Uno dei tanti aspetti positivi dello sport è la sua ciclicità, il sapersi ripetere di anno in anno con il costante riproporsi di nuove sfide. Il dovere di conferma per chi ha vinto, l’obbligo di esorcizzare i fantasmi della sconfitta per chi ha perso, sono solo due delle migliaia di sfaccettature derivanti dalla catena della competizione. E via per sempre in una sequela che lungo il cammino si porta dietro una scia di liberi amanti del gioco, pronti a rivivere, all’inizio di ogni nuovo anno, una molteplicità di emozioni assai ardue da elaborare e impossibili da quantificare.
Lebron James, che fin dall’adolescenza ha dovuto forzatamente convivere con la luce dei riflettori, ha vissuto su entrambi i lati della barricata. Chiamato a ripetersi quando trionfava, obbligato al riscatto quando a vincere erano gli altri, con in più il fardello di primo imputato e responsabile dei mancati anelli al dito.
È dura la vita del prescelto.
Assodata per l’ennesima volta la sua grandezza, riconosciuta anche dai cosiddetti “haters” che pur di negarla hanno mistificato il sacro col profano, è legittimo attendersi una riscossa all’alba della nuova stagione, che sorge sulle ceneri della precedente conclusa con le finali perse contro il Golden Stat Warriors. Un ultimo atto disputato con la sfortuna di Paperino e con sulle spalle il peso di Atlante, tra defezioni e forfait giunti più o meno all’ultimo momento. La cattiva sorte di quell’infausto mese e mezzo a cavallo tra fine aprile e metà giugno si è tradotta in una colossale occasione persa, e questo James lo sa fin troppo bene, tanto da non far mistero della sua obbligata condizione di uomo in missione.
A pochi giorni dall’opening night in programma a Chicago il 27 ottobre, i problemi alla schiena mettono in dubbio l’ingresso in campo del nativo di Akron, che per lo stesso motivo ha giocato solo due partite in preseason e si è sottoposto ad una cura di anti-infiammatori. Un malessere, quello alla schiena, che non è nuovo nella carriera di James; già l’anno scorso a gennaio il Re si sottopose allo stesso trattamento, cercando poi di preservarsi il più possibile man mano che i playoff si avvicinavano. Tutti sacrifici che Lebron dovrebbe affrontare anche al via di questa nuova annata, con nella mente il solo obiettivo di aggiungere al palmarès quell’agognato terzo titolo in carriera.
David Blatt, che può gioire se non altro per il rientro di Kevin Love, dovrà già fare i conti con le assenze di Kyrie Irving e Iman Shumpert, non ancora arruolabili al 100% e destinati a saltare l’inizio di stagione. “Vorrei poter dire con certezza che Lebron sarà pronto a giocare per la opening night del 27 ottobre – ha dichiarato il coach dei Cavs intervistato dalla NBCsports – ma anche se dovesse concedersi qualche gara di riposo nel corso della stagione, non smetterà mai di trascinare questa squadra e questo gruppo verso la vittoria. Sa bene che le occasioni per un giocatore di vincere un titolo non sono tante nel corso della carriera, e dopo la delusione dello scorso anno ha tutta la voglia del mondo di rifarsi”.
Una volta recuperati tutti gli effettivi, i Cleveland Cavs saranno ancora tra i principali candidati per il titolo, con la speranza che la sorte e la tenuta fisica assistano positivamente la franchigia dell’Ohio. La forza mentale e la cura dei dettagli ricopriranno come sempre un ingente peso specifico nell’econimia della regular season prima e dei playoff poi, quelle piccole cose che possono fare la differenza tra il giubilo di una marcia trionfale e i veleni di una Caporetto.
Per NBA passion,
Mauro Manca


