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Derrick Rose: “Load management? Probabilmente sarei ancora ai Bulls”

di Valentino Aggio

Derrick Rose, point guard dei Detroit Pistons per le prossime due stagioni per un totale di 15 milioni di dollari, è una persona completamente diversa rispetto al ragazzino che giocava ai Chicago Bulls.

Nella nottata tra mercoledì e giovedì si giocherà una partita speciale allo United Center di Chicago. È Bulls-Pistons, partita in sé non troppo interessante, ma il numero 25 dei Pistons la renderà speciale. Rose ha affrontato i Bulls a Chicago solo tre volte, una con i Knicks, una con Minnesota Timberwolves ed una con i Pistons, i tifosi dei Bulls hanno sempre supportato il loro ex numero 1, dedicandogli anche cori, come la scorsa stagione.

In occasione della sua quarta partita da ospite allo United Center della Windy City, Rose ha organizzato un’intervista con Will Perdue di NBC Sports Chicago, per parlare della sua carriera.

Rose ha parlato della sua esperienza a Chicago, affermando che è stato il suo picco di salute fisica e mentale:

Penso sia stato il miglior momento della mia carriera. Ne ho passate tante, sono arrivato qui che ero solo un bambino, ero timido, non volevo parlare alla stampa. Ho imparato, non avevo un mentore al tempo. B.J. Armstrong (l’agente di Rose) mi ha fatto imparare come si deve essere di fronte alle telecamere, solamente avendo fiducia in me

L’ex MVP dichiara a Purdue che Chicago è stata la città ideale dove iniziare la propria carriera, nonostante i continui paragoni fatti con Michael Jordan: “Amo questa città, ho avuto tanto successo qui, è la mia città natale. Ma quando riguardo il mio documentario, mi ricordo che alla gente interessa solo il tuo talento, le tue abilità, non quello che provi dentro di te, non interessa a chi vieni paragonato. Non mi è mai importato a chi venissi paragonato, ho sempre visto MJ come una guardia tiratrice, io sono una point guard: come puoi metterci a confronto?

Rose ha avuto una carriera da predestinato: prima scelta al draft, Rookie Of the Year, primo All-Star dei Bulls dai tempi di Michael Jordan, il più giovane MVP di sempre. Ma gli infortuni lo fecero scendere dal trono molto velocemente, così il prodotto di Memphis ha dovuto difendersi dalla stampa:

Non avevo intenzione di cambiare la mia persona: perché mai dovrei elaborare una risposta quando so che il giorno dopo mi distruggerai sui giornali? Se so che non ti piaccio come persona, perché dovrei dirti che cosa penso? Fingerò

Grazie anche all’infortunio di Rose, i coach NBA hanno rivisto il concetto di load management, ovvero un programma di riposi prestabiliti per evitare infortuni. Il caso di Kawhi Leondard in questa stagione ha fatto discutere non poco:

Al tempo eravamo in un’altra era dello sport. Non penso che avrei fatto come Kawhi (Leonard, ndr). Oggi parliamo spesso di load management, se ci fosse stato in quella occasione, chi lo sa, magari giocherei ancora a Chicago. Allora facevo ciò che era meglio per me e per la mia famiglia. Quando ero con loro, tutto era perfetto. All’esterno, le persone cercavano di capire che cosa non andasse.

Purdue ha poi chiesto a Rose di parlare della prima scelta Zion Williamson, già con problemi di infortuni, chiedendo al numero 25 dei Pistons alcuni consigli per l’ex Duke: “Ci sono tante cose da migliorare: prima di tutto il peso. Mi ricordo che durante i camp con team USA, mi dissero che i miei problemi alle ginocchia erano legati al peso: ero troppo pesante. Ho lavorato sulla mia dieta, e da allora non ho più avuto problemi, sono piccole cose che fanno la differenza. Zion sta facendo la sua strada, è troppo pesante per il suo stile di gioco. È un atleta impressionante, è esplosivo. Deve conoscere il suo corpo, la Lega, le sue abilità e lavorarci“.

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