Quando ero giovane, ho dovuto imparare i fondamentali del basket. Puoi avere tutte le capacità fisiche del mondo, ma devi sempre conoscere i fondamentali.
E quando una dichiarazione del genere esce dalla bocca di uno come His Airness Michael Jordan, si può stare certi che non siano vane parole di circostanza date da una sensazione di obbligo quasi moralista verso i giovani che provano ammirazione per un campione del genere. Non possiamo sapere se Nikola Jokic conosca questa frase, la cosa certa è che ci si rispecchia perfettamente. Senza avere un atletismo importante sta dominando nella Lega cestistica dei grandissimi atleti, capaci di andare con la testa al ferro o di fare il campo in palleggio in tre secondi. A Jokic questo non serve, a lui basta avere fra le mani un pallone e avere intorno quattro compagni che si muovano negli spazi. Poi, grazie ai fondamentali perfettamente appresi, crea, per se stesso o per gli altri, poco cambia. D’altronde la scuola slava non ha pari nell’insegnare le basi tecniche del gioco e Nikola Jokic ne è esponente massimo: un centro di 2.13 metri capace di usare le mani in quella maniera passa raramente. E ora è arrivato il momento di ottenere dei risultati. L’inizio di stagione dei Nuggets (17-8) è una conferma inequivocabile. Il centro serbo ora è tra i più forti della NBA, almeno nella metà campo offensiva.

Nikola Jokic: un trattato umano di tecnica individuale
Nikola Jokic e l’arte “lebroniana” del tuttofare
Dire tuttofare, nella NBA, vuol dire parlare di LeBron James. Questo è vero ovunque, ma non a Denver. Sui monti del Colorado la figura del tuttofare ha la faccia di Nikola Jokic. Partiamo dai numeri: 16.5 punti, 9.6 rimbalzi, 7.7 assist. Questi sono numeri “lebroniani”, senza nessun dubbio. La crescita del lungo serbo si è verificata prima di tutto nella capacità di creare per i compagni: al suo primo anno nella Lega (2015-16) gli assist erano 2.4, ora sono oltre 5 in più. Il luogo di professione prioritario è il post-basso, habitat e humus naturale per il Joker, che vi domina con forza fisica e, soprattutto, secchiate di tecnica individuale. E i suoi sono assist di diverso tipo: possono essere passaggi per i tiratori sul perimetro, ma anche spettacolari assistenze per compagni che tagliano al ferro, a volte anche no-look, un’abilità che non hanno molti lunghi in tutto il globo. E naturalmente dal post-basso arrivano anche canestri, frutto perlopiù di morbidi semiganci, di lavori fatti di finte e movimenti sul perno, ma anche di giri e tiri e conclusioni in allontanamento. Nelle ultime due stagioni ha aggiunto al proprio repertorio anche un interessante propensione al tiro da tre punti dopo il pick and pop. Le percentuali della stagione in corso in realtà lo penalizzano rispetto all’annata precedente (29% contro 39%), ma le tante partite ancora da disputare potrebbero permettergli di aggiustare la mira, rendendolo ancor più letale. La mano dalla lunetta naturalmente neanche si discute: segna con l’82% su oltre 4 tentativi a partita, possibili grazie alla finte su cui saltano spesso gli avversari.
L’abilità da passatore di Nikola Jokic
Ma attenzione, la mancanza di atletismo non è indice di assenza a rimbalzo, come è stato per molti ottimi lunghi europei nella Lega (un certo Andrea Bargnani potrebbe dirvi qualcosa). Lo abbiamo detto, i rimbalzi sono 9.6 per allacciata di scarpe. Contro i prestanti atleti che girano per i pitturati NBA, Nikola Jokic se la cava abilmente grazie all’uso del fisico per efficienti tagliafuori. Un lavoro di posizione, che gli permette di non lanciarsi in impari lotte dinamiche, che sicuramente lo vedrebbero soccombere. Un ennesimo indizio che ci porta all’identificazione di un QI cestistico decisamente sopra la media.
La sindrome della difesa
Tanti lunghi europei in NBA sono stati ottimi attaccanti. Una parte di loro si è distinta anche per essere piuttosto rivedibile nella metà campo di difesa. Basti pensare a nomi come Bargnani, Pau Gasol, Dirk Nowitzki. Una specie di sindrome della difesa che affligge molti lunghi dalle mani educati e che affligge anche il Joker. Diciamolo pure: Nikola Jokic è un pessimo difensore. La sua poca velocità di piedi, naturalmente gli impedisce di seguire sul perimetro i lunghi tiratori o, tantomeno, di cambiare contro gli esterni avversari. L’unica scelta possibile nel suo caso è quella di proteggere l’area. Ma qui si pongono due problemi: il fatto che in NBA esista la regola dei tre secondi difensivi e, soprattutto, l’incapacità di Jokic di creare il corretto angolo di aiuto contro le penetrazioni. Il suo defensive rating non è neanche malvagio (103.2), ma è chiaro che qui stia la chiave del suo salto di qualità. Il lungo a lui più simile, Marc Gasol, prima di essere un ottimo tuttofare in attacco, è un grande difensore, senza avere grandi mezzi atletici. Starà all’intelligenza e alla disponibilità del serbo cercare in tutti i modi di rendersi quantomeno non dannoso in fase di non possesso. Quando questo accadrà, allora sì che Nikola Jokic avrà pochissimi paragoni nella NBA. Intanto aspettiamo e godiamo, il Joker sta arrivando.

