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Clippers: quale contributo arriverà dai nuovi acquisti?

di Claudio Spagnuolo

Sembra che i Los Angeles Clippers abbiano cercato di raggiungere due obiettivi precisi nel corso di quest’ultima estate: trattenere DeAndre Jordan ed aggiungere un po’ di profondità al roster. Hanno tagliato il primo traguardo in maniera a dir poco plateale, tanto da mettere addirittura in ombra il secondo.

La scorsa stagione, i Clippers non hanno avuto a disposizione una panchina da urlo: il quintetto base, composto da Chris Paul, J.J. Redick, Matt Barnes, Blake Griffin e Jordan è stato quello che ha passato più tempo in campo, collezionando sul parquet quasi 300 minuti; quattro delle 50 lineups maggiormente proposte nella regular season 2014-15 sono appartenute proprio ai Clippers.

Ovviamente, c’è un tremendo vantaggio nel permettere ad un gruppo di unirsi e passare più tempo possibile insieme sul parquet, ma la mancanza di profondità si è rivelata un problema non sottovalutabile in sede di playoffs: la rotazione ha proposto poche valide alternative, tra cui Glen Davis e Austin Rivers.

Dopo un’intensa estate di mercato, Davis, Matt Barnes e Spencer Hawes hanno salutato la California, rimpiazzati da Cole Aldrich, Pablo Prigioni, Paul Pierce, Josh Smith, Wesley Johnson, Chuck Hayes e Lance Stephenson. I nuovi innesti portano difesa, attacco e versatilità. Sulla carta, i Clippers hanno più talento e flessibilità necessari ad aggiustare le varie situazioni di gioco e rispondere ai diversi matchups.

L’incremento di talento è sotto gli occhi di tutti. Nel grafico sotto, possiamo vedere la progressione dal più talentuoso al meno talentuoso giocatore (con almeno 500 minuti giocati), con particolare attenzione ai roster che si sono succeduti nelle ultime tre stagioni, compreso quello attuale. Questa misurazione, realizzata attraverso il Box Plus-Minus di Basketball-Reference, prende in esame l’impatto di un giocatore ogni 100 possessi.

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Per ottenere le linee relative all’anno 2016, sono stati usati gli indicatori dei giocatori per l’anno 2015, in modo tale da avere un dato concreto, non una proiezione.

Come si può vedere, le diverse linee cominciano a deviare intorno al quinto miglior giocatore della rosa, ed è quello il punto esatto in cui la questione della profondità entra in gioco. Se ogni giocatore nel roster giocasse allo stesso livello dello scorso anno, si tratterebbe del più forte roster dei Clippers dell’era di Doc Rivers, un progresso significativo rispetto alla passata campagna, che è stata la loro peggiore.

Comunque, il talento e la profondità non sono necessariamente la stessa cosa.

Caratterizzare questo team come “più profondo” produce due supposizioni: tutti gli atleti giocheranno come hanno fatto nella scorsa stagione, e la ripartizione dei minuti sarà legata alla distribuzione del talento. Questo, sfortunatamente, non è sempre stato il caso, negli ultimi anni.

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In questo grafico, invece di ordinare i giocatori per produttività, sono stati ordinati per minuti giocati. La fotografia che ne risulta è molto più complessa, e non mostra soltanto il livello del talento, ma anche come il talento stesso si manifesta nelle rotazioni in quintetto. Per esempio, Redick è stato il quinto miglior giocatore per BPM la scorsa stagione, ma è stato il terzo elemento per minuti giocati nella squadra. Parte di questo risultato è dovuto alla buona salute di Redick, che è apparso in 78 partite su 82. Blake Griffin e Barnes, entrambi più produttivi, sono apparsi rispettivamente in 67 e 76 partite, a causa di vari infortuni.

L’altro problema è l’assemblaggio di una lineup funzionale. Hawes e Davis sono stati entrambi disastrosi nell’annata 2014-15, ma sono stati ciò che essenzialmente c’era a disposizione, quando Griffin e Jordan erano seduti in panchina. I minuti di Redick, quindi, sono stati gonfiati per via della sua affidabilità nei tiri dal perimetro, e la sua vasta gamma di abilità era necessaria per pareggiare con le mancanze degli altri elementi delle seconde linee.

Riflettendo su quest’ultima sfida, è facile notare come la profondità dei Clippers, quest’anno, possa anche sfilacciarsi. Pierce è stato una rivelazione con gli Wizards, ma il suo valore è stato massimizzato quando ha giocato nella posizione di ala grande, all’interno di un quintetto piccolo. Smith si trova in una situazione simile: il suo periodo a Detroit ha mostrato quanto sia più produttivo quando gioca sotto canestro, invece che ala. Comunque, ci sono meno minuti a disposizione (e, di conseguenza, meno impatto potenziale) nel pitturato dei Clippers, per via di Griffin e Jordan. Con la partenza di Barnes, la squadra ha lasciato un grande buco sulle ali, in particolar modo in fase difensiva. Se Rivers finirà per usare Pierce e Smith nel tentativo di chiudere quel buco, potrebbe non essere in grado di tirar fuori il meglio da questi giocatori, flettendone anche il valore.

Sul perimetro, i Clippers hanno aggiunto Stephenson, Prigioni e Johnson ad un già caotico gruppo, che comprende Paul, Redick, Rivers e Crawford. Rivers e Crawford hanno fatto registrare prestazioni ben sotto la media BPM nella passata stagione, come pure Prigion, Johnson e Stephenson. Il più grande punto di domanda sono Stephenson e Rivers. Se uno dei due (meglio entrambi) fossero in grado di migliorare le loro performance, alcuni problemi sarebbero risolti: Stephenson ha il potenziale per difendere sulle ali piccole, mentre Rivers può dire la sua come riserva in posizione di point guard.

Tuttavia, c’è un grande “se”.

Rivers ha un BPM complessivo di -4.1 nel corso delle sue prime tre stagioni in carriera: si tratta del 13° peggior risultato nella storia della NBA per un giocatore con almeno 4000 minuti giocati nei primi tre anni. Il giovane ha mostrato qualche interessante prestazione ma, complessivamente, il suo contributo è stato molto misero. Stephenson, nel recente passato, ha giocato a livelli quasi degni da All-Star, ma le sue difficoltà nell’ultimo anno sono state talmente drammatiche e consistenti, che l’idea di rivederlo al suo meglio non è per nulla certa.

Doc e Austin Rivers.

Doc e Austin Rivers.

I Clippers hanno aggiunto talento nelle zone dove avevano già abbastanza talento, e lasciato scoperte le zone dove c’erano i buchi più grandi. Dunque, la risposta alla domanda: “i Clippers sono davvero più profondi con questo nuovo roster?” è “forse”.

Saranno più profondi se Paul, Jordan e Griffin rimarranno integri fisicamente (o “più integro”, nel caso di Griffin) e potranno giocare molti minuti; se Pierce sarà in grado di coprire lo spazio lasciato da Barnes sulle ali, nonostante non sia più nel fiore dell’età; se Smith riuscirà a stare vicino al canestro ed oscillare tra la posizione di ala grande e anche centro (nella situazione di quintetto basso); se Johnson, Stephenson e Rivers sapranno fornire competenza lontano dal ferro.

Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan.

Chris Paul, Blake Griffin e DeAndre Jordan.

Oltre alla questione legata alla salute fisica, le risposte alle domande relative alla profondità saranno date da Doc Rivers, dal momento che l’ex allenatore di Boston, oltre alla posizione di head coach, occupa anche quella di GM, cioè colui che ha assemblato il roster attuale. Sarà compito di Doc mettere i suoi giocatori nelle posizioni in cui potranno dare il meglio, prendendo decisioni nelle rotazioni che determineranno soprattutto l’efficacia in campo di Pierce e Smith. Metà del lavoro è fatto, grazie all’aggiunta del talento che serviva; ora, dipenderà da lui trasformare questa massa fresca ma informe di talento in profondità e produzione.

 

Claudio Spagnuolo

Twitter: @KlausBundy

 

Tratto da: Ian Levy, “Does the Clippers’ new depth make any sense together?”, www.sportingnews.com

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