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Lakers, Kobe Bryant pronto per la battaglia finale

di Giuseppe Fagnani

Sono passati quasi 20 anni da quando il giovane Kobe Bryant venne scelto alla numero 13 dagli Charlotte Hornets per poi essere scambiato immediatamente ai Los Angeles Lakers.

A quel tempo Bryant era solo un giovane ragazzo dell’high school (l’equivalente delle scuole superiori italiane) che aveva espresso delle buone capacità tecniche e un ottimo potenziale, ma nessuno si sarebbe aspettato di vederlo arrivare ai livelli e ai traguardi che ha raggiunto nel corso della sua carriera.

Ai Lakers, in coppia con Shaquille O’Neal, ha trovato sin da subito la giusta dimensione, vincendo dal 2000 al 2002 tre anelli consecutivi (impresa riuscita solo ai Celtics e ai Bulls di Michael Jordan) e, pochi anni dopo, altri 2 titoli con anche il premio di MVP delle finali in entrambe le occasioni.

Kobe Bryant e Shaquille O’Neill hanno vinto insieme tre anelli con la maglia dei Los Angeles Lakers

La leggenda di Kobe però non si limita al numero di titoli: infatti il Black Mamba è il giocatoreche nella storia si è avvicinato più di tutti record di 100 punti in una sola partita detenuto da Wilt Chamberlain, arrivando a segnarne 81 contro i Toronto Raptors.

Tuttavia nelle ultime stagioni Bryant è stato fortemente criticato: gli scarsi risultati dei Lakers sono stati accompagnati da accuse di stampa e tifosi che, in più di una occasione, lo hanno etichettato come un giocatore egoista o come uno spacca-spogliatoio (basti pensare agli arcinoti litigi con Shaq e Howard)

Kobe è stato anche duramente contestato per il grandissimo numero di tiri presi ad ogni partita (eclatante nell’ultima stagione la partita contro i Phoenix Suns, in cui ha segnato 39 punti ma prendendosi ben 37 tiri e distribuendo 1 assist solo). Come se non bastasse, le ultime tre stagioni di Bryant sono state bruscamente interrotte da tre gravi infortuni che lo hanno costretto a vedere la sua squadra dalla tribuna.

Kobe Bryant

Tra tutti, quello del 2013 è stato sicuramente il più grave: dopo aver segnato 34 punti agli Warriors, mentre faceva uno dei suoi classici movimenti per puntare il canestro, ha sentito il suo tendine d’Achille spezzarsi con un colpo secco. Nel 2014 invece, è stato il ginocchio a “fare crack” durante un duello in post con Tony Allen dei Memphis Grizzlies. Anche in questo caso si è capito subito che si trattava di un infortunio che lo avrebbe messo ko per il resto della stagione.

Infine, nella passata stagione, tutti ci ricordiamo il commovente video nel quale Kobe viene informato dal dottore che la sua stagione è finita a causa del suo infortunio alla spalla, patito durante una partita contro i Pelicans. Nel filmato si vede il numero 24 dei Lakers rispondere alla notizia con un “ok” così malinconico da far pensare che si stesse arrendendo alla sfortuna.

Invece oggi Bryant è tornato più determinato che mai e si prepara ad affrontare la sfida più difficile della sua ventennale carriera. Per i Lakers quella che si prospetta è una stagione di ricostruzione, nella quale Kobe dovrà saper aiutare le giovani guardie, come il rookie D’Angelo Russel e il promettente Jordan Clarkson, a crescere tecnicamente e trasmettere loro quella mentalità vincente che solo lui possiede.

Il suo minutaggio, però, non potrà sicuramente essere ai livelli dello scorso campionato (circa 35 a partita), ma sarà notevolmente ridotto sia per permettere al suo fisico di recuperare, sia per far accumulare ai suoi compagni più giovani l’esperienza necessaria.

Riguardo il suo ruolo, anche in questo caso potrebbero esserci novità: Byron Scott ha fatto intendere che Bryant giocherà in alcune occasioni da 3 e, all’occorrenza, anche da 4 per far sì che (soprattutto in difesa) si trovi ad affrontare avversari più lenti rispetto alle guardie molto rapide di oggi.

L’idea di vederlo giocare da ala grande alimenta grande curiosità tra tutti gli addetti ai lavori: finora nel corso della sua carriera Kobe non è mai stato schierato in quel ruolo, mentre solo nel 9% dei casi da ala piccola.

Quello che sta per iniziare è (forse) il suo ultimo anno nella NBA, poiché il suo contratto scade proprio al termine di questa stagione. Non si sa ancora se la sua volontà sia quella di smettere, quella di continuare a giocare nella lega americana o quella di terminare la sua carriera straordinaria in Europa (magari in Italia, dove si è appassionato al basket vedendo giocare suo padre): quello che sappiamo è che il Black Mamba resterà sempre nei cuori di tutti i tifosi, non solo in quelli losangelini di sponda Lakers: ad esempio, è impossibile dimenticare la scorsa stagione a Minneapolis l’ovazione del pubblico avversario nel momento in cui la star dei Lakers superava al terzo posto Michael Jordan nella classifica all-time per punti segnati in carriera.

Quello che verrà ricordato di Kobe sarà soprattutto quella sua voglia di vincere, quella sua tenacia nel non arrendersi mai, quella sua faccia “arrabbiata” nei momenti decisivi della partita.

Lo ricorderemo per quei momenti in cui lui stesso andava a prendersi il tiro decisivo per la vittoria o in cui si trovava “da solo sull’isola”, (come raccontato da Federico Buffa) , come in una gara di playoff contro i Celtics, dove mise a segno 23 punti consecutivi di cui 19 solo nel terzo quarto.

No Mercy Kobe!

Per NBA Passion,
Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)

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