Home Eastern Conference Teams Knicks, i meriti di coach Fisher in quest’inizio di stagione

Knicks, i meriti di coach Fisher in quest’inizio di stagione

di Matteo Meschi

La stagione dei New York Knicks sembra essere iniziata nel migliore dei modi. Quello che ha soddisfatto finora i tifosi newyorkesi non sono stati tanto i risultati (il record per ora parla di parità, 2-2), quanto l’atteggiamento e l’attitudine offensiva mostrata dalla squadra. I meriti di questa evoluzione vanno sicuramente anche al suo coach, quel Derek Fisher che ha saputo mettere in discussione ogni aspetto del suo lavoro nel tentativo di rilanciare questa squadra.

Ad oggi i Knicks sono la terza squadra in termini di efficienza offensiva, realizzando 111,5 punti ogni 100 possessi. Un dato sicuramente positivo, soprattutto se si pensa che finora New York non ha ancora avuto a disposizione il suo secondo miglior realizzatore (sulla carta), l’ex Denver e Portland Arron Afflalo, ancora in infermeria dopo le prime quattro partite.

In questo inizio di stagione i Knicks sono la decima squadra in termini di pace (numero di possessi per 48 minuti), rispettando così la volontà di Fisher, che desidererebbe una squadra più rapida.

Un’altra cosa che lascia ben sperare è il fatto che finora la squadra non è dipesa da Melo: il numero 7 dei Knicks non è nemmeno nella top50 per minuti giocati in questo momento (per lui 33 minuti a partita), mentre hanno trovato buono spazio i due rookie presi durante l’ultimo draft, Grant e Porzingis.

Chi invece ha visto diminuire il numero di minuti rispetto alla preseason sono stati Calderon e Williams. Il play spagnolo, nonostante in attacco sia ancora in grado di mostrare lampi del suo gioco, si è dimostrato praticamente nullo in difesa, portando Fisher a prendere decisioni corrette (per il momento) sul suo impiego.

Riguardo Williams invece, dopo una devastante preseason e un’eccellente opening night, ha avuto durante il match contro Washington un chiaro problema con le scelte sui tiri, presi soprattutto con fadeaway forzati e tentativi senza senso. Tuttavia, grazie all’intervento di Fisher, l’ex giocatore di Sacramento è rimasto in panchina al momento dell’uscita della second unit nel terzo quarto.

Il messaggio è arrivato ben chiaro al giocatore: al suo ritorno in campo infatti il numero 2 del draft 2011 si è preso molti meno tiri e scelte più ragionate.

E’ presto per dire se Fisher sarà un buon allenatore NBA, ma sicuramente ad oggi ci sono stati progressi rispetto alla scorsa stagione: i passi in avanti per questi nuovi Knicks si vedono sia in campo che in panchina, per la gioia di una piazza che da anni insegue l’obiettivo playoff senza successo.

You may also like

Lascia un commento