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Analisi Swot: i Philadelphia 76ers: i Sixers 2019-2020

di Andrea Esposito
joel embiid

Oggi torniamo con la sesta puntata di quella che sarà l’analisi, in evoluzione delle aspettative per le varie squadre NBA: via con l’analisi Swot dei Philadelphia 76ers, attraverso i loro punti di forza, quelli di debolezza, eventuali minacce e opportunità per la stagione NBA 2019-2020. Cosa li aspetta?

L’estate nella Città dell’amore Fraterno si è confermata essere torrida, con tantissimi movimenti che hanno completamente stravolto l’ossatura dei Sixers. Il general manager Elton Brand sapeva di dover prendere una decisione fondamentale in questa estate dal primo giorno in cui decise di portare a Philadelphia via trade Jimmy Butler da Minnesota e Tobias Harris dai Los Angeles Clippers, essendo entrambi all’ultimo anno di contratto.

L’all-in targato Phila non ha portato ai risultati sperati, con l’eliminazione per mano dei futuri campioni Toronto Raptors grazie al buzzer beater di Kawhi Leonard già entrato nella storia dei playoffs NBA.

Arrivata puntuale la free agency, i 76ers hanno deciso di puntare forte sull’ex Clippers Harris, offrendogli un’estensione contrattuale da 180 milioni di dollari in 5 anni, salutando così Jimmy Butler accasatosi in Florida, ai Miami Heat. Altro addio importante è quello di J.J. Redick, il miglior tiratore della squadra nelle ultime due stagioni.

Il colpo di Elton Brand è stato quello di mettere sotto contratto Al Horford, assicurandosi un uomo di esperienza ed intelligenza cestistica che potrebbe rivelarsi il tassello mancante nel roster di coach Brett Brown.

Oggi lo starting-5 dei Philadelphia Sixers si presenta così:

  • Ben Simmons
  • Josh Richardson
  • Tobias Harris
  • Al Horford
  • Joel Embiid

Ora andiamo ad analizzare i punti di forza e quelli di debolezza, con la nostra analisi SWOT dei Sixers.

Joel Embiid.

Sixers 2019-2020 che stagione sarà?

  • Strengths (forza)

“The Process” continua inesorabile, legato a doppio filo alle figure di Ben Simmons e Joel Embiid. I due giovanissimi uomini-immagine della franchigia sembrano essere davanti all’anno della svolta. Dopo le stagioni buie, dopo le scelte al draft non sempre indovinate, dopo i primi lampi di classe, ora si è arrivati al momento della svolta: dove porterà il lungo processo?

Il talento a disposizione di coach Brett Brown è tanto, il quintetto oltre alle due stelle è ben assortito grazie alla versatilità di Harris e dall’esperienza di Horford, senza dimenticare l’esplosività dell’ex Heat Josh Richardson.

La scelta di rifirmare Tobias Harris può sposarsi alla necessità di Brown di poter fare affidamento su di un giocatore in grado di coprire le lacune al tiro di Simmons, sfruttando eventuali situazioni di penetra e scarica. Il profilo del centro ex-Celtics si candida invece ad essere quella figura capace di fare la voce grossa nello spogliatoio ma anche di indicare la via sul campo con la sua capacità di fare sempre la cosa giusta al momento giusto, senza dimenticare la sua importanza tattica sia in attacco che in difesa.

  • Weaknesses (debolezze)

La lacuna forse più evidente dei Sixers 2019-2020 è legata alla scarsa propensione al tiro da fuori. Indicare Simmons come causa di questo male è come sparare sulla croce rossa, ma la partenza di un veterano come J.J. Redick (e la sua sostituzione con un giocatore come Richardson, non uno specialista della materia) potrebbe accentuare quello che già alla vigilia pare il maggior difetto della squadra.

La soluzione alla mancanza di specialisti non risiederà nella tendenza di Joel Embiid di accontentarsi di tiri frontali da tre punti, limite già evidente nel gioco del camerunese nella passata stagione.

Facendo un piccolo passo indietro alle due trade dell’anno scorso, molti addetti ai lavori avevano espresso delle preoccupazioni sulla panchina di Phila, ritenuta non all’altezza delle altre panchine nella alta Eastern Conference. In questa prima parte di off-season ed in attesa del campo, la second unit dei Sixers non si presenta inarrestabile. Interessanti la firma di Kyle O’Quinn, che assicurerà difesa nel pitturato, e la conferma di James Ennis III.

  • Opportunities (opportunità)

Come chiunque punti al bottino grosso quest’anno, Philadelphia avrà davanti a se una ghiotta opportunità. Così come ad ovest i Golden State Warriors sembrano pronti a cedere il passo, ad est forse la battaglia per succedere ai Raptors è ancora più serrata con Milwaukee Bucks, Brooklyn Nets, Boston Celtics e gli stessi 76ers pronti a combattere per 82 lunghe partite (senza dimenticarsi outsider come Pacers e Heat prontissime ad infilarsi nella bagarre).

In queste settimane molto spesso a questo punto delle analisi dico sempre che una situazione di “vuoto di potere” ingolosisce tutti (me lo sentirete ancora dire per un po’) ma è proprio così. Mai come quest’anno ci sono davvero tantissime squadre pronte a dire la loro senza paura.

  • Threats (minacce)

La minaccia più grande è al tempo stesso la più grande opportunità: l’incertezza. Prima abbiamo parlato delle incertezze “interiori” dei nuovi Sixers, ora si tratta di quelle “esterne”. Forse quando sai già contro chi lottare per il primato sei un pizzico più avvantaggiato sapendo già come muoverti e che contromisure adottare, un po come è successo a Houston negli ultimi due anni (senza i risultati sperati), ma quando devi combattere contro più avversari che come te vogliono una sola cosa allora le difficoltà aumentano a dismisura.

“The Process” dove porterà? Sarà questa stagione a darci la risposta? Non ci resta che aspettare.

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