Road to Vitoria: Efes-Barcellona
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Road to Vitoria: Efes-Barcellona

Road to Vitoria: Efes-Barcellona

EFES-BARCELLONA: PLATOON SYSTEM

Efes-Barcellona. Il colpevole torna sempre sul luogo del diletto. E Pesic, forse il più colpevole di tutti, è tornato là dove aveva dilettato.

Pesic colpevole? E di cosa? Di essere un allenatore poco glamour, anzi, proprio di riportare in scena quella generazione di maestri slavi cattedratici e inflessibili che credevamo sparita. Perché quando Obradovic vince trofei o va in conferenza stampa affermando di apprezzare i playoff NBA, siamo disposti a considerare un genio che si è adattato al basket moderno, passando sopra ai colpi di asciugacapelli che riserva ai suoi in panchina. Fanno parte del personaggio.

Pesic, invece, sembra sempre dipinto solamente come anticaglia. La chiamata del Barcellona a metà 2017/2018 faceva incontrare due bisogni: quello del coach di tornare nel giro che contava e quello dei catalani di trovare una stabilità tecnica che dalla separazione con Xavi Pascual, nel 2016, sembrava smarrita. Pesic “Il redivivo”, dunque, con la differenza rispetto al film di Iñarritu, l’orso e il sopravvissuto è un unico personaggio, Pesic stesso. Veni, vidi, vici: il coach slavo ha fatto quello che gli è stato richiesto, portando a casa una Coppa del Re sin da subito, replicata quest’anno.

Così, “Sveto” ha potuto tornare a competere ad alto livello alla sua maniera, impostando la squadra secondo la sua filosofia (dopo aver terminato l’articolo qui si può spendere una mezz’oretta per approfondirla). E, guarda caso, dopo anni di difficoltà il Barcellona è tornato nelle zone alte dell’Eurolega, anzitutto grazie a una difesa camaleontica, che alterna la pressione sulla palla sovraccaricando il lato forte e riempiendo l’area a una marcatura più distanziata, che cambia sul pick&roll avversario.

Siccome però, come direbbe Sergio Tavčar (che d’altronde è della stessa scuola di Pesic), è l’attacco a vincere le partite, il coach serbo non ha lesinato energie nel costruire un attacco ben bilanciato, in cui se si ha un buon corridoio in contropiede per prima cosa si prende quello. Quando non c’è, invece, l’offensiva catalana prevede quattro uomini, quando non addirittura tutti e cinque, fuori dall’arco dei tre punti.

Thomas Heurtel è il grande ex di Efes-Barcellona

Thomas Heurtel è il grande ex di Efes-Barcellona

Lì, a seconda del gioco chiamato, si blocca per uno degli esterni, spesso Heurtel e Kuric, che penetra e scarica dal lato opposto per il compagno libero, il quale a sua volta sceglie se tirare e che tipo di tiro effettuare, o se far proseguire l’azione. In alternativa si utilizza l’uomo in area come centro-boa a cui passare la palla per far muovere la difesa (Tomic o Seraphin, entrambi passatori affidabili), e quest’ultimo sceglie se andare a canestro in prima persona o, più spesso, ripassare la palla fuori.

Di Ataman, e del suo Efes abbiamo invece già raccontato tempo addietro. Rapido ripasso: in difesa, occupa il lato forte, lascia più spazio ai tiratori sugli esterni, collassa spesso e volentieri sul penetratore, mentre a metà campo cerca di anticipare, ostacolando la costruzione dello schema.

In attacco, come il Barcellona, la transizione è la prima opzione, e se non si trova spazio si riporta la palla in punta per una serie di uscite dai blocchi laterali, oppure si spargono tre tiratori fuori dall’area, che sono due esterni (due tra Simon, Beaubois e Micic) e un 4 tattico. Il riferimento in area è unico, sotto canestro quando è Dunston o Pleiss, o pronto a tagliare quando è Moerman.

Nel quarto di finale Efes-Barcellona, che oppone la quarta alla quinta classificata, dunque, si affrontano due squadre speculari nell’impostazione tattica del match e nella filosofia, in quanto entrambe sono strutturate su un platoon system, seppur diversi: quello turco orientato a valorizzare le qualità dei singoli e quello catalano ad opporre tante piccole expertises (prova ne sia il fatto che solo Heurtel è in doppia cifra di media).

Efes-Barcellona si deciderà quindi verosimilmente su due fronti: i duelli individuali e l’abilità degli allenatori di capire quale elemento faccia più la differenza in un dato momento dell’incontro. Sarà una partita a scacchi tra due coach abili ed esperti. Un turco e un serbo, proprio quelli da cui un antico proverbio delle nostri parti invita a guardarsi.

Luigi Ercolani
luigi_ercolani@libero.it

"Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione". Con questo pensiero Steve Jobs sintetizza quello che è il mio modo di essere.Pur coltivando il sogno degli Stati Uniti ho uno stretto legame d'affetto con la mia città, Bologna. Chiamata, non a caso, anche Basket City.

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