La stagione dei Golden State Warriors è partita alla grande. In pochi si sarebbero aspettati una squadra da subito competitiva, competitiva a tal punto da essere al primo posto nella Western Conference, insieme anche ai Phoenix Suns. Al momento, il record è di 19 vittorie e 4 sconfitte. Per capire la grande crescita dei Golden State Warriors però, dobbiamo partire dalle stagioni appena trascorse.
Nella stagione 2019/2020 Golden State si è ritrovata in una vera e propria rivoluzione. Dopo le finali perse contro i Toronto Raptors, hanno perso Klay Thompson per infortunio e Kevin Durant partito con direzione Brooklyn Nets. Insieme a loro due, hanno lasciato la baia anche Andre Iguodala, verso i Miami Heat e Shaun Livingston che ha annunciato il ritiro. I due big rimasti, Stephen Curry e Draymond Green sono stati preservati. Non utilizzati spesso, con Curry che ha subito anche un infortunio al polso e costretto a saltare gran parte della stagione. Al termine, gli Warriors hanno ottenuto il peggior record della lega con sole 15 vittorie e ben 50 sconfitte.
Tale stagione ha permesso però ai Golden State Warriors di avere una scelta alta al draft 2020. Da qui, arriva nella Baia James Wiseman. Il neo arrivato ha mostrato subito il suo talento. Nella stagione 2020/2021, con un Steph Curry in versione MVP, alcuni inneschi come Andrew Wiggins, Kelly Oubre Jr, hanno permesso a Golden State di lottare per i playoffs. Sconfitti però al play-in prima dai Los Angeles Lakers di LeBron e poi dai Memphis Grizzlies di Ja Morant.
I ‘nuovi’ Golden State Warriors

Data la crescita della squadra nell’ultima stagione, in molti si sarebbero aspettati quest’anno degli Warriors in lotta per i playoffs. Ma in pochi a questo punto pensavano di trovare la squadra di Steve Kerr al primo posto in classifica nella Western Conference. La crescita balza agli occhi di tutti. Il merito va a tutti. Allenatore, giocatori, staff, società, che sono riusciti a mettere su un’altra grande squadra che può essere assolutamente protagonista nel corso di questa stagione.
Stephen Curry è sempre Stephen Curry. Se lo scorso anno era in versione MVP, quest’anno lo è ancor di più. Domina il gioco sotto ogni punto di vista. Sotto l’aspetto realizzativo, ma anche nel modo in cui coinvolge la squadra. Il modo in cui si trovano lui e Draymond Green è qualcosa che andrebbe esposto in ogni museo di arte contemporanea. Hanno raggiunto un’alchimia così grande che potrebbero trovarsi anche ad occhi chiusi.
Colui che ha avuto una crescita esponenziale incredibile è Andrew Wiggins. Il giocatore canadese ha sempre subito il peso di essere stato selezionato alla prima scelta assoluta al draft 2014. Nella sua prima stagione ai Golden State Warriors non ha retto la pressione di essere fondamentalmente l’uomo guida della squadra, con Curry e Green fuori dai giochi. Quest’anno, con il rientro in prima linea dei due big, Wiggins non ha più quella pressione sulle spalle, e questo gli ha permesso di crescere, aiutando di conseguenza anche la sua squadra. Oltre a questo, aggiungiamo anche il ritorno nella Baia di Andre Iguodala. Il ritorno del veterano non è da sottovalutare. Iguodala (MVP delle finals 2015) è stato decisivo in tutti i titoli NBA vinti da Golden State. Il suo ritorno ha aggiunto quel tassello alla crescita della squadra. La palla gira meglio, grazie sempre all’intesa con Green e Curry, che è ancora quella dei tempi d’oro.
A quanto già detto, se aggiungiamo anche Jordan Poole sempre più all’interno delle rotazioni della squadra. Gary Payton II, Nemanja Bjelica, arrivati in sordina ma che stanno dimostrando di essere determinati per la squadra, allungando la panchina e facendosi trovare sempre pronti nel momento del bisogno.
Il ritorno più atteso

L’uomo, il giocatore che tutti in questo momento stanno aspettando è Klay Thompson. Il numero 11 dei Warriors è fuori ormai da più di 900 giorni a causa di due infortuni consecutivi. Il primo, la rottura del crociato, durante le finals 2019; il secondo, la rottura del tendine d’Achille, poco prima del suo rientro nella stagione 2020/2021.
Ecco, se pensiamo alla crescita che Golden State è riuscita ad ottenere in questo anno e se pensiamo che questo signore qui non è ancora sceso in campo, allora si la squadra di Steve Kerr fa davvero paura. Nessuno si aspetta un Klay Thompson subito al 100% della forma. Ma, già il 60/70% della sua condizione farebbe ugualmente la differenza. Anche se, forse quasi nessuno si sarebbe aspettato un suo ritorno sul parquet, ma con grande lavoro e determinazione il suo rientro ci sarà. E, se Thompson ha già stupito tutti con il suo ritorno sul parquet, perché non potrebbe stupire tutti nuovamente con un rientro al meglio della condizione?
Altro ritorno atteso è quello di James Wiseman. Il giovane talento si è infortunato nel corso della scorsa stagione. Al momento, sia lui che Thompson sono stati “ingaggiati” dai cugini dei Warriors, la squadra affiliata i Santa Cruz Warriors, nella G-league. Questo a conferma che il loro rientro è molto vicino. Una data precisa non ancora è stata resa nota. Per Klay Thompson, però, è quasi certo che gli Warriors vorrebbero averlo a disposizione subito prima di Natale. L’ideale sarebbe nella partita contro i Sacramento Kings il 20 dicembre che si giocherà al nuovo Chase Center. Sarebbe un ritorno da Hollywood, nel nuovissimo impianto, con migliaia di tifosi pronti a riaccoglierlo finalmente dopo giorni e anni di attesa, sembrati interminabili.
Piccolo calo per i Golden State Warriors?
Come già detto ampie volte, gli Warriors hanno avuto un grande inizio di stagione. Non solo perché il loro record parla solo di 4 sconfitte e 19 vittorie, ma anche perché sono primi in quasi tutte le statistiche. Attualmente, gli Warriors sono terzi nella classifica per punti realizzati a gara. Primi per numero di assist; terzi per rimbalzi; primi per punti concessi agli avversari. Insomma, sono senza dubbio la squadra migliore attualmente in NBA, forse solo in lotta con i Phoenix Suns. Gli Warriors sono primi anche per efficienza difensiva, ma da qualche partita la loro efficienza offensiva è leggermente rallentata. Infatti, attualmente sono al nono posto per efficienza offensiva, con anche due sconfitte nelle ultime tre partite. Da cosa è dovuto questo? Può essere dovuto da diversi fattori.
In primis, una delle due sconfitte è arrivata contro i Phoenix Suns che, come già detto, è allo stesso livello degli Warriors. Chris Paul e compagni sono riusciti a tenere Golden State sotto i 100 punti segnati. Striscia che durava da più di 40 partite. La seconda sconfitta invece arriva contro i San Antonio Spurs e se vogliamo molto inattesa per la differenza tra le due squadre. Ciò può essere dovuto sicuramente ad un calo fisico e/o mentale fisiologico da parte dei giocatori. Poche volte si vedono annate da 73-9. Per secondo, sicuramente l’assenza di Andre Iguodala può aver influito molto sul gioco della squadra, sulle idee. Il suo rientro può senza dubbio riportare serenità e qualità sul parquet.
Puntare sul presente o sul futuro?

Al momento, c’è un grande dubbio che attanaglia i Golden State Warriors. Puntare tutto sul presente per cercare di vincere qualche altro anello o puntare più al futuro? La decisione non è affatto semplice. Stephen Curry, Draymond Green e inseriamo anche Klay Thompson, sono forse al meglio della loro carriera, ma gli anni passano. Puntare tutto sul futuro può portare al rischio di non avere più i big competitivi come lo sono adesso.
Però, dall’altra parte, puntare al presente significa puntare a vincere qualcosa subito, mettendo da parte il futuro sacrificando qualche giovane promettente. E se poi le vittorie non arrivano? Si rischia si restare a meni vuote sia nel presente che nel futuro. Ma se i giovani promettenti non si rilevano tali nelle stagioni che verranno? Il rebus è grande. La società degli Warriors, però, in questi anni ha sempre dimostrato di saper prendere le decisioni giuste per il bene della squadra e per il bene dei propri tifosi.
Ciò che sta trapelando in questi giorni da ESPN è una possibile trade Warriors-Pacers. La trade prevede James Wiseman, Jonathan Kuminga e Moses Moody con direzione Indiana Pacers, al posto di Domantas Sabonis che volerebbe a San Francisco. Al momento, non si sa bene quanto c’è di vero, se magari è solo una suggestione. Certo è che, se questa trade dovrebbe andare a buon fine è un chiaro segnale da parte di Golden State di voler puntare solo ed esclusivamente sul presente. Cercare di vincere uno o anche più anelli, per poi ricostruire quasi da zero la squadra. Staremo a vedere quale sarà la decisione.
