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Pelicans preview 2019/20: il futuro si chiama Zion Williamson (e non solo)

di Antonio

Scritto da Daniele Maggio, Enrico Paterniti e Andrea Ranieri

Dalla rassegnazione e rabbia nel vedere il proprio idolo voler cambiare aria (e poi farlo davvero) alla nascita di una nuova speranza, grazie all’arrivo della ‘next big thing‘ della NBA e altri giovincelli con un talento tutto da far sbocciare. Sentimenti e sensazioni contrastanti, che si sono avvicendati in un niente: la trade che ha visto Anthony Davis approdare ai Los Angeles Lakers e l’inaspettata pesca della prima scelta assoluta del draft 2019 sono state le due sliding doors della calda estate dei New Orleans Pelicans.

zion williamson slam dunk contest

Zion Williamson.

A guidare una squadra tutta nuova, ritoccata con arguzia da David Griffin in sede di free agency, ci sarà Zion Williamson, che senza ancora aver debuttato ha già portato entusiasmo e hype in una città che inizialmente era sprofondata nella tristezza più assoluta. Il prodotto di Duke sarà il faro del progetto tecnico che lo vedrà affiancato al vecchio young core dei Lakers più dei rispettabili veterani pronti ad impartire consigli ed insegnamenti.

Cosa è successo nella stagione 2018/19

  • Record: 33-49
  • Piazzamento:  seed #13, Western Conference
  • Offensive rating: 110.7
  • Defensive rating: 112
  • Team leaders: Anthony Davis (25.9 PTS), Anthony Davis (12 REB), Jrue Holiday (7.7 AST)
  • Numero chiave: 58.2 (punti di media messi a referto nel pitturato, il massimo nella classifica ad ho dello scorso anno). Il dato è frutto della filosofia offensiva di coach Alvin Gentry, che prevede corsa e finalizzazione nel cuore dell’area avversaria.

 

I movimenti estivi

La off-season del team della Louisiana è stata caratterizzata da un autentico lavoro di ristrutturazione, come già detto. La lottery ha portato in dote la prima scelta assoluta del draft 2019, con la quale è stato selezionato Zion Williamson. Nel frattempo, David Griffin ha perfezionato la cessione di Anthony Davis ai Los Angeles Lakers: in cambio i giallo-viola hanno inserito Brandon Ingram, Lonzo Ball e due scelte future. La quarta scelta ottenuta nell’affare Davis è stata poi spedita ad Atlanta (assieme al contratto di Solomon Hill) in cambio dell’ottava, la diciassettesima e la trentacinquesima.  NOLA ha poi scelto il centro Jaxson Hayes (da Texas), la guardia Nickeil Alexander-Walker (da Virginia Tech) e Marcos Louzada Silva (da Sesi/Franca).

Non solo, perché i Pelicans hanno approfittato della free agency per firmare due validi veterani come JJ Redick e Derrick Favors, oltre che Nicolò Melli. Contestualmente hanno detto addio alla franchigia Julius Randle ed Elfrid Payton, finiti entrambi ai New York Knicks.

 

Pelicans preview 2019/20: il gioco 

Correre, correre, correre. I Pelicans continueranno presumibilmente a viaggiare su ritmi alti (il pace della passata stagione si è attestato a 103.89), sfruttando la prestanza fisica dei propri giocatori per recuperare subito il pallone e catapultarsi in transizione. In fondo, con una point guard come Ball, capace di innescare al meglio i compagni in questa situazione, dovrebbe essere più facile: l’ex Lakers è un giocatore capace di pescare i tagli degli attaccanti nel pitturato o scaricare verso un tiratore che si apposta sul perimetro. Soprattutto Ball (e Holiday) avrà il compito di rendere più fluide le ripartenze visto che, in relazione al pace alto, sono pochi i fastbreak points raccolti in media (14.8, undicesimo posto nella classifica ad hoc).

E a difesa schierata? Facile ricorrere al pick and roll, data la presenza di lunghi capaci di destreggiarsi nei giochi a due. Per Favors è la specialità della casa, e non solo perché occasionalmente può andare al tiro pesante; aprire l’area usufruendo delle doti da tiratore dei vari Holiday e Redick sarà fondamentale non solo per consentire al bloccante di andare a canestro, ma anche per agevolare i tagli dei ‘cutter‘ pronti ad inserirsi quando capiterà l’occasione.

Proprio le due guardie appena citate hanno dimostrato avere un discreto feeling tra di loro nella pre-season. Il ritmo e l’intensità con cui gioca Holiday trova un corrispettivo nei tagli repentini e nel rilascio immediato di JJ.

Una giocata che vedremo spesso durante la stagione.

Ad usufruire passivamente dei pick and roll, ricevendo dagli scarichi dovranno anche farsi trovare pronti giocatori come Melli ed Hayes. I due big man sono in grado di spaziare perfettamente il campo ma entrambi sono perfette incognite nel tiro dalla media-lunga distanza. Se il primo deve ancora dimostrare le sue abilità di tiratore piazzato oltreoceano, il secondo ha messo in mostra la sua efficienza realizzativa al college (72.3% da 2 punti, ma nessun tentativo da 3). In questo aspetto, il coaching staff avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo del tiro dei vari componenti del roster, tra cui quello di Zion Williamson. Il lavoro eccellente dimostrato in passato con Anthony Davis che, partito da zero, è poi diventato tiratore affidabile, lascia solide speranze per il raggiungimento di questo stesso fine.

Altra soluzione offensiva sarà quella degli isolamenti e il giocatore che avrà maggior voce in capitolo sarà indubbiamente Brandon Ingram. A 22 anni appena compiuti, l’ala ex Lakers è uno dei giocatori più pericolosi per le difese avversarie nelle situazioni di uno vs uno nell’intera lega. Il prodotto di Duke (uno tra i tanti in questo team) avrà molto da dimostrare quest’anno e l’ambiente ottimale sembra proprio essere questo. Con molte meno pressioni addossategli addosso, potrà sensibilmente aumentare la sua efficienza realizzativa che è comunque aumentata di anno in anno da quando ha messo piede nella lega (+7.6% di eFG% la differenza tra il suo primo e il suo ultimo anno, i suoi punti sono inoltre pressoché raddoppiati). Un giocatore funzionale in tutti gli aspetti offensivi appena citati è senza ombra di dubbio Nickeil Alexander-Walker. Il talentuoso rookie proveniente da Virginia Tech è stata una delle piacevoli scoperte della Summer League, in cui, non per caso, è stato inserito nel miglior quintetto. Negli attacchi in transizione risulterà deleterio ai danni delle difese avversarie in quanto abile passatore che mette in ritmo i suoi compagni in maniera eccelsa. Se all’IQ cestistico vi si aggiungono esplosività, rapidità e abilità nel concludere dal palleggio (riscoperta proprio quest’estate), ne viene fuori un giocatore che sposa perfettamente l’attacco di Gentry.

Per una squadra che intenda correre il più possibile in campo aperto la fase difensiva non può essere solo un aspetto ornamentale. Anzi, la difesa deve essere il carburante del nuovo sistema di coach Gentry. La squadra, JJ Redick a parte, è fornita di eccellenti difensori sul perimetro e nel reparto esterni più in generale. Holiday e Ball sono garanzia di pressione sul regista avversario e di efficacia nel passaggio sui blocchi. Hart e Ingram sono bravi a lavorare sugli esterni avversari più prolifici e il secondo, con le sue leve lunghe, può essere efficace sulle linee di passaggio. Anche Alexander-Walker è un giocatore che ama mettere pressione sul suo diretto difensore, nonché ostacolare i passaggi avversari. Proprio la sua intensità difensiva è venuta fuori in Summer League: sono 2.8 le palle rubate di media nel torneo estivo di Las Vegas per la guardia canadese. Mantenere alta l’aggressività sulla palla e sulle linee di passaggio più immediate sarà dunque uno dei mantra di Gentry.

 

L’aggressività di Holiday sarà utile per recuperare il pallone e dar via alle transizioni.

Ovviamente un tema imprescindibile rimane quello della difesa sui blocchi. Sia sulla palla sia lontano da essa, nell’idea di mantenere una forte pressione, il cambio sistematico potrebbe essere la scelta più adeguata, soprattutto per una squadra che, eccezion fatta per Jahlil Okafor, schiererà lunghi molto dinamici e dai piedi decisamente veloci, come  Melli,  Hayes e Williamson. Quest’ultimo ha creato un certo hype per quello che farà in attacco, ma forse il vero spettacolo potrebbe darlo in difesa: un mezzo lungo efficace sui cambi, nel lavoro in post basso e capace anche, con il suo insensato atletismo, di proteggere all’occorrenza il ferro.

Un elemento, quello della rim protection, cui potrebbe contribuire anche la verticalità di Hayes, rookie che, sfruttando la sua apertura alare da 223.5 centimetri, al college ha stampato 2.2 stoppate a partita. Magari non avrà molti minuti da subito, ma col lavoro duro potrebbe conquistarne. Attacco sì, ma i New Orleans Pelicans hanno, prima di tutto, gli uomini e i mezzi per essere una delle migliori difese in NBA. Non a caso, Jeff Bzdelik, defensive assistant coach dello staff di Gentry, durante le partite di questa pre-season, è l’uomo in panchina che ha motivato maggiormente i suoi. Grida e incoraggiamenti ininterrotti hanno contagiato giocatori in campo ma anche tifosi e addetti ai lavori. Tutti sono rimasti positivamente colpiti dalla grinta e dalla passione dell’ex assistente difensivo degli Houston Rockets.

 

Un potenziale fattore: Brandon Ingram

Brandon Ingram pelicans

Brandon Ingram con la casacca dei Los Angeles Lakers.

L’esplosione di Brandon Ingram era attesa già nella scorsa stagione ai Los Angeles Lakers. Sarà stata la pressione dell’investitura di LeBron James, ma il progetto non è andato a buon fine. Ora, in un contesto pieno di giovani, Ingram può provare davvero a far valere le proprie doti. Prima di tutto, quelle difensive: le leve lunghe, la buona mobilità laterale e una capacità di lettura sopra la media possono renderlo un difensore pericoloso, in grado di marcare almeno dalla guardia all’ala forte e di deviare anche le parabole di tiro.

Da lì l’ex Lakers potrà trarre la confidenza necessaria per diventare un reale fattore in attacco, dove è necessario migliorare, prima di tutto, al tiro da fuori. Quel 32.9% in carriera dall’arco deve crescere in una squadra che ha necessità di aprire l’area. Migliorata la questione balistica, non mancano neanche le doti per essere un playmaker aggiunto, date le buone abilità da passatore. Tanto lavoro da fare dunque, ma Brandon Ingram può davvero spostare gli equilibri tattici dei New Orleans Pelicans.

 

Dove possono arrivare i Pelicans?

Una squadra rivoluzionata, giovane, molto giovane. Per la stagione che verrà, la dirigenza Pelicans vorrà rafforzare l‘intesa tra i propri giocatori e formare un gruppo solido che possa seguire la filosofia di gioco di coach Gentry. Minuti a volontà e libertà ai prospetti di sprigionare tutto il loro potenziale, senza porsi un traguardo d’arrivo e senza particolari pressioni.

Alvin Gentry.

Spensieratezza e calma, dunque. Ma è proprio impossibile pensare a dei Pelicans in lotta per l’ottava piazza valida per l’accesso ai playoffs? Di certo, la Western Conference è quantomai competitiva e ricca d’insidie ma, in caso di exploit a livello tecnico e una serie di risultati altrui ‘favorevoli’, il traguardo potrebbe essere raggiungibile. Una nuova era, post-season o meno, è destinata ad iniziare in quel di NOLA.

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