Un’altra settimana da archiviare, nel bene o nel male, per i Miami Heat che tra infortuni&affini riescono ad ottenere una sola vittoria sulle ultime tre disputate:
1. Lunedì – Heat vs Pacers – vittoria in trasferta per 101 a 93;
2. Mercoledì – Heat vs Warriors – sconfitta in trasferta per 112 a 118;
3. Sabato – Heat vs Celtics – sconfitta in casa per 89 a 101;
Purtroppo, la squadra della Florida, arriva, nella maggior parte dei casi, a pochi metri dal traguardo, senza mai, però, tagliarlo, pugni all’aria in segno di vittoria. Se chiedete a chi scrive un parere riguardo la squadra allenata da Erik Spoelstra, vi sentirete rispondere: “Combattiva i primi tre quarti, poi cedevole, arrendevole”. In effetti, è proprio questa l’impressione dopo le due sconfitte settimanali, le quali riportano alla memoria altre sconfitte similari nel corso della regular season. La partita contro gli Indiana Pacers è la prima della settimana e regala agli Heat una vittoria raggiunta nell’overtime, complici una buona partita di Miami ed una non irresistibile dei Pacers, portati avanti quasi unicamente da Paul George (31 punti, 11 rimbalzi e 4 assist). Si vola a Oakland per affrontare il “record breaker” Stephen Curry, che inanella 42 punti, 7 rimbalzi e 7 assist, insieme al suo “splash brother” Klay Thompson (33 punti, 3 rimbalzi e 4 assist) e la compagine della Florida soccombe gli ultimi minuti dell’ultimo quarto, lo stesso quarto in cui, sempre gli Heat, desistono a favore dei Boston Celtics.
È superfluo dire che la quantità di acciacchi fisici, infortuni veri e propri e una panchina non di primissima scelta, inficia significativamente le prestazioni che, in particolare Dwyane Wade, Goran Dragic, Hassan Whiteside e Luol Deng, apportano alla casa. Ancora c’è speranza per la post season, s’intende, anche se le condizioni fisiche di Chris Bosh sono ancora incerte, e, nel caso non possa riprendersi in fretta, le possibilità di riscatto degli Heat sarebbero molto poche. 

