Quando ci si accorge di essere speciali: Jayson Tatum è chiaramente un giocatore diverso dagli altri, è davvero un diamante in fase di sgrezzamento e la lavorazione ha pure subito accelerazioni non programmate che però non hanno intaccato minimamente il processo, anzi probabilmente lo hanno migliorato. E’ passato dalla NCAA a Duke ad essere il giocatore più forte dei Boston Celtics in lotta per un posto alle NBA Finals, un viaggio rapido e intenso.
Inizia tutto quando Danny Ainge decide che Jayson Tatum è quello giusto, il GM capisce di poterlo prendere anche senza spendere la prima scelta assoluta e allora completa la trade down con i 76ers. Il 23 Giugno 2017, giorno del draft, Adam Silver pronuncia i nomi Markelle Fultz e Lonzo Ball prima di annunciare che i Boston Celtics selezionano Jayson Tatum from Duke University. Alla prima gara ufficiale in biancoverde arriva la prima gigantesca scossa al processo di sgrezzamento, infatti Gordon Hayward si infortunia e sarà fuori per l’intera stagione. Il numero 0 non può più essere un giovane comprimario in una squadra da titolo, deve sobbarcarsi (insieme a Brown e altri) le responsabilità dell’ex Utah e lo fa senza batter ciglio. La squadra di Stevens viaggia a vele spiegate come se non fosse successo niente, poi anche Kyrie Irving dà forfait e il resto della stagione sembra perdere di senso. La squadra di Brad Stevens invece decide di stupire tutto il mondo cestistico andando ad un centimetro dalle Finali NBA e se è arrivata lì è perché hanno avuto un Tatum fenomenale già al primo anno.

Nella prossima stagione coach Stevens dovrà far convivere il trio Hayward-Brown-Tatum, dando il giusto spazio a tutti. Non un compito facile, ma è uno di quei problemi che tutti vorrebbero avere, un po’ come decidere come spendere i soldi di una vincita.
JAYSON TATUM: I NUMERI DELLA STAGIONE CONFRONTATI COI PLAYOFF
Nelle 80 gare di regular season disputate l’ex Blue Devil Jayson Tatum ha viaggiato a 13.9 punti (43% da 3 e 82% ai liberi), 5 rimbalzi, 1.6 assist, 1.4 palle perse in 30.5 minuti di media. Ai playoff ,dove le difese salgono di livello, dove teoricamente il rookie wall è più duro e ogni pallone pesa il triplo, il ragazzo ha innalzato i suoi numeri: 18.5 punti (32% da 3 e 84% ai liberi), 4.4 rimbalzi, 2.2 assist e 2.2 palle perse in 35.9 minuti di media. Le statistiche per 100 possessi (più veritiere di quelle per partita) mostrano come i punti sono 26.5, i rimbalzi 6.3 e gli assist 3.9. Cosa ne deduciamo? Tatum non si spaventa ai playoff, anzi! In più nell’analisi fredda dei dati non emerge che veniva stancato in difesa e marcato con particolare attenzione, l’anno prossimo le difese avversarie dovranno preoccuparsi anche di altri due che scarsi non sono.
Nella serie playoff contro i Milwaukee Bucks fa scintille, ma non prende del tutto fuoco (il che è folle perchè significa che già ci attendiamo di tutto e di più da lui) mentre contro i Philadelphia 76ers è sensazionale sempre e comunque. In 4 delle 5 gare della serie è il top scorer dei suoi, solo in gara 1 un compagno di squadra è in grado di mettere a referto più punti di lui, Rozier 29 e Tatum 28; 23.6 punti di media nella serie e la naturalezza nel dominare di chi è nato per questo. Nella finale di conference in cui affronta il suo idolo d’infanzia, LeBron, è individuato da coach Lue come il pericolo pubblico numero uno: di Horford si occupa Thompson, a Rozier si rifila il trattamento Curry e Tatum invece lo devono cercare di limitare tutti in qualsiasi modo. Nonostante questo mette su 17.8 punti, 4.1 rimbalzi e 2 assist nelle 7 agoniche partite. Al termine dei suoi playoff è risultato essere il secondo rookie di tutti i tempi per punti segnati in una post season, secondo solo a Kareem Abdul Jabbar.
Bill Simmons di The Ringer ha scritto di come secondo lui Jayson Tatum tira troppo poco, comprendendo che possa essere un paradosso dire ciò di un rookie arrivato in un contesto e trovatosi di botto a dover affrontare tutt’altra realtà. Ma il discorso di Simmons può essere sia venuto in mente a chiunque ha visto giocare questo ragazzo, non c’è una cosa che non gli viene naturale è impressionante. La naturalezza nel trovare soluzioni diverse per andare a punti è sorprendente e non può che migliorare con l’esperienza e con qualche chilo in più per portare meglio alcuni difensori spalle a canestro. Brad Stevens ha la possibilità di creare un binomio alla Popovich-Duncan, sarà interessantissimo vedere questo diamante finire di sgrezzarsi in un contesto già pronto alla vittoria.
La prodezza del Principe, in faccia al Re.
JAYSON TATUM: DA PRINCIPE A EREDE?
Tornando al discorso della disinvoltura innata con cui Jayson Tatum gioca a pallacanestro e anche nel modo in cui ha affrontato il Re, lo stesso a cui aveva chiesto una foto e il follow su Twitter a 14 anni, lo stesso che organizzava i camp dove ha iniziato a mostrare il suo talento a quel mondo. Chi affronta con questa spavalderia un Re? Un altro Re o un Principe. La naturalezza è di chi ha sangue blu nelle vene, di chi respira sin da neonato aria nobile, di chi non deve adattarsi agli usi e costumi di corte perché li padroneggia da sempre. Nella conferenza stampa post elimanazione era calmo, lucido, raro per un 20enne non per uno che sa di essere destinato a prendere lo scettro. Un principe sa che ereditare la corona è solo una questione di tempo.
Per il trono era evidentemente troppo presto. Re LeBron non era pronto ad abdicare, non bisogna disperare per questo perché offre l’opportunità di lavorare almeno un altro prima di esser ufficialmente pronto a regnare. Il Principe Jayson non ha fretta per ora, è troppo giovane per averla, ma non deve neanche attendere troppo; fuori dalle mura ci sono altri principi, conti, e nobili vari pronti a prendersi un posto d’onore.

