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NBA Finals, Tyler Herro e Rajon Rondo le sorprese di Miami e Lakers

di Stefano Schianca

Il verdetto che conduce alle Finals più uniche di sempre nella storia della NBA recita Lakers vs Heat. Un pronostico, quello recitato dalla carta, azzeccato soltanto in parte, perché se da un lato ci si poteva ampiamente aspettare l’approdo di James e compagni all’appuntamento finale, dall’altro invece il percorso di Miami ha stupito in maniera più che positiva per i fattori che hanno contribuito nell’imporsi a Est. Sia chiaro, la presenza degli Heat nelle Finals non è l’oggetto dello stupore, quanto invece l’ottimo percorso di cui i ragazzi di coach Spoelstra si sono resi protagonisti.

Sorpresa contro certezza, dunque, per due squadre che hanno dimostrato nei rispettivi percorsi di meritarsi ampiamente il palcoscenico più importante. E a proposito di sorprese, alcuni giocatori su tutti si sono distinti per essere passati da elementi in sordina a pedine essenziali e decisive per le proprie compagini, sia da una parte che dall’altra, ossia Tyler Herro e Rajon Rondo.

Tyler Herro e Rajon Rondo le sorprese per Heat e Lakers

Si consideri in primis Miami. Gli Heat di coach Spoelstra si sono dimostrati una compagine dinamica e sorprendente, capace di tirare fuori il meglio dai propri interpreti. Ma chi su tutti è stato in grado di brillare e di sorprendere è certamente Tyler Herro. A soli 20 anni ha saputo infatti ritagliarsi una dimensione da vero protagonista nella realtà di Miami, centrando le Finals alla prima occasione utile. Chapeau a un giocatore realmente in grado di stravolgere fin da subito gli equilibri con la forza della propria determinazione.

La crescita della sua pallacanestro nel corso del suo anno da rookie è a dir poco sorprendente e la si evince dai miglioramenti anzitutto in fase offensiva. La guardia scuola Kentucky si è dimostrata leader e trascinatore in questi playoffs, non rinunciando all’iniziativa personale e migliorando sensibilmente le incursioni al ferro e la precisione dal mid-range e nello step-back (è passato dal 42.8% di realizzazione da 2 in regular season al 46.3% nel post season). I 37 punti messi a referto nel 3-1 contro Boston in finale di Conference (record insieme a Magic Johnson, unici due giocatori ventenni ad aver realizzato in una gara di post season +37 punti) sono soltanto la punta di un iceberg in costante divenire da parte dell’ex Kentucky.

La ricerca dello spazio per la percussione al ferro è diventata in questi Playoffs un marchio di fabbrica della pallacanestro di Herro. Discorso analogo per quanto concerne lo step back.
La ricerca dello spazio per la percussione al ferro è diventata in questi playoffs un marchio di fabbrica della pallacanestro di Herro. Discorso analogo per quanto concerne lo step back.

 

Herro, poi, pone nella sua pallacanestro dinamismo ed esplosività tali da danzare letteralmente verso il canestro, per poi ponderare al meglio la soluzione migliore, personale o di squadra. Sul discorso relativo agli assist, d’altro canto, è migliorato molto nella visione di gioco e nella capacità di mandare i compagni al ferro. I suoi costanti movimenti muovono la difesa avversaria, per poi colpire nel momento migliore pescando il compagno libero (ha incrementato anche il dato relativo ai passaggi vincenti, dai 2.2 della regular season ai 3.9 in questi playoffs).

La pallacanestro di Herro si è evoluta anche nel discorso sugli assist. Tempismo è senz’altro la parola giusta nel servizio vincente ai compagni, smarcati e liberi quindi di tirare.

In linea con la filosofia difensiva di Miami, infine, Herro è più presente e coinvolto nel non possesso. La percentuale relativa ai rimbalzi è sensibilmente migliorata (da 4.1 a 5.5) a dimostrazione del fatto che la shooting guard metta fisicità e costanza nei recuperi, lottando su ogni pallone utile. L’attitudine mostrata fin qui ha il sapore di quella grezza e giovane esplosività perfettamente mediata dalla gestione di coach Spoelstra. Sta soltanto a lui, adesso, dimostrarsi decisivo anche nelle Finals contro i Lakers.

Los Angeles Lakers: Rajon Rondo

Per quanto riguarda Los Angeles, invece, l’approdo dei Lakers nelle Finals non rappresenta certo una sorpresa. I ragazzi di coach Vogel hanno fin qui avuto il pronostico dalla propria parte e la carta li vede ancora favoriti nella corsa all’anello. Ma chi ha sorpreso per capacità di adattamento e miglioramento nell’accompagnare le giocate di James e Davis è probabilmente Rajon Rondo.

 

Il 34enne di Louisville, nel corso di questi playoffs, ha alzato a tutto tondo il livello della propria pallacanestro. L’intensità e la voglia dimostrata incontro dopo incontro gli hanno garantito maggiore spazio sia nel gioco che in termini di minutaggio (ha alzato la media dei minuti giocati da 20 a oltre 24). Fattori, quelli sopracitati, che vanno a braccetto con l’esperienza dell’ex Boston, Chicago e New Orleans, che gli permette di interpretare al meglio un ruolo che, per quanto da comprimario, rimane comunque essenziale nell’economia del risultato (come accaduto nella serie contro i Rockets, specialmente).

Rondo osserva i movimenti dei compagni ma decide comunque di prendersi il tiro dalla distanza, realizzando. Un esempio di alternanza fra iniziativa personale e giocate di squadra.

 

Miglioramenti al servizio della squadra. Così potrebbe essere sintetizzata la pallacanestro di Rondo in questi playoffs: la point guard di LA, infatti, è forse il giocatore più di tutti cresciuto fra i Lakers e il dato più sorprendente sta nei suoi 34 anni. Entrando più nei meccanismi di squadra in fase di possesso ha migliorato la sua percentuale al tiro (da 41.8% a 50% da due punti e da 32.8% a 44.8% dalla distanza), modificando i propri movimenti e ricercando maggiormente soluzioni al tiro. Senza, tuttavia, intaccare il dato relativo agli assist. Rondo non ha infatti sacrificato il passaggio in favore della soluzione personale, ponendo maggiore concentrazione sui movimenti dei compagni e liberandoli meglio al tiro (il dato sui passaggi vincenti è aumentato nei playoffs da 5 a 7.2 a incontro).

Rondo conduce il contropiede di LA andando a rubare l’uomo e favorendo il movimento di Davis, che viene quindi servito da un passaggio smarcante.

 

Si può quindi parlare di una nuova gioventù per il numero 9 al servizio dei compagni, dentro a fuori dal campo. “Va tutto bene, ha segnato. Ora vai a farlo anche tu” – queste le parole di incoraggiamento dette da Rondo a Davis dopo il canestro di Nikola Jokic in Gara 2. Un leader velato, per così dire, in grado di accompagnare la crescita delle nuove leve e contribuire in modo significativo al successo della squadra.

Inutile aggiungere, quindi, che alle Finals sia Tyler Herro che Rajon Rondo saranno chiamati allo step successivo, ponendosi sempre più come elementi determinanti e in grado di colpire in modo decisivo.

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