Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsLos Angeles LakersLakers, con Ingram la rebuilding è partita

“With the second pick in 2016 NBA Draft, the Los Angeles Lakers select Brandon Ingram, from Duke University”.

Eh sì, c’era da aspettarselo al netto delle impressioni che stavano girando negli ultimi tempi. In occasione dell’attesissimo draft 2016, il team gialloviola ha utilizzato la seconda chiamata assoluta per selezionare Brandon Ingram. Come era nell’aria da un po’ infatti, i Philadelphia Sixers hanno puntato su Ben Simmons, lasciando ai lacustri l’ala di Duke. Al netto di ciò, il front office imposterà le operazioni da eseguire sul mercato, seguendo una strada precisa.

Lo scorer che mancava

Brandon Ingram.

Brandon Ingram, rookie dei Los Angeles Lakers.

Ingram è proprio il giocatore che serviva ai Lakers, un ingranaggio che dovrebbe adattarsi alla perfezione con le idee tattiche di Luke Walton. Il classe 1997 è uno scorer puro, dotato di una grande versatilità offensiva. Il suo range di tiro gli permette di essere pericoloso praticamente su tutto il fronte d’attacco, col jump-shot e nel catch and shoot. Bravo anche negli isolamenti, possiede un tiro da 3 abbastanza affidabile ed un ball handling è sopra alla media. Un altro suo punto di forza è il potenziale difensivo, visto che grazie alle sue lunghe braccia può rubare il pallone per poi catapultarsi in contropiede. I Lakers hanno così trovato l’elemento mancante nello spot di small forward titolare, che non verrà riempito tramite free agency o trade.

Se ai californiani fosse toccato Simmons, probabilmente avrebbero apportato qualche intervento al gruppo attualmente a disposizione, intavolando qualche scambio. Con Ingram invece c’è la possibilità di andare a coprire le posizioni che necessitano rinforzi, agendo diversamente.

Come cambiano le strategie

Al Horford, centro degli Atlanta Hawks.

Al Horford, centro degli Atlanta Hawks.

In primis quella del centro: in un sistema simil-Warriors, serve un 5 in grado di proteggere il ferro, di passare il pallone e che sappia giocare in pick and roll (e in pick and pop). Svariati sono i nomi accostati alla franchigia, come quelli di Al Horford e Hassan Whiteside: il primo è sicuramente il migliore nel suo ruolo tra i free agent anche se, all’apice della sua carriera, potrebbe decidere di sposare un progetto già avviato; il secondo chiederà quasi certamente il massimo salariale che, al fronte di alcune lacune tecniche (stoppa che è un piacere, ma questo non è sinonimo esatto di difendere), pare eccessivo.

Serve gente d’esperienza, in grado di dare una mano ai tanti giovani del roster. Forse uno come Joakim Noah sarebbe l’uomo giusto, anche al fronte del rapporto qualità-prezzo. Ivica Zubac invece, chiamato con la 32esima scelta, potrebbe invece rivelarsi un ricambio di valore, una volta che sarà cresciuto.

Occorrerà anche rinforzare il reparto guardie, soprattutto se Walton intenderà far partire Jordan Clarkson dalla panchina. L’identikit ideale è quello del classico ‘3&D‘, capace di dare un significativo contributo difensivo e di colpire dall’arco con sanguinose triple. Arron Afflalo e Courtney Lee non sono nomi altisonanti, ma senz’altro potrebbero essere utili alla causa. DeMar DeRozan, protagonista di molti rumors, è un altro tipo di giocatore e sembra inoltre orientato a rimanere ai Toronto Raptors, mentre Bradley Beal sarebbe perfetto, ma i Washington Wizards saranno pronti a pareggiare qualsiasi offerta per il numero 3. Starà a Mitch Kupchak andare a scovare il coniglio dal cilindro per accontentare il suo head coach.

Insomma, il draft ha dato praticamente il via alla definitiva rebuilding della franchigia. Il primo step è stato compiuto, ora ai Lakers non resterà che continuare il cammino, facendo attenzione ad eventuali ostacoli.

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