All’inizio della scorsa stagione Byron Scott, allora neo-allenatore dei Los Angeles Lakers, era finito nell’occhio del ciclone per aver criticato duramente la tendenza delle squadre NBA a prendersi sempre più tiri da 3 durante le partite. Scott voleva che la sua squadra ne tirasse al massimo 12-15 a parita dalla lunga distanza e aveva concluso con l’affermazione: “Con il tiro da 3 punti non si vincono i campionati.” A smentirlo platealmente sono stati i nuovi campioni NBA, i Golden State Warriors, i quali hanno chiuso la regular season al 1° posto per percentuale da 3 punti, 39.8%, e 4° per tiri da 3 presi a partita. Da notare che le 4 squadre approdate alle Finals di Conference nella passata stagione sono state tra le prime 5 per triple segnate a partita.
Come riportato da Mark Medina, giornalista del Los Angeles Daily News, Scott avrebbe in parte cambiato il suo pensiero affermando che in questa stagione vorrebbe che i suoi si prendessero dai 18 ai 25 tiri da dietro l’arco a partita. La motivazione principale? “Perchè abbiamo giocatori che possono segnare da 3 punti,” riferendosi soprattutto a Kobe Bryant, Lou Williams, Nick Young e Jordan Clarkson.
I Lakers hanno ottenuto la scorsa stagione il peggior record, 21-61, nei 67 anni di storia della franchigia. Hanno tirato appena 18.9 triple a partita, ben sotto alla media della NBA fissata a 22.4, con il 34.4%, 17° su 30 nella lega. Questa personale battaglia di Scott contro il tiro da 3 è quantomai paradossale se consideriamo che proprio il 3 volte campione NBA ha guidato la lega con il 43.3% da 3 punti nella stagione 1984-1985. I Lakers con le firme di Metta World Peace, Lou Williams e del rookie D’Angelo Russell, la guardia da Ohio State ha tirato con il 41.1% la scorsa stagione, hanno aggiunto ottimi tiratori al roster.
Per NBA Passion,
Marco Aldini


