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LaMelo Ball: un futuro da top o flop? L’analisi dei suoi primi passi in NBA

di Gianluca Bortolomai

Per come vengono presentati dall’onnipresente e ingombrante figura paterna i fratelli Ball sembrano tutti destinati alla grandezza cestistica, compreso il più piccolo e il più recente nuovo volto degli Charlotte Hornets, la terza scelta assoluta del Draft 2020: LaMelo Ball.

Abbiamo già avuto un assaggio del talento espresso a sprazzi da Lonzo nei suoi quattro anni nella lega, un’opera al momento incompiuta che non ha ancora fatto il salto di qualità effettivo. Abbiamo visto anche i famosi quindici minuti, o nel suo caso dodici giorni, di gloria di LiAngelo: preso dai Detroit Pistons con un contratto non garantito e tagliato dopo due settimane senza neanche vedere il campo.

Nel North Carolina sta però prendendo sempre più piede il minore dei fratelli: diciannove anni, point-guard, tanto talento da mettere in mostra e tutta la personalità per farlo. Alla sua decima partita da professionista è diventato il più giovane di sempre a mettere a referto una tripla doppia, superando nomi del calibro di LeBron James e Luka Doncic.

Il debutto con gli Charlotte Hornets

Se però fosse stato vero il detto che “chi ben comincia è a metà dell’opera” per LaMelo Ball sarebbero stati guai seri. Il suo esordio infatti è stato a dir poco terribile: sconfitta contro i Cleveland Cavaliers, 0 punti a referto con 0/5 al tiro 3 palle perse.

A poco sono serviti i 3 assist, le 2 palle rubate e l’unico rimbalzo messo a referto, le difficoltà evidenti nel trovare il miglior posizionamento in campo e le troppe forzature sono risultate parecchio indigeste agli addetti ai lavori, subito pronti ad indicarlo come potenziale flop. La voglia di mettersi in luce ha sicuramente giocato un brutto scherzo portandolo a scelte molto discutibili in termini di gestione della palla, giocando spesso uno contro tutti piuttosto che concentrarsi sullo scarico al compagno smarcato.

In questa azione LaMelo Ball decide di fare tutto da solo forzando la conclusione.

La personalità però, come già detto, non gli manca, e non si è assolutamente scoraggiato.  Sembra infatti aver già cominciato a lavorare per migliorare gli aspetti ancora deboli del suo gioco.

LaMelo Ball: le prime impressioni

Le sue medie ad oggi, partendo sempre dalla panchina, sono di 11.8 punti, 6.9 rimbalzi e 6.3 assist, numeri di tutto rispetto messi su tanto per far capire quanto possa essere un giocatore a tutto tondo. La nota dolente arriva guardando le percentuali: 40.6% dal campo, 33.3% dall’arco e 69.2% dalla lunetta, tasto delicato per la famiglia (Lonzo tira col 60%). 

La prima impressione però è che, potenzialmente, Melo abbia i colpi per diventare un vero top player nella lega. Dalla sua parte ha tutto: l’età, le capacità, una squadra in cui può emergere e crescere. Il parallelismo più immediato va al miglior rookie dell’anno passato, Ja Morant, giocatore totale che ha dimostrato di avere tutte le doti per poter provare a guidare una squadra di bassa classifica ad ambizioni più alte. L’età è anche parte dell’altra faccia della medaglia in combinazione con l‘ovvia inesperienza a calcare un campo di questo livello: tanta voglia di dimostrare alle volte lo porta a strafare e a non tenere il controllo della situazione, perdendo più palloni e forzando più tiri, andando quindi inevitabilmente a danneggiare la squadra.

lamelo ball draft

LaMelo Ball assieme al padre LaVar.

Il problema che deriva da prestazioni come queste, giustificabili se si pensa a quanto sia giovane e al fatto che sia appena entrato nella NBA, è che le aspettative altissime che sono state create intorno a lui non vengono ovviamente soddisfatte, trasformando quindi quello che sarebbe un ottimo giocatore in prospettiva in un dei classici bust alla Anthony Bennett (prima scelta assoluta del Draft 2013 scomparso dai radar nel giro di un anno).

Queste più il peso mediatico della famiglia rischiano quindi di giocargli lo stesso scherzo capitato al fratello Lonzo, esaltato come la prossima frontiera dell’NBA per poi essere ancora in fase di costruzione dopo quattro anni tra i professionisti.

Il ruolo nella squadra

Il contesto squadra però lo può aiutare a crescere e maturare sia in termini di gioco che in termini caratteriali e di leadership: gli Charlotte Hornets non sono una squadra da playoffs al momento perciò la pressione del dover a tutti i costi raggiungere la post-season non c’è in alcun modo, dando quindi maggiore libertà e più tranquillità ai giocatori.

Oltretutto negli Hornets non c’è un vero e proprio accentratore di gioco: cinque giocatori sono oltre gli undici punti di media e solo Gordon Hayward è appena oltre i venti. Sono però primi in tutta la lega per media assist, 28.7 a partita, e questo tipo di altruismo favorisce indubbiamente un passatore eccezionale come LaMelo, capace di vedere le migliori linee di passaggio come si evidenzia nella clip successiva.

Le tante smazzate di solito portano a tante palle perse ma il trattamento di palla sembra comunque essere affidabile, registrando appena 2.1 turnover a partita.

Il fatto di dover entrare a gara in corso gli è sicuramente di aiuto: calcare il parquet avendo già avuto modo di leggere la partita è un grosso vantaggio ed essendo lui un giocatore dinamico è in grado di inserirsi perfettamente nel ritmo di gioco. Come sesto uomo di lusso al momento sta dimostrando di poter dare un grosso contributo anche come guida della second unit, ruolo che è mancato spesso agli Hornets negli ultimi anni. L’idea è che LaMelo stia facendo gavetta per prendere poi il ruolo di leader naturale della squadra negli anni a venire, ritagliandosi quindi uno spazio di primo piano nelle rotazioni.

Alle spiccate doti come passatore affianca anche una discreta propensione a prendersi delle responsabilità al tiro: i suoi 11 tentativi a partita lo piazzano quarto all’interno della squadra (appena cinque tentativi sotto al leader Hayward con 16.2) e danno anche un grosso segnale sul suo raggio d’azione.  Di quegli 11 tiri quasi la metà arrivano dall’arco, 4.7 a partita, soluzione che Melo non disdegna pur dovendo affinare le percentuali, mettendo a segno praticamente un tiro su tre.

LaMelo Ball dovrà lavorare di più al tiro per rifinire le percentuali.

La propensione ad attaccare il ferro non gli manca di certo, così come i jumper dalla media distanza, ma anche qui c’è da rifinire qualcosa: le percentuali infatti indicano ancora un po’ di incostanza, alternando come detto in precedenza alte percentuali a percentuali estremamente basse

Infine c’è il marchio di fabbrica dei fratelli Ball, ossia le basse percentuali al tiro libero: per un giocatore che si prende così tanti tiri in avvicinamento è importante avere un tiro affidabile dalla lunetta. Al momento la media lo vede andare alla linea della carità due volte a partita, con un efficienza appena superiore al 60%. Tenendo conto dei pochi tentativi a partita sarebbe importante cercare di capitalizzarli al meglio, ma anche questo aspetto si può migliorare.

LaMelo Ball, top o flop?

C’è ancora da lavorare molto, sicuramente, e la stagione è appena all’inizio ma sembra davvero che il più piccolo dei Ball abbia tutte le carte in regola per inserirsi nell’élite della NBA. Il ruolo ritagliato per lui da coach James Borrego al momento sta dando i suoi frutti, per quanto i risultati di squadra siano ancora molto altalenanti, ma la scommessa fatta su di lui sembra un buon indirizzamento per il futuro della squadra.

Ovviamente è ancora presto per fare questo tipo di considerazione, il primo anno è sempre un banco di prova relativo ma se LaMelo Ball dovesse essere in grado di tener fede all’hype creatogli intorno non c’è alcun dubbio che la sua carriera sarà assolutamente soddisfacente.

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