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LeBron James ed Anthony Davis: costruendo un’intesa

di Olivio Daniele Maggio

L’architettura del gioco dei Los Angeles Lakers è sorretta, come si ci aspettava, principalmente dall’asse formato da LeBron James ed Anthony Davis. Dall’intesa delle due superstar gialloviola passa il funzionamento del sistema ideato da coach Frank Vogel, che comprende anche dei gregari pronti a fornire elasticità in fase difensiva e andare a canestro quando chiamati in causa (coi tagli senza palla o i tiri da tre).

The Unibrow è arrivato in estate per dare una mano al Re nella rincorsa al titolo NBA,  portando in dote quelle caratteristiche tecniche e quella versatilità che ben si sposano assieme allo stile di gioco dell’ex Cleveland Cavaliers e Miami Heat. L’essere complementari tra loro li rende un duo devastante  e capace di non fornire letture adeguate agli avversari che si apprestano a fermarli. Questo scorcio di regular season serve a cementificare il loro affiatamento e far girare tutti i meccanismi di squadra in vista dei playoffs.

LeBron James ed Anthony Davis: i giochi a due

Nella sua seconda annata in California, LeBron è rimasto sempre il fulcro della squadra pur vestendo i panni del facilitatore, col compito primario di gestire la maggior parte dei possessi e innescare i compagni. Senza dimenticare ovviamente di fare il suo in termini di scoring. Davis è invece il terminale offensivo per eccellenza, bersaglio principale delle scorribande nell’area avversaria. Il mezzo atto a trovare la strada verso il canestro è il pick and roll. Quando i due eseguono la giocata mettono in seria difficoltà i propri marcatori, poichè LeBron anche da raddoppiato riesce a servire Davis, grazie ad un passaggio schiacciato o teso; dall’altro canto il nativo di Chicago riesce a liberarsi del lungo che cerca di contenerlo. Tempismo perfetto e rapidità nell’esecuzione: in questo modo Davis riesce a mettere a referto 3.3 punti di media in tale situazione di gioco, in 2.8 possessi a gara. L’utilizzo del pick and roll concluso col servizio per Davis non è smodato, anzi, spesso questo scenario serve anche a permettere a LeBron di trovare spazio per aggredire il ferro (frequency del 24% e 5.8 punti di media a referto).

Il pick and roll James-Davis è un bel problema per le difese avversarie.

Non può ovviamente mancare un buona dose di brio mentre LeBron James ed Anthony Davis duettano. Le loro alley-oop risultano spettacolari quanto efficaci, infatti AD si fa trovare sempre pronto ad abbrancare i suggerimenti che il numero 23 sforna puntuale. Bastano attimi per confezionare il tutto in maniera precisa ed imprevedibile.

Facendo una conta provvisoria, il Prescelto ha servito circa 40 assist a Davis.

Spalle a canestro

Frank Vogel preferisce vedere i Lakers giocare un basket basato su una manovra fluida dove tutti i giocatori in campo sono coinvolti durante il possesso. Tanto movimento senza palla e ricerca della soluzione migliore per concludere, ma non solo. Perchè l’ex coach di Indiana Pacers ed Orlando Magic fa anche affidamento agli isolamenti (9.5 possessi a partita), special modo quelli griffati dalla mirabolante coppia. Che fa del proprio terreno di caccia il gioco spalle a canestro.

Davis, si sa, è uno che ci sa fare in questo senso. Sfruttando il suo senso della posizione e un buon footwork,  riesce a fare a sportellate col proprio marcatore e a trovare il giusto spazio per la conclusione che talvolta arriva con una parabola alta. In cifre, il classe 1993 dal post fornisce al team un apporto pari a 6.3 punti in media, tirando col 47.4% (0.96 punti a possesso). Anche LBJ si diletta, anche se per un numero di possessi minore rispetto al compagno di merende: 2.5 i punti di media, un computo che deve tenere conto di come spesso preferisca fornire un passaggio da quella posizione.

Gran set di movimenti e strapotere fisico.

 

Difesa

In questa stagione i Lakers hanno mostrato una difesa ben più solida ed attenta rispetto alle ultime annate, complici gli aggiustamenti apportati da Vogel e dalla posizione centrale di Davis all’interno del sistema. Una delle idee alla base è quella di far convergere le penetrazioni proprio sul rim protector di turno,  mansione che AD riesce a ricoprire alla perfezione per via delle sue lunghe leve.

Un intimidatore che agli avversari lascia le briciole, sempre pronto a disturbare e a bloccare ogni conclusione che gli capita nei paraggi. Nei pressi del canestro Davis, concede solo il 30.5% dei tiri. Non solo, perchè essendo un lungo moderno ed estremamente mobile, è pur capace di lasciare la sua zona di competenza e reggere i cambi difensivi. E di dare anche una mano nella difesa perimetrale

Da quelle parti, quando c’è Davis, è difficile passare.

Le critiche, risalenti alla scorsa annata, per il suo modesto effort nella propria metà campo sono ormai un lontano ricordo. La rinascita della retroguardia losangelina ha fatto bene anche LeBron, che in questa parte di stagione sembra essersi completamente incanalato nella nuova realtà. Una rinnovata voglia e attente letture del gioco, ingredienti di un mix funzionante: James sta mostrando tempismo nelle rotazioni, dove è rapido nell’intervenire e furbo nel procurarsi a volte degli sfondamenti; con puntualità, quando è necessario, va in aiuto sulle penetrazioni e accetta i cambi difensivi. Insomma, il Re è decisamente più presente e reattivo in certi frangenti, avventurandosi quando può in importanti recuperi.

 

Una partenza così dalle parti della Los Angeles giallo-viola non si vedeva da anni. James e Davis sembrano aver iniziato col giusto piglio una stagione fondamentale per tutta la franchigia: la strada è lunga e la loro intesa avrà bisogno ancora di un po’ di rodaggio. Rodaggio che dovrà limare alcuni dettagli per prepararsi ad affrontare al meglio i playoffs e sperare di giocarsi il Larry O’Brien Trophy.

NB: le statistiche utilizzate nell’articolo fanno fede alla data di pubblicazione dello stesso.

 

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