Se hai passato tanto tempo nella NBA quanto Kobe Bryant, ne hai viste di tutti i colori: infortuni, difficoltà di varia natura sul campo, pressione dei media, incomprensioni nello spogliatoio e quant’altro. Il Black Mamba è passato attraverso tutto ciò, ed è rimasto integro di fronte ad ogni ostacolo, salvo, forse, il suo discendente rating nei giochi della serie 2K.
Tuttavia, la stagione 2015-16 non dovrebbe essere soltanto l’ultima per Bryant nella NBA; potrebbe anche essere la più difficile e ruvida che abbia mai avuto nel corso della sua ormai ventennale carriera professionistica.
Il più grande intralcio tra tutti sarà probabilmente costituito dalla sua salute, considerando che ognuna delle ultime tre stagioni di Bryant è terminata anzitempo a causa di importanti guai fisici: nel 2013, è saltato il tendine d’Achille; nel 2014, si è fratturato il ginocchio; la scorsa stagione, è stato fermato dalla sua spalla destra.
Mentalmente, Bryant sembra preparato a lasciare ogni delusione alle spalle e tornare ai suoi livelli. Come lui stesso ha dichiarato davanti ad un vastissimo pubblico, nel corso del suo recente viaggio in Cina:
“Prima dei vari infortuni, già sapevo che non avrei potuto giocare in eterno. Lo sapevo, ma non ci pensavo. Adesso, riesco a mettere le cose in prospettiva. Ho cominciato a riflettere sul mio percorso, e ho capito l’importanza di apprezzare la finalità di tutte le cose”.
Fisicamente, c’è da chiedersi se Bryant sarà capace di sconfiggere istantaneamente la sua umana mortalità : a parte i suoi recenti infortuni, il numero 24 gialloviola ha appena compiuto 37 anni, ed il suo ruolino di marcia segna già 55.415 minuti in campo (tra regular season e playoffs), numero che lo vede occupare la quinta posizione tra i giocatori che hanno giocato di più nella storia della lega (dietro Abdul-Jabbar, Malone, Kidd e Chamberlain).
Con un chilometraggio simile a gravare sul suo scricchiolante corpo, non sarà facile per Bryant ritrovare i fasti dei vecchi tempi e, con tutta probabilità, non sarà nemmeno sua intenzione ricominciare a giocare con la stessa flemma ed intensità di quando era un ragazzino: per il suo bene (e quello dei Lakers), Kobe dovrà adattarsi ad un ruolo a lui non familiare, in termini di minutaggio sul parquet e responsabilità.
Coach Byron Scott ha ammesso di aver assegnato troppi minuti al suo capitano (34.5 minuti a partita, nella scorsa stagione), nonostante lo storico preparatore atletico della squadra, Gary Vitti, abbia dichiarato che il problema alla spalla non aveva nulla a che vedere con il tempo speso da Bryant in campo.
“Se gioca 25 minuti, invece di 35, ci sono meno possibilità che si faccia male, è ovvio. Ma, rispetto all’infortunio, quei 35 minuti non hanno avuto nessuna influenza”, ha recentemente detto Vitti, al reporter Mike Trudell.
In ogni caso, Scott sembra aver imparato la lezione. Se la sua intenzione è quella di costruire una squadra competitiva, non può permettersi di affidarsi a Bryant con lo stesso impeto di quando, nel 1996, scoprì il talento di Lower Merion nel corso di un training camp, a Philadelphia; al contrario, il reale successo e l’alleggerimento del macigno portato da Kobe dipenderà dalle guardie e dalle ali dei Lakers (D’Angelo Russell, Jordan Clarkson, Lou Williams, Nick Young, Jabari Brown).
Non c’è garanzia che Bryant giocherà tutto il suo tempo in posizione di guardia tiratrice. Se non altro, potrebbe essere una scommessa per il giocatore misurarsi nei ruoli di ala piccola ed ala grande, in modo tale da risparmiarsi l’inseguimento dei tanti avversari più giovani e veloci di lui, e da aprire il campo per i movimenti delle giovani leve della squadra sul perimetro.
Come ha detto coach Scott a David Aldridge, di NBA.com:
“Ciò che volevamo fare durante l’ultimo draft e durante la free agency era cercare di essere più versatili, ottenere più versatilità. Penso che Clarkson, Russell e Williams possano decisamente aiutarci, in questo senso. Kobe può giocare da 1, 2 e anche 3. Non ho nessun dubbio a riguardo. E ci saranno delle partite, contro certe squadra, in cui dovrà probabilmente giocare da 4. Con la sua tenacia, il modo in cui marca i giocatori e con la sua gran testa, se gli dico “Kobe, occupati di lui!”, lui la prenderà come una sfida. Sappiamo tutti com’è fatto. Vuole competere”.
Questo tipo di modifica alla posizione in campo di Bryant sarà una dura prova soprattutto per lui. Stando Basketball Reference, Kobe ha giocato soltanto il 9% della sua carriera da ala piccola, e quasi mai da ala grande. Il Mamba è indubbiamente uno studente del gioco, e sarà certamente capace di imparare i nuovi trucchi del mestiere ma, ad un certo punto, potrebbe non essere in grado di ignorare il fatto che si sta avvicinando ai 40 anni.
Nel frattempo, a Bryant sarà chiesto di fare da mentore alle nuove leve (si è già occupato con paterna attenzione di Russell), nonché di essere particolarmente paziente e comprensivo, dal momento che i Lakers, come ogni squadra in fase di ricostruzione, inizierà la prossima stagione carica di giovani ed inesperti talenti.
Nel suo ruolo di custode della franchigia, Bryant dovrà mostrare la via del successo ai vari Russell, Clarkson e Julius Randles, dando loro anche l’opportunità di fallire. Chi ha avuto modo di seguirlo nel corso della sua carriera, sa bene che Bryant può essere molto duro, soprattutto con quei i compagni che non sono capaci di adattarsi ai suoi alti standard.
“Ho fatto piangere alcuni giocatori”, aveva raccontato a Baxter Holmes della ESPN, qualche mese fa. “Se posso farti piangere comportandomi semplicemente in maniera sarcastica, allora non voglio davvero giocare con te nessuna gara di playoffs”.
Nonostante tutto, Kobe sembra aver capito l’importanza di essere un po’ più sensibile nei confronti dei suoi colleghi, come lui stesso ha raccontato a Holmes:
“Per me, ‘smettila di essere uno str—o’ significava che dovevi approciarti al gioco in maniera più intensa, e capire che noi siamo persone normali, e abbiamo un gran bisogno di quella ‘connessione’ che ci unisce e ci porta lontani. Se non hai quella connettività emozionale all’interno di un gruppo, non raggiungerai mai il tuo più alto livello di potenziale”.
Per Kobe, quindi, è vitale connettersi con tutti i suoi compagni di squadra, specialmente con i più giovani, i quali dovranno seguire le istruzioni del loro leader per sembrare almeno una squadra rispettabile.
Il contratto di Bryant scadrà alla fine della prossima stagione, anche se il giocatore non ha chiuso la porta ad un eventuale proseguimento della sua carriera. Un paio di acquisti ben mirati durante la prossima estate – quando il salary cap salirà a livelli vertiginosi, e Kevin Durant, Al Horford e Hassan Whiteside saranno tra le stelle disponibili sul mercato – potrebbero trasformare i Lakers in una contendente al titolo, in concomitanza con l’ultima possibilità per Bryant di raggiungere i tanti ambiti sei titoli.
Questa succulenta ambizione potrebbe motivare il numero 24 al punto da fargli stringere i denti per un ulteriore anno in NBA; nonostante non compirà 21 anni nel 2016, Kobe dovrà pensare all’eredità cestistica che lascerà una volta appese le sneakers al chiodo, e l’ipotesi di conquistare un altro anello lo caricherebbe certamente a molla.
Come ha scritto Bradford Doolittle della ESPN:
“Per Bryant, la sua ultima stagione, qualunque essa sia, sarà la sua occasione per creare un’ultima, favorevole impressione agli occhi dei fans e dei giocatori più giovani. Pensate davvero che giocherà la sua ultima stagione limitandosi a segnare qualche decina di punti per una squadra senza alcun tipo di pretese in post-season? L’ultima risposta, certo, spetta a Bryant e alla tenuta del suo corpo, ma non dimentichiamo che stiamo parlando di un cinque volte campione NBA”.
Fortunatamente per i Lakers, Bryant non si è mai tirato indietro di fronte ad una sfida. Se rimarrà in forma, potrà fare grandi cose nel corso della prossima stagione e, circostanze permettendo, quelle che seguiranno.
“Vent’anni, è incredibile!”, ha detto Bryant al suo ex compagno Shaquille O’Neal, durante il loro recente, chiacchieratissimo incontro pubblico. “Non avrei mai pensato di giocare per tutto questo tempo. Mi sto preparando, comunque. Sono davvero eccitato quest’anno”.
E questo è tutto ciò che si può chiedere ad un uomo che ha già dato tantissimo ad una delle franchigie più importanti nella storia della NBA.
Claudio Spagnuolo
Twitter: @KlausBundy
Fonte: Josh Martin, “Kobe Bryant Is About to Enter the Most Challenging Season of His 20-Year Career”, Bleacher Report.





