Titolare oppure no all’All Star Game, questo è il problema? Andiamo, non è poi così grave… Di sicuro Russel Westbrook sarebbe stato più che meritevole, probabilmente tra i più meritevoli, di essere nel quintetto di partenza, però non c’è bisogno di farne un caso nazionale.
Il quintetto base lo scelgono per lo più i tifosi, perciò non c’è da stupirsi che a volte i più votati siano i beniamini del pubblico. Un supporter di Cleveland voterà per Lebron, mentre quello di Golden State per Curry, anche se quest’anno non è partito alla grande. E’ normale che sia così, esistono preferenze e simpatie che vanno al di là della reale meritocrazia e che rendono alcune decisioni “ingiuste”, nel senso meno grave del termine.
Il nuovo meccanismo di scelta degli All Star ha comunque evitato “disastri”, infatti, è stata calcolata una media ponderata tra i voti dei tifosi (con peso 50%), dei giocatori stessi (25%) e di un gruppo giornalisti specializzati (25%). In base a questo conteggio, per esempio, hanno avuto la meglio Curry e DeRozan rispettivamente al posto di Westbrook e di Isaiah Thomas; ma chi se la sente di dire che i primi 2 non meritano di essere i titolari della partita? Sostanzialmente non cambia molto, perché Westbrook e Thomas non partiranno dall’inizio, ma saranno presenti tra le riserve e quindi troveranno spazio e modo di deliziare gli spettatori che saranno presenti allo Smoothie King Center di New Orleans la sera del 19 febbraio prossimo.
Kevin Garnett ha detto che l’esclusione di Russel Westbrook è il più grande affronto della storia della NBA; si può essere d’accordo o meno con questa affermazione, ma sembra un tantino esagerata, perché non si tratta della decisione di una Corte Suprema, non è stato escluso nessuno, né tanto meno è stato messo in discussione il loro talento.
Il suffragio popolare ha dato questo verdetto e si deve accettare. Non possiamo essere ipocriti, non è assolutamente la fine del mondo e se qualcuno è arrabbiato per l’esclusione di Westbrook o di altri giocatori, dovrebbe sapere che se la scelta dei quintetti di partenza fosse stata di competenza dei soli tifosi, avrebbero avuto Zaza Pachulia tra le file del team rappresentativo della Western Conference. Con tutto il rispetto per Zaza, per carità, che è un buon centro, ma da qui a considerarlo un All Star a tutti gli effetti ce ne passa. Questo fa capire che a volte la simpatia premia, che un giocatore come Pachulia, che si esibisce spesso in balletti goliardici dopo un bel canestro, può diventare il pupillo dei tifosi. Inoltre, non bisogna dimenticare che ha la fortuna di giocare in uno dei Top Team della lega e d’altra parte è risaputo che è molto più facile giocare quando si fa parte di un gruppo di campioni.
Tra le guardie ad Ovest ci sono Harden e Curry. E’ palese notare che la maggior parte della gente incolpa il numero 30 dei Warriors di aver “rubato” il posto a Russell, anche perché, per tutti quanti, Harden lo merita almeno quanto Westbrook. Però, non tutti sanno o magari non hanno fatto caso ai numeri di Curry in questa prima parte della stagione. E’ vero, Steph è stato quasi in ombra fino alla partita di Natale persa contro Cleveland, ma, nonostante fosse relegato ad un ruolo marginale per lasciare che il nuovo arrivato Kevin Durant si inserisse perfettamente nella loro dinamica di gioco, ha collezionato ottimi numeri, con una media di 25 punti a partita. 25 punti a partita?! E quando li avrebbe messi a referto? Sicuramente tutti vi farete queste domande, ma la risposta è semplice: siamo abituati ad uno Steph Curry in modalità alieno e quando tutti si aspettano che giochi ad un certo livello, è normale che siano pronti a puntare il dito contro di te, non appena le tue prestazioni sono un pizzico inferiori.

Cleveland Cavaliers’ LeBron James, right, hugs Golden State Warriors’ Stephen Curry before an NBA basketball game, Sunday, Dec. 25, 2016, in Cleveland. (AP Photo/Tony Dejak) ORG XMIT: OHTD10
I giocatori non sono robot, le stagioni sono lunghe e a volte sono costretti a giocare 3 partite in 4 giorni; può capitare di essere fuori forma fisica, oltre ad eventuali infortuni e alle “crisi” di squadra. Ci sono troppi fattori da considerare e non bisogna condannare un giocatore in questo modo. Bisogna tener conto di tutte le sfaccettature, altrimenti non si può analizzare correttamente una particolare situazione; Steph ha giocato a rilento in questi mesi, ma ha comunque collezionato prestazioni di tutto rispetto e ultimamente sta tornando ad essere il fenomeno che tutti conoscevamo. Nella notte di domenica ha distrutto i malcapitati Los Angeles Clippers (privi dell’infortunato CP3) con 43 punti, 9 rimbalzi e 6 assist in soli 29 minuti sul parquet. Una prova da capogiro! E allora, si merita di essere stato convocato all’All Star Game?! Barrare la casella col Sì!
Lo stesso discorso vale per DeRozan nei confronti di Isaiah Thomas. Non prendetevela se il vostro giocatore prediletto è stato escluso, è stato escluso “solo” dai titolari. Sicuramente i migliori sono stati convocati e avrete l’opportunità di vederli all’opera, magari ancora più determinati di quanto lo sarebbero stati se scelti nel quintetto di partenza. La cosa importante è che ci saranno e che giocheranno! Naturalmente in una lega così ricca, c’è anche la possibilità che qualcuno resti a casa; un nome su tutti è quello di Wade che sta dimostrando a tutti di non essere ancora pronto ad attaccare le scarpe al chiodo, anzi, è ancora in formissima e sta letteralmente trascinando i Bulls nella loro difficoltosa Regular Season. Peccato davvero! In conclusione si può dire che comunque vada, (l’All Star Game) sarà un gran successo!

LOS ANGELES, CA – DECEMBER 08: Kobe Bryant #24 of the Los Angeles Lakers congratulates DeMar DeRozan #10 of the Toronto Raptors for a 116-94 win over the Lakers at Staples Center on December 8, 2013 in Los Angeles, California. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this Photograph, user is consenting to the terms and condition of the Getty Images License Agreement. (Photo by Harry How/Getty Images)

