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Detroit Pistons, cambio di rotta senza Josh Smith

di Mario Tomaino

5 vittorie su 5 partite dal suo rilascio, lo stesso numero che i Detroit Pistons avevano collezionato con lui in campo, in 28 partite però. A questo punto, dovessero domandare se era proprio Josh Smith il problema, difficilmente qualcuno risponderebbe di no. Senza di lui i Pistons sembrano un altro team, sono completamente rinati.

141013121110-stan-van-gundy-pistons-huddle-101314.1200x672Aveva ragione Van Gundy quando, giusto un paio di giorni prima di Natale, si era fatto carico di un grande onere, andando all-in e rilasciando il pezzo da novanta del roster che però , in un anno e mezzo di Motor City, non era riuscito a trovare la giusta collocazione in campo, pestandosi i piedi con le Twin Towers, Monroe e Drummond. Certo, il calendario è stato favorevole, considerando le sfide con Magic, Kings, Pacers e Knicks, ma andare a vincere alla Quicken Loans Arena di Cleveland, nonostante i Cavs non abbiano ancora una vera identità, da sempre morale, specie se fissi il record di franchigia a 17 triple siglate in una sola partita, specie se non vincevi 5 partite consecutive con un margine di 10+ sull’avversario, cosa che non accadeva addirittura dal 2006, anno in cui i Detroit Pistons vinsero l’ultimo titolo.

 

Evidentemente non si tratta di soli numeri, è una questione di testa anche. La presenza di J-Smoove nello spogliatoio di Detroit era diventata troppo ingombrante e ai compagni pesava questo. Ora che colui il quale è stato individuato come il problema team non c’è più, tutto sembra andare per il verso giusto, i Detroit Pistons sono tornati. A simboleggiare tale rinascita è sicuramente la figura di Brandon Jennings, autore di encomiabili prove che hanno fruttato questo rullino di vittorie. Il play californiano si è caricato sulle spalle il team, segnando in media 21.6 punti con il 55.8% al tiro, di cui il 48.6% dall’arco. Cifre esaltanti se consideriamo che non è mai stato un giocatore molto efficiente, come dimostra il 39% al tiro in carriera. Eppure da quando Smith è stato allontanato, succede anche questo. Jennings sta sorprendendo tutti, forse anche lo stesso Van Gundy, che su Twitter ha scritto entusiasta: ”Jennings è stato semplicemente… Eccezionale”.

Ovviamente, non è stato il solo Jennings ad essere migliorato. Gli stessi Monroe e Drummond, come Jodie Meeks, sono riusciti a trarre beneficio dal contesto venutosi a creare, salendo in cattedra con delle prestazioni notevoli. È inoltre cambiato il modo di giocare dei Detroit Pistons: molto macchinoso e prevedibile prima, molto più veloce e tecnico ora. Le spaziature adesso sono buone, in difesa tutti danno di più e sono maggiormente compatti mentre in attacco le triple scivolano via dalle mani che è una bellezza. Insomma, niente di più e niente di meno di ciò che SVG ha sempre messo in luce con le sue franchigie e che ora i Detroit Pistons stanno riuscendo a praticare.

Le prove che li aspettano al varco nei prossimi giorni saranno un buon test per capire se effettivamente i Detroit Pistons possono sperare di rientrare nella lotta all’ottavo posto che vorrebbe dire una presenza ai Playoffs che manca ormai da 6 anni. Senza dubbio, c’è ancora tanto da fare e da migliorare, ma il passo più importante verso una vera rinascita è stato effettuato, l’allontanamento di Josh Smith sta facendo maturare i primi frutti.

 

Per Nba Passion,

Mario Tomaino

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