Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiMore Than an Athlete: La storia e la vita di LeBron James

More Than an Athlete: La storia e la vita di LeBron James

di Giacomo Seca
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The Choosen One

L’aura di predestinato che ha circondato LeBron James da quando era solo un ragazzino è impressionante. Il suo background, la sua non facile storia infantile hanno, a posteriori, alimentato il mito e dato una enorme ispirazione a tanti, tanti ragazzi che hanno guardato al nativo di Akron come simbolo e speranza di un futuro migliore.

Del resto, stiamo parlando di un ragazzo che quando ha solo 15 anni viene soprannominato King, Re, causa un articolo di uno dei giornali locali. E a chi dice che questo soprannome se lo sia dato da solo… bè, non cambierebbe molto.

Stiamo parlando di un freshman (studente al secondo anno di liceo) che ha praticamente costretto la sua scuola a cambiare campo di gioco date le troppe persone che volevano venire a vederlo dal vivo (tra cui molti scout NBA). Un’onda mediatica sapientemente cavalcata da ESPN, che il 12 dicembre 2002 trasmette in diretta nazionale, per la prima volta, una partita di basket liceale (da noi passata sull’allora Tele+). Il risultato fu uno share televisivo secondo solo al ritorno di Michael Jordan alla pallacanestro, tant’è che anche il giornalista di ESPN Jay Bilas si chiede “Non è che questa mania di LeBron stia andando un po’ troppo oltre?

No, Jay. Non è un personaggio sportivo normale, LeBron.

Stiamo parlando di un liceale messo da subito sulle copertine di diverse bibbie cestistiche. Ricordiamo la prima pagina di Slam, quando Ryan Jones lo definì “il miglior liceale d’America”.

Ma ricordiamo soprattutto un’altra prima pagina che è inevitabilmente passata alla storia dello sport contemporaneo. È quella di Sport Illustrated del 18 febbraio 2002. C’è LeBron sì, ma quello che più conta è il titolo con cui viene presentato: The Choosen One. Il Prescelto. Un’idea nata dall’editor Greg Kelly e che piacque così tanto a LeBron che si tatuò sulla schiena quella scritta.

La giornata della nascita di quella copertina è descritta in maniera curiosa da Grant Wahl, il giornalista che l’ha seguito. Ha raccontato che quella sera, insieme a LeBron e tutta la sua compagnia, andarono ad assistere alla partita Cleveland Cavs-Washington Wizards, gli Wizards di Michael Jordan.

Wahl ha raccontato del post-partita, dentro il tunnel degli spogliatoi, dell’incontro tra LeBron e MJ e della loro stretta di mano.

“Mi sono sentito come se stessi assistendo all’equivalente di quella vecchia foto di John F. Kennedy con un giovane Bill Clinton”.

Grant Wahl

Cleveland Cavs

Dopo qualche polemica nata nel suo anno da senior (causate da alcune regole americane imposte sui liceali), dopo aver provato ad entrare in NBA già alla fine del suo terzo anno di liceo (ma, anche qui, le regole erano quelle e non potevano essere modificate), il 26 giugno 2003 Il Prescelto abbraccia il suo destino.

È la notte del draft. Cleveland, reduce da una stagione da 17 vittore e 65 sconfitte, con il 22% di probabilità pesca la numero 1. O meglio, pesca LeBron, perché tutti sanno che quello è il draft di LeBron James.

Anche se forse non dovrebbe servire, è bene ricordare quel draft. Uno dei più ricchi di talento della storia. Alla numero 3, Carmelo Anthony, “rivale” di LeBron nelle previsioni pre-draft e reduce da un anno a Syracuse, viene scelto dai Denver Nuggets (stesso record di Cleveland). Mentre alla numero 4 e alla numero 5 vengono scelti due che James rincontrerà (eccome) nel corso della sua carriera: Chris Bosh (dai Raptors) e Dwyane Wade (dai Miami Heat), con quest’ultimo che darà vita ad una delle storie d’amore più belle tra giocatore e squadra della pallacanestro (americana) contemporanea.

Ah, ci siamo dimenticati qualcuno alla numero 2? Ma certo, Darko Milicic. Passato per i Pistons, attualmente lavora in una fattoria. Comunque sia, rimane tutt’ora il più giovane di sempre ad aver giocato una finale NBA.

L’esordio avviene il 29 ottobre contro Sacramento: 25 punti e 9 rimbalzi. Esordio migliore della storia per un giocatore pre-to-pro (giocatori entrati in NBA senza aver fatto nemmeno un anno di college).

I primi anni nella lega e il suo impatto sui Cavs sono devastanti. LeBron vince tutti i premi possibili: Rookie of the Year nel 2004, Miglior marcatore nel 2008 e il primo dei suoi quattro MVP della stagione regolare nel 2009 (vincerà anche nel 2010, 2012 e 2013).

Rimane a Cleveland 7 anni, in cui porta la squadra da essere il nulla a una seria contender per il titolo, trasforma Mo Williams e Ilgauskas in due All-Star e arriva in finale NBA, per la prima volta, nel 2007.

Gli avversari sono gli Spurs, troppo forti e troppo rodati. La batosta è sonora: 4-0.

Vabbè, sarà solo questione di tempo, dicono.

Ma il titolo non arriva, e negli anni successivi viene eliminato dai Celtics dei Big Three/Four (due volte) e gli Orlando Magic.

Arriva l’estate del 2010, LeBron è alle porte della sua ottava stagione. Non ha ancora vinto un titolo e si chiede se riuscirà a farlo con Cleveland.

La decisione? La decisione arriva quell’estate.

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