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From The Corner #6: Essere Clutch significa essere Joe Johnson

di Raffaele Camerini

Tremate appassionati, tremate! Quando meno ve l’aspettate arriva in maniera irruente e devastante, la domanda più temuta da quando l’uomo inventò la palla: “Se la vostra vita dipendesse da un tiro, a chi lo affidereste?”
Opzioni: Jordan- James- Miller- Kobe- tuo zio mentre monta la retina.
Stolti.
Tutti quanti.
Se la mia vita dipendesse realmente da un unico, dannato tiro, non avrei alcun dubbio: il boccino lo spara solo e soltanto Joe Johnson. Agile.
Il mio salvatore sta attualmente sminestrando pallacanestro con l’effige “Jazz” sul petto, squadra ben salda nella parte della classifica dove batte il sole (quarto posto) e non certamente per caso. Ricordate la bellissima partita di Nate Robinson durante i playoff 2013 dove segnò 29 punti tra quarto periodo e supplementari? Ricordate anche chi fu colui che segnò il canestro per andare ai supplementari? Esatto, il Joe. Ma non è ovviamente l’unica volta! Se digitate su YouTube “Joe Johnson Clutch Shots” vi escono video lunghi ben 11 minuti (!!!) con fiumare di tiri quando la partita è sul filo ed il più delle volte, se non quasi tutte, la vittoria va nel suo taschino.

Qualche Highlights:

  • Maglia Nets, 105 pari contro Detroit, manda al bar il difensore, step back (not Gallo’s Step Back please..) e cotonata sullo scadere.
  • Qualche sera dopo, 105 Bucks 102 Nets, tiro da 3 in uscita di blocchi, sirena che urla, solo cotone.
  • Ah ovviamente nella stessa gara contro i Bucks, nell’Overtime sul 111 pari, ha messo lui a segno il jumper della vittoria.
  • Jumper in faccia a Ibaka ad Oklahoma City. Chasepeake Arena ammutolita.
  • Risolve al secondo Overtime la gara contro Washington, tirando mentre arrivava il raddoppio.
  • Maglia Hawks: Jumper dal gomito, sirena che urla, palla cotonata e Minnesota a casa.
  • 94 pari contro Orlando, parabolona e storia che si ripete.
  • Clamoroso buzzer beater contro Charlotte, tirato talmente bene che la palla sembrava neanche avesse toccato la retina.

La lista proseguirebbe ancora ed ancora e giusto per non lasciarvi a bocca asciutta vi basterà cliccare qui e rifarvi gli occhi.
Nel 2013 una statistica rivelò che quando si prendeva il tiro pesante, Joe Johnson registrava una percentuale dell’88.9%.
Avete letto bene. Praticamente mettere la palla nelle mani al prodotto dell’Università di Arkansas equivale a vedere Ewan McGregor salire sull’ottagono. Sai che alla fine la vince lui.
Il suo problema è stato quello di non apparire mai tra i grandi nomi della lega o di non aver mai potuto sparare le sue cartucce in un palcoscenico di assoluto livello (come una Finale NBA, per intendersi) nonostante per anni abbia condotto l’attacco di Hawks, Nets e Suns, ed essere attualmente vicino alla soglia dei 20.000 punti, oltre che cinquantesimo realizzatore di sempre nella NBA.
Un giorno Kevin Garnett ha coniato il soprannome giusto per lui, “Joe Jesus”, perchè “nel momento del bisogno Joe c’è sempre!”.

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