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Lakers-Heat e la danza degli ex: Pat Riley e LeBron James di fronte al rispettivo passato

di Lorenzo Brancati

Sebbene si tratti di un incrocio inedito per le Finals NBA, quella tra Los Angeles Lakers e Miami Heat sarà una serie ricca di suggestioni. Lo sarà perché rivedremo LeBron James alle Finals dopo un anno di assenza, perché ci troveremo per la prima volta il chiacchieratissimo Jimmy Butler, perché i Lakers ci tornano dopo 10 lunghi anni e gli Heat dopo 6, senza una ricostruzione integralista. E poi, soprattutto, perché LeBron James e Pat Riley inseguiranno la storia dovendo guardare negli occhi il rispettivo passato in NBA.

Riley e LBJ
Pat Riley e LeBron James

Se infatti LeBron ha vinto i suoi primi titoli vestendo la casacca di Miami nel 2012 e nel 2013, Riley ha trionfato con Los Angeles prima come giocatore, nel 1972, e poi da capo allenatore per quattro volte: 1982, 1985 e ripetendosi tra 1987 e 1988.

I destini dei due, poi, si sono congiunti proprio in Florida, dove hanno per l’appunto dominato la Eastern Conference dal 2011 al 2014 e dove oggi si apprestano a incontrarsi ancora, stavolta però da avversari e non lungo le calde spiagge di Miami, ma nella bolla di Orlando

LeBron James, dai successi con gli Heat a quelli con i Lakers

Arrivato a Miami alla corte di Pat Riley nell’estate del 2010, dopo le cocenti delusioni rimediate durante la prima esperienza ai Cleveland Cavaliers, LeBron James si unì a Dwyane Wade e Chris Bosh all’inseguimento dell’agognato anello. L’approccio con la nuova realtà però non fu semplice, perché il nativo di Akron, fino ad allora idolo dei suoi concittadini, passò per la prima volta dalla parte del “cattivo” agli occhi dei tifosi di tutto il mondo NBA. Reo, a detta dei più, di aver abbandonato la nave dei suoi innamoratissimi tifosi in cambio di qualche anello assicurato. Di aver scelto, insomma, la strada più facile verso il successo. 

Sommerso da chi lo criticava, da chi ne bruciava magliette e cimeli e da chi gli augurava ogni tipo di fallimento sportivo, la prima stagione con gli Heat si concluse con una fragorosa sconfitta alle Finals NBA per mano dei Dallas Mavericks. Eppure, come a qualcuno piace retoricamente affermare, serve toccare il fondo per darsi la spinta per risalire. E per LeBron fu proprio così. 

LeBron James dopo le Finals 2012

Dopo il fallimento del 2011, l’allora numero 6 sviluppò una maturità personale e sul campo che lo portarono a vincere MVP della stagione regolare, MVP delle Finals e titolo NBA sia nel 2012 che nel 2013. Le sue prestazioni al fianco di Wade e Bosh, capitanati da Coach Erik Spoelstra e da Pat Riley stesso hanno così consacrato i Miami Heat, forti anche del titolo 2006, come una delle franchigie di maggior successo della NBA, in particolare degli ultimi 20 anni.

La storia tra LeBron James e Miami si concluse poi nel 2014, quando mancato l’obiettivo del terzo titolo consecutivo decise di tornare a Cleveland per riprovare a vincere a casa sua. E se nel frattempo già agli Heat la sua figura stava intraprendendo un primo fenomeno di riabilitazione mediatica, lo stadio riempito dai tifosi dei Cavaliers per celebrarne il ritorno fu la prova che quel processo era ormai molto ben avviato. 

Arrivato in Florida con la pericolosa e pesante nomea di eterno sconfitto e avendo fallito l’unico obiettivo possibile, la vittoria dell’anello, alla prima annata, LeBron è stato in grado di rialzare la testa e di lasciare ai tifosi e al mondo il ricordo di anni positivi e di successi, che l’hanno anche del tutto ammesso a quel tavolo dei grandi del gioco dal quale più di qualcuno aveva fino ad allora teso ad escluderlo. Le Finals giocate con i Cavaliers dal 2015 al 2018, ma soprattutto quelle vinte nel 2016, lo hanno portato oggi ad una consapevolezza definitiva, che è pronta a culminare proprio in Florida, dove con la casacca dei Lakers è pronto ad affrontare i “suoi” Heat per conquistare il quarto titolo NBA della sua vita

Pat Riley, dallo Showtime a Orlando 2020

Dall’altra parte del campo, e dei cartelloni pubblicitari, ci sarà come detto un altro ex illustre. E se, per quanto la parola semplice gli si possa accostare, LeBron James è stato semplicemente un giocatore degli Heat, il filo che lega il passato di Pat Riley ai Lakers è ben più decorato

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Pat Riley ai tempi dello Showtime ad L.A.

Arrivato a Los Angeles nel 1970, da giocatore Riley non ottenne mai riconoscimenti personali, ma vinse il titolo nel 1972. Nel 1975 passò ai Phoenix Suns, salvo ritirarsi alla fine della stessa stagione dopo nove anni di carriera. Non rimase però a lungo lontano dai colori gialloviola, facendo ritorno al Forum di Inglewood prima come opinionista e poi come assistente in panchina alla fine degli anni ’70.

La chiamata come capo allenatore non tardò ad arrivare, e in seguito ad alcune questioni interne nate dal malcontento di Magic Johnson fu proprio Jerry West a consegnare a Pat Riley le chiavi della squadra nel 1981. Alla guida di stelle come Magic e Kareem Abdul-Jabbar fu l’architetto alle spalle di quel ciclo della franchigia che passò alla storia come “Showtime“, caratterizzato da un gioco frizzante, spettacolare e soprattutto basato sulle corse in contropiede. E che portò, sotto la sua guida, quattro titoli alla corte di Jerry Buss. L’allora proprietario dei Lakers, padre di Jeanie Buss oggi a capo della squadra, acquistò la franchigia nel 1979, proprio con l’intento di renderla il più intrattenente possibile. Gioco dai ritmi spumeggianti, ballerine, cantanti live e soprattutto molti tifosi illustri resero quei gialloviola un fenomeno di culto degli anni ’80.

Pat Riley, dal canto suo, lasciò i Lakers nel 1990 e dopo un’esperienza di cinque anni ai New York Knicks approdò proprio ai Miami Heat. In seguito ad un primo ciclo terminato nel 2003, tornò sulla panchina della franchigia e vinse il titolo nel 2006, prima di lasciare definitivamente il posto all’allora assistente Erik Spoelstra nel 2008 per dirottarsi verso il ruolo di presidente e verso compiti di front office. Miami è così diventata una premiata ditta che solo tre anni dopo, forte di una gestione pressoché perfetta, tornava alle Finals e le vinceva poi nel 2012 e nel 2013. Oggi, il duo Riley-Spoelstra è pronto a riaffacciarsi sul palcoscenico più importante solo sei anni dopo aver chiuso la saga di LeBron James.

Insomma, le finali NBA 2020, le finali della bolla di Orlando, non si limiteranno a passare alla storia per la straordinarietà delle loro circostanze, ma anche per le innumerevoli suggestioni che presentano. LeBron e Riley contro il passato che per la prima volta li ha incoronati re, ma anche l’uno di fronte all’altro, una volta alleati nell’inseguimento di un titolo lungo le coste della Florida e oggi, nello stesso stato, pronti a lottare per diventare ancora una volta campioni.

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