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Casa Chicago Bulls: la saga infinita dell’Illinois

di Luca Sagripanti

Dopo la sconfitta contro quelli che probabilmente si potrebbero considerare i Miami Heat meno attraenti degli ultimi 10 anni, abbiamo assistito in casa Chicago Bulls ad un nuovo episodio della saga che ultimamente sta caratterizzando la franchigia dell’Illinois.

Wade e Lebron James Fonte Batmattz

Wade e Lebron James Fonte Batmattz

Le scelte dell’estate dei Chicago Bulls

Tralasciando alcune scelte discutibili degli anni passati, partiamo col nostro racconto dagli eventi di questa estate. E’ Giugno e arriva la notizia che i Chicago Bulls hanno scambiato il loro uomo franchigia, Derrick Rose, insieme a Justin Holiday ed una seconda scelta al draft 2017. I New York Knicks cedono in cambio Robin Lopez, Jerian Grant e José Calderon. I Fan di Chicago si animano e, chi a favore e chi contro, si dibatte sulla Trade.
Il GM Gar Forman oltre a confermare la stima e la fiducia nel giovane allenatore Fred Hoiberg, rilascia una dichiarazione dicendo: «Abbiamo avuto 10 anni buoni, con il miglior record della Eastern Conference e un gruppo da titolo; gli infortuni hanno condizionato le nostre stagioni, specialmente l’ultima, ma ora è tempo di cambiare e costruire una rosa più giovane e atletica» La strada sembra abbastanza chiara. Non riuscendo a raggiungere i vertici, i Chicago Bulls dovranno almeno pensare a costruire un buon gruppo di giovani che possa farlo in futuro.

La scelta di Valentine al Draft (giocatore dall’ infortunio facile, buon tiratore ma atleta mediocre)  in parte smentisce le dichiarazioni riguardo l’atetismo. A pochi giorni di distanza, le firme di Dwyane Wade e Rajon Rondo dimostrano una completa retromarcia rispetto alle parole di Forman, costruendo quella che, almeno sulla carta, sembra voler essere una contender.

denzel-valentine

Denzel Valentine

L’inizio della stagione 2016-2017:

I giocatori si spronano a vicenda, tutti riconoscono che la squadra è di Jimmy Butler e le prime partite coincidono con i primi risultati positivi. Sembra andare tutto bene, ma durerà poco…
In campo, fin da metà novembre la squadra mostra un atteggiamento remissivo e il record di vittorie scende ben presto sotto al 50%. Sul parquet si intravedono problemi notevoli e quando giocano insieme Butler, Wade e Rondo la palla ristagna troppo nelle mani di questi tre, faticando a costruire un gioco fluido ed efficace. Hoiberg pensa alla soluzione: provare un quintetto senza Rondo, che può portare la sua esperienza in uscita dalla panca.

A questo punto inizia la vera e propria telenovela. Rondo esplicita ai media che la panchina non è posto per lui, rincarando la dose con un intervista in cui afferma: “Lo scorso anno ero leader in assist della lega e non sapreste nominare tre dei giocatori con cui giocavo”. Certo, non il migliore degli uomini spogliatoio il buon vecchio Rajon, ma a sua discolpa si potrebbe opinare che non si sta parlando di un Rookie, che va scoperto durante la stagione. Infatti, l’ ex Celtics, milita nella lega oramai da diversi anni e le sue caratteristiche sia tecniche che relazionali sono oramai note. Già in estate i dubbi sull’ inserimento di un giocatore del genere, in un sistema che, carente di tiratori, prevede altre due stelle con la palla in mano, si erano palesati a più riprese.
Dopo qualche gara in panchina, all’inizio del Gennaio 2017, il numero 9 dei Chicago Bulls chiede un incontro alla dirigenza per chiarire la sua posizione. All’uscita dall’incontro il giocatore afferma davanti ai giornalisti che il General Manager non è stato affatto chiaro e ci sarà un altro meeting.
L’ 11 Gennaio esce la seguente dichiarazione dell’ ex Boston:

“Ho avuto una piccola spiegazione da un membro dello staff di Hoiberg. E mi ha detto che il coach stava provando a salvarmi da me stesso. Capite, salvarmi da me stesso. Non avevo mai sentito una cosa del genere prima d’ora. Ma immagino stesse provando a fare la cosa migliore. Ma io penso che questa cosa del salvarmi da me stesso sia una str*****!

DETROIT, MI – DECEMBER 6: Rajon Rondo (Photo by Brian Sevald/NBAE via Getty Images)

Aria di confusione…

Nel frattempo la stagione regolare avanza, nella Windy City si respira aria di confusione e i risultati sono altalenanti. Si alternano delle belle vittorie a delle orrende sconfitte, il quintetto titolare vede in posizione di Point Guard oggi Carter-Williams (arrivato in corsa in cambio di Snell ai Bucks), oggi Jerian Grant, con qualche rara comparsa di Canaan. Bobby Portis, che lo scorso anno aveva fatto intravedere cose interessanti, non viene praticamente mai impiegato con un buon minutaggio. Il caos si riflette inevitabilmente anche in campo, con Wade e Butler che troppo spesso sono costretti a trainare tutti i compagni sulle spalle, aiutandosi con uno dei pochissimi punti rimasti saldi negli anni a Chicago: tale Taj Gibson.

Jimmy Butler e Dwyane Wade

La rottura dello spogliatoio?

Arriva il 26 Gennaio e allo United Center di Chicago, Illinois, si gioca contro gli Atlanta Hawks. Butler e Wade sembrano posseduti, prendono e mettono tiri impossibili e segnano rispettivamente 40 e 33 punti permettendo ai Chicago Bulls 10 punti di vantaggio a 4 minuti dalla fine della partita. Poi lo sfacelo: 75 secondi di difesa inesistente per gli uomini di Hoiberg, una completa mancanza di cattiveria agonistica e Atlanta ritorna sotto, ad un solo punto di distanza. Per qualche misterioso motivo Il Coach dei Bulls preferisce tenere dentro Zipser con uno 0/4 al tiro, togliendo McDermott che invece, esclusi gli già citati Wade e Butler, è l’ unico altro Bulls in doppia cifra. Poi qualche tiro avventato (in particolare il sopra citato Zipser e Mirotič col tiro del potenziale +1 sbagliato a 30″ dalla fine), una difesa poco compatta, e gli Hawks portano a casa la gara, risultato finale 114-119 per la squadra in trasferta.
All’uscita dagli spogliatoi, calmo ma visibilmente frustrato, Dwyane Wade parla ai microfoni:

“Non so cosa sia successo, ma continuiamo a perdere questo tipo di partite. A nessuno importa abbastanza, bisogna che gli importi. Voler vincere deve significare molto… Non so come sistemare la cosa, semplicemente non mi sembra ci siano in questa squadra ragazzi a cui interessi veramente vincere le partite, mi fa infuriare. Ma non posso arrabbiarmi e occuparmi di loro, devono badare a loro stessi da soli, devono migliorare. Mi piacerebbe dire con certezza che nessuno di noi mangerà stasera per la rabbia, ma non posso. Mi piacerebbe, ma non so se agli altri importi abbastanza. Queste partite dovrebbero far male, non si dovrebbe dormire, non si dovrebbe voler parlare con nessuno. Spero possano smentirmi, ma li sfiderò per vedere se queste sconfitte gli fanno davvero male.
Questo gioco è più di segnare o sbagliare dei tiri. Io ho 35 anni, ho vinto tre anelli, non dovrebbe dispiacere più a me che a questi giovani ragazzi. Devono volerlo: se lo vorranno, ci presenteremo e giocheremo venerdì, sperando di vincere. Se non vinceremo, dovremo rifare tutto da capo. Continuare ad andare avanti finché non finirà la stagione. Deve cambiare l’atteggiamento, deve far male dentro perdere partite così. Questa m***a dovrebbe fare f**********e male.”

Poco dopo gli fa eco Jimmy Butler:

“Capisco che se c’è un tiro aperto tu debba prenderlo, ma in quel momento della partita, senza offesa, dovresti passare la palla al tuo miglior giocatore. Così è come funziona questo gioco, passa la palla a me o a D-Wade, lascia che siamo noi a decidere la partita. Se hai un tiro aperto va bene, ma dovresti passarla se i tuoi migliori giocatori sono on fire come lo eravamo io e Wade. Sono cose che succedono, non sono arrabbiato per la selezione dei tiri, penso solo che ci sia tempo e luogo per ogni giocata. A tutti deve interessare se vinciamo o perdiamo una partita. Alla fine della giornata, devi fare di tutto per aiutare la squadra, devi fare la tua parte. Essere una stella nel tuo ruolo, così è come si vince in NBA. Devi capire di cosa ha bisogno la squadra e farlo su entrambi i lati del campo. Prima di ogni cosa, devi giocare ogni possesso come fosse l’ultimo. Non giochiamo duro ogni volta, e quando non lo facciamo è molto deludente.”

E quindi ecco che nel nostro reality a tinte rosse iniziano a palesarsi in maniera inequivocabile i malumori dei personaggi. Come se non bastasse, il giorno seguente, spunta un post di Rajon Rondo sulla faccenda:

Rondo risponde alle affermazioni di Wade

Rajon scrive sul suo instagram, allegando la foto dei vecchi Big Three di Boston, che i suoi veterani avrebbero affrontato il problema all’interno dello spogliatoio, senza andare dai media. E che avrebbero mostrato la via attraverso i fatti, non con le parole.
Il web è appassionato da questo botta e risposta da telenovela Sud Americana e con la Trade deadline in avvicinamento e una tensione tangibile all’interno dello spogliatoio, sorge spontaneo chiedersi come andrà a svilupparsi questa situazione.

Due giorni dopo, Sabato 28 Gennaio, i Chicago Bulls ospitano i Miami Heat che per l’ occasione dovranno fare a meno, fra gli altri, anche di Tyler Johnson, Josh Richardson e soprattutto Hassan Whiteside. Fred Hoiberg si presenta con le idee “chiare”, Butler e Wade partiranno dalla panchina per motivi disciplinari riguardanti le dichiarazioni sopra citate e, curiosità, per il veterano nativo di Chicago è solo l’ undicesima partenza dalla panchina della sua intera carriera.
Il risultato è a dir poco deludente. Oltre alla sconfitta con dodici punti di scarto, i Bulls sembrano essere spaesati, il quintetto con Grant, McDermott, Zipser, Gibson, Lopez manca di solidità nei due lati del campo e persino Butler tira con un pessimo 1/13 dal campo. Disfatta totale!

Nell’ ultima partita giocata contro Philadelphia, nonostante la vittoria rimediata, si sono palesati per l’ ennesima volta tutti i limiti psicologici di un team disunito, che manca di durezza mentale, o come dicono gli americani, di Thoughness, mancando di lucidità in tutti quei momenti in cui bisogna essere decisi e decisivi.

Il problema, con questa telenovela chiamata Chicago Bulls, è che ultimamente riscontrano più interesse per le vicende esterne al parquet che per il gioco espresso, e questo non è mai buono quando vieni pagato a peso d’ oro per giocare uno sport meraviglioso. Senza considerare poi che, come ha detto Shaq qualche giorno fa ad ESPN parlando dell’ argomento:

“C’ è un patto silenzioso fra noi giocatori, ed è sempre stato così, ciò che succede nello spogliatoio rimane nello spogliatoio.

 

 

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