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Manuale Los Angeles Lakers 2018/2019: al via l’era LeBron

di Olivio Daniele Maggio

Il Re si è seduto sul trono e il suo regno è pronto a partire ufficialmente. Un regno, si spera in quel della Città degli Angeli, possibilmente prosperoso e ricco di successi. I Los Angeles Lakers affilano le armi e si preparano ad affrontare la nuova stagione alla guida di LeBron James, il grande colpo della free agency 2018. Dopo aver lavorato con cura al fine di pulire lo spazio salariale, Magic Johnson e Rob Pelinka hanno mantenuto la promessa, quella di portare in gialloviola un grosso nome capace di dare una svolta al progetto. E alla fine ci sono riusciti, riuscendo a convincere il miglior giocatore del pianeta ad accettare la sfida. Ricostruire e tornare agli antichi fasti è da tempo un imperativo in casa Lakers, anche se i buoni propositi non sono stati sempre accompagnati dai fatti: tuttavia l’inizio di un nuova era è segnata, l’ottimismo c’è nonostante la strada sia ancora lunga. Un leader vero e un manipolo di promettenti ragazzi sono pronti ad imboccarla: il tema del manuale Los Angeles Lakers 2018.

MANUALE LOS ANGELES LAKERS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE

  • Record: 35-47
  • Piazzamento: seed #11, Western Conference
  • Offensive rating: 104.2
  • Defensive rating: 105.6
  • Team leaders: Brandon Ingram, Kyle Kuzma e Julius Randle (16.1 PTS), Julius Randle (8 REB), Lonzo Ball (7.2 AST)

MANUALE LOS ANGELES LAKERS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI

Estate movimentata in casa gialloviola, dove oltre alla già citata firma di LeBron James ci sono stati innesti mirati  a portare versatilità ed esperienza (parole del front office) al roster. i veterani Rajon Rondo e JaVale McGee, oltre che da quello (un po’ a sorpresa) di Lance Stephenson. Confermato Kentavious Caldwell-Pope, dentro un rincalzo come Michael Beasley. Sul fronte partenze, da registrare la rinuncia a Julius Randle, Isaiah Thomas e il buyout di Luol Deng. Via anche Tyler Ennis e Brook Lopez. Tramite draft, sono arrivati in precedenza il tiratore Svi Mykhaliuk, il lungo Moritz Wagner e Isaac Bonga. Fiducia sul blocco giovani in toto.

 

MANUALE LOS ANGELES LAKERS 2018/2019: L’ANALISI

L’impianto di gioco tirato su da Luke Walton, fin dal suo insediamento, non dovrebbe subire grossissimi cambiamenti, almeno sulla carta. Si continuerà a puntare su un attacco a ritmo alto e sulle transizioni generate da una difesa forte, un recupero etc. La squadra è strutturata in modo da poter reggere i cambi difensivi e quelli sui pick and roll, coi giocatori pronti a pressare la palla e a sporcare le linee di passaggio. L’aggiunta di McGee servirà a garantire una buona dose di rim protection, fattore che un po’ scarseggiava nella passata stagione.

Interessante sarà vedere come LeBron James si inserirà nei meccanismi gialloviola. Accanto a sé avrà portatori di palla come Lonzo Ball, Rajon Rondo (che dovrebbe partire dalla panchina) e anche Brandon Ingram, così potrà vestire più i panni di scorer che di tuttofare come nella sua ultima annata a Cleveland. A difesa schierata, LeBron potrebbe optare per la soluzione in post, concludendo in fadeaway (52.9% nei playoff 2018) oppure scaricando il pallone sul perimetro. Inoltre, come ha già dimostrato, è in grado di tirare in situazioni di spot up, soprattutto dall’angolo sinistro (percentuale tra il 38 e il 43% nelle precedenti due annate).

 

LBJ nel sistema Lakers potrà tranquillamente aspettare e  colpire quando sarà chiamato in causa.

 

Ball, oltre che a sfornare assist a destra e a manca e, avrà la possibilità di vestire i panni del catch and shooter quando sarà James a condurre l’azione. Al giovane numero 2 comunque toccherà gestire la maggior parte delle ripartenze mantenendo il pace costante e innescare i compagni. I Lakers in questi casi tendono a chiudere l’azione tempestivamente con un taglio nel pitturato o un servizio per un tiratore, anche dopo un serie di scambi veloci: in particolare Kyle Kuzma, Kentavious Caldwell-Pope e Mykhaliuk saranno coloro che alimenteranno le soluzioni da 3, facendosi trovare al posto giusto al momento giusto. L’obiettivo sarà aprire il campo grazie ai pick and roll/pop in modo da permettere i backdoor e le penetrazioni, i movimenti off the ball dovranno essere perpetui e sempre presenti (i vari blocchi aiuteranno). Sarà da migliorare la percentuale dall’arco, dato che lo scorso anno i californiani si sono spinti solo fino al 34.5%. Urge trovare costanza da questo punto di vista.

Luke Walton, dunque, sembra disporre di più soluzioni, al netto di un roster versatile e più esperto. Non vi è assoluta certezza sul quintetto che scenderà in campo, tuttavia tale potrebbe essere (inizialmente) Ball-KCP-Ingram-James-McGee; a gara in coso è auspicabile l’utilizzo di un’interessante death lineup con LeBron schierato da centro e l’inserimento di Josh Hart nello spot di SG e di Kuzma in quello di PF: così la difesa potrà godere di una certa flessibilità e intensità, invece l’attacco diverrebbe più imprevedibile. Walton sta comunque testando Kuzma da 5, in modo da dare alla squadra ancor più elasticità; tuttavia le sue pecche difensive potrebbero esser d’intralcio.

Lo spartito rimane invariato: recupero veloce del pallone e transizione fulminante.

Progressi individuali. Ball ha mostrato sprazzi di talento e doti da leader tecnico che possono adattarsi al gioco di James; i figlio di LaVar dovrà continuare i progressi al tiro e rendersi utile senza palla quando il 23 dirigerà l’orchestra. Ingram, cresciuto ultimamente sotto molti aspetti del gioco, deve confermarsi e trarre quanto può dall’apprendistato con James. Hart  invece può essere una risorsa importante ed essere un valido gregario alla luce dei miglioramenti in Summer League.

CONCLUSIONE

I Lakers vedono concretamente l’obbiettivo playoff, dopo ben 6 stagioni di assenza. Come già detto, l’arrivo del Prescelto ha dato una svolta al progetto gialloviola, basato sullo young core rivisitato dall’accoppiata Magic&Pelinka e da gente navigata che sa cosa vuol dire giocare certe partite. L’imperativo sarà appunto strappare il pass nella posizione più vantaggiosa possibile, continuando a curare la maturazione dei prospetti e consolidando i meccanismi di squadra. In postseason bisognerà giocare senza porsi un traguardo preciso, poichè l’importante è abituare la squadra ad affrontare queste delicate sfide; il fattore LeBron, poi, può sparigliare le carte in tavola.

 

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