirgli l’area per  attaccare il ferro e bacchettare così nel pitturato.  L’altro grande scopo del sistema offensivo sarà quello di esaltare le sue doti di drive-and-kick player, in parole povere nel penetra e scarica: molto passerà da un gioco in catch and shoot dei tiratori che dovrà essere curato maniacalmente. Kyle Kuzma e Green dovranno tagliare in lungo e in largo per il campo in modo da liberarsi e raccogliere eventuali suggerimenti; gente come  Bradley  o Caldwell-Pope invece dovranno essere pronti a colpire dagli angoli. Nella passata stagione l’assenza di tiratori nel roster ha causato vari problemi alla manovra offensiva, priva di spacing e spesso lenta e prevedibile a tal punto che i Lakers, a fine stagione, sono finiti in fondo alla classifica dei punti segnati in modalità spot up (solo 18.2 a gara).

Gente come Danny Green avrà il compito di aprire il campo e offrire così diverse soluzioni offensive.

Nell’annata scorsa i Lakers poggiavano gran parte dell’economia del proprio gioco sulla transizione, optando per ritmi alti durante le gare. Il pace potrebbe abbassarsi, anche se Vogel potrebbe decidere di ricorrere a volte alla semi-transizione. Dal canto suo, l’head coach punterà su una manovra fluida e nel costruire più soluzioni durante il possesso, senza che le iniziative individuali prendano il sopravvento. Non è un caso che gli Orlando Magic targati Vogel (stagioni 2016/2017 e 2017/2018) alla fine abbiano giocato un numero di isolamenti piuttosto basso, ossia 5.5 possessi a partita in entrambi i casi.

E poi c’è Anthony Davis, che a detta di LeBron potrebbe essere il fulcro dell’attacco. I due assi giocheranno tanti pick and roll offrendo agli avversari un autentico rebus dalla difficile risoluzione. The Unibrow è solito portare il blocco in maniera granitica e dirigersi poi verso il canestro alla svelta, per poi finalizzare con un lay-up o anche in spettacolari alley-oop: durante l’ultima annata ai New Orleans Pelicans, Davis ha messo a referto 3.4 punti nei pick and roll, praticamente una delle sue specialità. Sarà lui in ogni caso a dominare l’area, non solo per affrontare gli avversari in post basso,  ma anche per sfruttare la sua propensione a rimbalzo offensivo che gli permette di guadagnarsi le cosiddette second chance (4.8 punti di media lo scorso anno). Partirà da power forward, con McGee e Howard a fare il lavoro sporco sui blocchi per i tiratori, tuttavia giocherà molti minuti da centro.

Nei pick and roll, Davis è devastante. E con James può esaltarsi ulteriormente.

Vogel avrà il compito di rattoppare una difesa che spesso ha mostrato amnesie e poca intensità. L’head coach potrebbe rifarsi a suoi vecchi Indiana Pacers, impartendo una difesa aggressiva dell’area con una grande pressione sul portatore di palla. Il tutto basato su un sistema di rotazioni ben coordinato, e gli aiuti da lato debole sulle penetrazioni. Importante sarà il ruolo del rim protector, su cui potrebbero convergere molte delle scorribande avversarie.  In particolare Davis sembra essere tagliato alla perfezione per questa mansione, vista la sua stazza e le sue letture difensive: non solo, perché se sarà costretto a uscire dal pitturato non si farà problemi a difendere su giocatori più brevilinei e rapidi di lui, grazie alla sua considerevole wingspan e mobilità.

Da vedere come Vogel gestirà la questione riguardante i cambi di marcatura, possibili al netto delle peculiarità dei giocatori a sua disposizione. Possibile che sui pick and roll si possa decidere di optare per il contenimento.

Senso di posizione, dinamismo e potenza: AD è il rim protector adatto alla filosofia difensiva di Vogel.

Un potenziale fattore: Avery Bradley 

46 gare disputate nella stagione 2017/2018, 63 nel 2018/2019. Un’apparizione ai playoffs che manca dal 2016/2017, quando ancora era uno degli elementi chiave dei Boston Celtics: ultimamente la carriera di Avery Bradley è andata a rilento, complice soprattutto una serie di infortuni che ne hanno minato le prestazioni.

La sua firma rappresenta una vera e propria scommessa che valeva la pena rischiare. Se integro, Bradley  può garantire ulteriore intensità in difesa con l’evenienza di poter coprire su almeno tre ruoli. Il suo movimento di piedi veloce e la capacità di tenere in palleggio avversari funambolici lo aiutano di certo, così come la copertura sulle linee di passaggio che lo porta a compiere fondamentali recuperi. Un giocatore arcigno ed intelligente, proprio quello che serve ad una squadra bisognosa di marcatori accaniti nel backcourt.

Bradley-Lakers

Avery Bradley.

Offensivamente, l’ex Celtics è una minaccia perimetrale che può garantire una percentuale vicina al 40%. Il classico catch and shooter che cerca di eludere le marcature avversarie coi suoi movimenti, per poi farsi trovare bello appostato nel punto in cui deve ricevere il passaggio; nonostante il suo gioco sia basato molto su questa situazione, Bradley è anche efficace palla in mano, nei tiri dal palleggio (42.7% la scorsa stagione).

Un vero jolly sui due lati del campo, un ingranaggio che potrebbe rendere il sistema di Vogel più vario e ricco. Il parquet darà le risposte che tutti aspettano.

Dove possono arrivare i Lakers?

La coppia formata da LeBron James ed Anthony Davis è potenzialmente la più devastante della lega e il roster attorno a loro è stato costruito con raziocinio, al fine di esaltare i pregi delle due superstar: spaziature, versatilità e difesa, fattori la cui mancanza si è sentita lo scorso anno.

L’obiettivo, senza troppi giri di parole, è quello di accedere alle Finals e andare a lottare per il titolo. Molto dipenderà dalla chimica che Vogel riuscirà a dare alla squadra (servirà un periodo di rodaggio) e dall’integrità fisica di alcuni giocatori propensi agli infortuni. Senza dimenticare la gestione dello spogliatoio. Qualche interrogativo rimane, certo, ma questi Lakers sanno di non poter più sbagliare e in fondo hanno un gruppo competitivo e abbastanza esperto. La regular season sarà un banco di prova, i playoffs il palcoscenico dove servirà solidità e freddezza: la strada sarà lunga e ricca di ostacoli, starà ai giallo-viola tenere un passo sostenuto e arrivare, di forza, alla meta desiderata.

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