Miami è in festa, per la terza volta, la franchigia della Florida è campione NBA: era il 2013 e dopo due anni il roster è cambiato, passando per una stagione, quella del 2014/2015, che non ha portato al risultato sperato, ed ha creato, di fatto, la fine di quegli Heat.
Le ambizioni della squadra di Riley (GM e Deus ex machina della squadra) sono notevolmente cambiate, del resto “the chosen one” ha deciso di portare il suo talento, a Cleveland. Com’è andato, quindi, il primo anno dell’era post-Lebron?
Per molti male, per molti ancora peggio. Per la prima volta in sei anni, Wade e compagni non arrivano ai playoff, ma, come sempre, non tutto è perduto, al contrario, per quanto la classifica, nella passata stagione, ha dato torto agli Heat, tanto bisogna rendere merito a Pat Riley, il quale ha ben saputo quali pedine muovere al fine di ritrovarsi buoni giocatori, alcuni dalla resa inaspettata.
È il caso, in particolare, di Hassan Whiteside, girovago in cerca di fortuna, con passato in D-League, Libano e Cina, che sembra sia riuscito a mettere stabilmente radici nella massima lega americana. Arrivato come rincalzo, è riuscito, prestazione dopo prestazione, a scalare la gerarchia e ottenere parecchie partenze nel quintetto iniziale, dato il grande apporto in attacco e in difesa, con punti nel pitturato, stoppate e rimbalzi a cascata. Un pivot, insomma, di quelli sempre più rari da scovare, in un basket che è sempre più avulso da ruoli stabili, prediligendo il tipo di giocatore “di tutto un po’ ”.
Oltre Whiteside, agli Heat interessa anche lo sloveno di Phoenix, playmaker atletico e con notevole tecnica in penetrazione e in campo aperto: Goran Dragic. Il nativo di Lubiana, già in odore di partenza, grazie ad una trade che vede coinvolte tre squadre, tra le quali i Pelicans, a febbraio arriva a Miami, portando in dote il fratello minore, Zoran.
Purtroppo il grande assente nella seconda parte del campionato è stato proprio Chris Bosh, 2 volte campione Nba proprio con gli Heat e facente parte dei “The Big 3”, al quale, dopo aver accusato dolori al in prossimità della cassa toracica, sono stati riscontrati dei coaguli di sangue all’interno dei polmoni. Dopo l’operazione riuscita con successo la squadra formalizza l’assenza di Bosh per la stagione. Il suo rientro, nella stagione appena iniziata, fa ben sperare, sperando che colmi quel buco che si era creato con la sua assenza.
In questo valzer di trade e infortuni, c’è sempre spazio per il figliol prodigo per eccellenza di casa a Miami: Michael Beasley. Il suo ritorno è sempre in agguato, nell’aria e infatti a Marzo 2015 fa fagotto e dalla Cina torna a Miami, per la terza volta, firmando un contratto da dieci giorni. Non gioca male, fa il suo, ma non viene riconfermato.
Ovviamente the last, but not the least di questo excursus: Dwyane Wade. La stagione 2014/2015 è stata una montagna russa per il numero 3, con partite nelle quali gli si attribuiva l’aggettivo “vintage” come a sottolineare che, fisico permettendo, Wade è ancora un all-star, e altre in cui i problemi fisici e il supporting cast non di primissima fascia non gli hanno permesso di esprimere il suo gioco. Per la stagione appena iniziata, il talento di Marquette ha firmato un contratto per un anno a 20 milioni di dollari, quindi l’esito della regular season (e si spera dei playoff) sarà determinante per il suo futuro.
Continuando l’opera di rafforzamento della squadra, gli Heat, a Giugno 2015, da free-agent, segnano Gerald Green, giocatore acrobatico, maturato tantissimo dai tempi di Boston, sia per la selezione di tiro che per la percentuale di tiro stessa, che già nelle prime battute della stagione ha fatto bene, oltre ad estasiare con le sue giocate e schiacciate spettacolari, presenti, quasi quotidianamente, nelle top ten Nba.
Arrivato come free-agent anche Amar’e Stoudemire al minimo salariale. Dal Draft, Miami, alla decima scelta, “pesca” Justise Winslow, atletica ala piccola di 1,98 proveniente da Duke con la quale ha vinto da freshman il titolo NCAA, che, a quanto pare, gli Heat hanno scelto in maniera inaspettata, pensando che, data la sua alta quotazione, sarebbe stato draftato dalle squadre che avevano su Miami la precedenza.
La stagione 2015-2016 è iniziata tra alti e bassi (più alti che bassi): la franchigia ha avuto un avvio facilitato da un calendario favorevole, una flessione successiva ed ora vive di alti e bassi, passando dalle prime posizioni ad Est, alle ultime a disposizione per i playoffs, ed assestandosi ora alla quinta piazza, con il record di 19 vittorie e 13 sconfitte a 3 di distanza dalla testa (i Cavs) ed 1.5 dal nono posto (Pistons).
Insomma, la squadra non è disastrata come lo scorso anno, ma non è neanche ad un livello tale da poter ambire ad una finale Nba, il potenziale c’è e vedremo dove porterà, infortuni permettendo. Cinderella story?
Per NBA Passion.com,
Marco Damiani

