Home Lega Basket ALogan il condottiero, Alexander il gladiatore. Dinamo, cosa va e cosa non va

Logan il condottiero, Alexander il gladiatore. Dinamo, cosa va e cosa non va

di Mauro Manca

Talento e personalità. La Dinamo Sassari mescola i suoi ingredienti migliori per aver ragione dell’Openjobmetis Varese, regolata a domicilio al termine di una gara caotica e controllata non senza qualche affanno. Per i ragazzi di Meo Sacchetti si tratta della terza vittoria in quattro gare di campionato.

Il Banco vince tutti i parziali (22-28; 15-20; 18-20; 15-18) e si impone trascinata dal talento di uno dei suoi uomini più rappresentativi, ovvero quel David Logan che dopo aver recitato da protagonista nella cavalcata tricolore dello scorso giugno, oggi appare sempre più come il leader tecnico e carismatico della compagine biancoblu.

Il “Professore” in cattedra ma non solo; nella serata del PalaWhirpool uno dei bagliori più luminosi è quello di Joe  Alexander, il gioiello ex Maccabi che fa della versatilità e della potenza atletica la sua vera forza. Fronteggia il ferro e parte in palleggio come un esterno, non disdegna il gioco spalle a canestro ed è tra i più efficaci negli aiuti difensivi. Il nativo di Taiwan a volte si concede qualche pausa di troppo, ma il suo apporto alla causa risulta decisivo sempre o quasi.

Sassari ha archiviato definitivamente la pratica nel cuore del quarto periodo, quando Brian Sacchetti con la tripla del +19 ha spento definitivamente i sogni di rimonta varesini (70-96 il punteggio finale). Ma vediamo nel dettaglio cosa ha funzionato e cosa no nella squadra campione d’Italia.

COSA HA FUNZIONATO:

  • L’attacco in transizione. Ormai non è più un segreto per nessuno, il gioco di Meo Sacchetti basa la sua fortuna sulla dinamicità e sulle soluzioni rapide, caratteristiche che nella sfida di Varese hanno esaltato le qualità Haynes, Logan e Alexander.

 

  • La crescita in difesa. 70 punti concessi rappresentano una buona risposta per una squadra che nelle ultime uscite aveva dato sinistri segnali di sbandamento nella propria metà campo, con rotazioni lente e aiuti spesso tardivi. La consueta energia in uscita dalla panchina di capitan Devecchi ha dato una sferzata al match.

 

  • Le percentuali al tiro. 53,5% da 2 e 42,3% da 3, tutto sommato non male per una squadra che da sempre ha nel tiro pesante una delle sue armi più pericolose. A trovare gloria dall’arco nella partita del PalaWhirpool sono Logan, Haynes, Stipcevic e Sacchetti.

 

COSA NON HA FUNZIONATO

  • I rimbalzi. Probabilmente il problema più evidente di questa Dinamo targata 2015-2016. Fin dalla gara d’esordio la squadra biancoblu è andata costantemente sotto nel conto delle carambole, un dato che in più di un’occasione ha segnato la differenza tra vittoria e sconfitta. Anche la sfida di Varese non fa eccezione, con la squadra di casa ad aggiudicarsi largamente la guerra sotto le plance (45-31).

 

  • I problemi di falli. Ne sanno qualcosa Varnado e Alexander, spesso costretti a limitare il proprio minutaggio in questo inizio stagione. Il centro americano stavolta ha dovuto abbandonare prematuramente il parquet per un infortunio al costato, mentre il talentuoso Joe, dopo i due falli spesi in avvio di gara, ha rischiato di commettere il terzo a pochi minuti dall’inizio del secondo quarto. Un’ulteriore crescita sul piano difensivo e una conseguente puntualità negli aiuti dovrebbero limitare il problema.

 

  • Il “caso” Petway. Zero punti in 15 minuti per l’impalpabile Brent. Arrivato coi galloni di vice campione d’Europa, nella la sua esperienza sassarese l’ex Olympiacos non ne ha ancora imbroccata una giusta. I suoi numeri parlano chiaro: 4,5 punti e 3,5 rimbalzi con un minutaggio medio di 23 minuti, il tutto tirando con un ottimo 66,7% da 2, ma con un imbarazzante 15,4% da 3. Al di là delle statistiche a preoccupare è l’aria smarrita che l’ala americana sembra palesare in campo, un difficile adattamento che ha coinciso con errori sciagurati come le due sanguinose rimesse di Istanbul. Sacchetti, maestro nel rivitalizzare i propri giocatori, ha ribadito più volte di credere nelle qualità del ragazzo, chiedendo a tutto l’ambiente di portare pazienza. Chi vivrà vedrà.

 

GIUDIZIO FINALE:

Serve ancora tempo per raffinare l’intesa e oliare gli ingranaggi. Ancora troppi isolamenti e troppe situazioni estemporanee, un trend che contro avversari più blasonati potrebbe finire col costare caro. Lo staff tecnico attende con pazienza un miglioramento non solo del già citato Petway, ma anche degli altri componenti della front line, con un Eyenga incisivo solo a sprazzi e un Varnado limitato dai falli e dalla spada di Damocle rappresentata dalla pesante eredità lasciata da Shane Lawal. Haynes soffre spesso di palleggite acuta, una caratteristica che si sposa ben poco con quelle del roster sardo, abituato a far viaggiare la palla per esaltare il credo del coach di Altamura, maestro per eccellenza del “run and gun”. Positivo infine l’impatto di Rok Stipcevic, forse il vero ragionatore di questa squadra ancora alla ricerca della sua dimensione ideale.

La Dinamo ci ha mostrato negli anni il suo talento nel venir fuori alla distanza, ma anche e soprattutto la grande capacità di presentarsi tirata a lucido agli appuntamenti più importanti. Il gran ballo finale è ancora lontano, il tempo per lavorare non manca e nessuno dalle parti del PalaSerradimigni ha voglia di farsi scucire tanto facilmente lo scudetto dal petto.

Per NBA Passion,

Mauro Manca

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