Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsBulls, Lonzo Ball si opera per la terza volta: ma in cosa consiste l’intervento?

Bulls, Lonzo Ball si opera per la terza volta: ma in cosa consiste l’intervento?

di Carmen Apadula
Lonzo ball infortunio

Di recente, i Chicago Bulls avevano dichiarato che Lonzo Ball stava facendo progressi costanti nel suo percorso di riabilitazione, a seguito di una lesione al menisco del ginocchio.

Ma, a quanto pare, non abbastanza da evitare un’ulteriore intervento chirurgico.

Ebbene sì, Lonzo Ball si sottoporrà quindi ad una terza operazione al ginocchio sinistro, che gli costerà l’intera stagione NBA 2023/24.

Per Lonzo sarà il terzo intervento nel giro di 14 mesi, e si tratterà di un trapianto di cartilagine, che si spera possa finalmente risolvere i problemi del giocatore e mettere un punto al suo calvario.

Lonzo Ball, infatti, non è mai riuscito a riprendersi dopo le precedenti operazioni, tanto da avere difficoltà addirittura in azioni quotidiane, come per esempio salire le scale.

Ma in cosa consiste esattamente questo trapianto?

Il trapianto di cartilagine/cellule cartilaginee/condrociti, è una procedura chirurgica in base a cui i danni della cartilagine vengono riparati utilizzando cellule cartilaginee del paziente stesso. 

Gli obiettivi di tale operazione sono: ridurre il dolore al ginocchio in questione, ripristinare la capacità di praticare sport senza problemi, migliorare la flessibilità, ripristinare lo stato omeostatico della cartilagine, evitare la sostituzione dell’articolazione e preservarla prevenendo l’osteoartrite del ginocchio. 

Ovviamente, tale trattamento non è sempre la scelta migliore. Ci sono infatti diversi requisiti da possedere. I legamenti crociati e collaterali del ginocchio devono infatti essere intatti, e l’asse articolare dritto. Il paziente deve inoltre avere un’età compresa tra i 15 e i 55 anni, ma è fondamentale l’età biologica e non quella anagrafica. 

Prima dell’operazione, sarà naturalmente necessaria una risonanza magnetica e una radiografia. 

Successivamente, se il paziente presenta tutti i requisiti richiesti, il chirurgo preleverà un po’ di cartilagine da una sezione sana del ginocchio del paziente, mediante un’artroscopia. Le cellule vengono poi isolate da questa piccola quantità di tessuto prelevato e coltivate in condizioni sterili. 

Il giorno successivo, vengono prelevati tra i 120 e i 150 ml di sangue da una vena del braccio del paziente, per ottenerne il siero.

Il campione di cartilagine raccolto, insieme al campione di sangue del paziente, viene portato in laboratorio. Le cellule della cartilagine vengono isolate dal campione di tessuto e coltivate, stavolta nel siero del sangue del paziente, sempre in condizioni sterili.

Al termine del processo di produzione, che in genere richiede da 6 ad 8 settimane, si formano piccoli aggregati cellulari sferici, che contengono centinaia di migliaia di cellule di cartilagine, che vengono trasportate in clinica entro poche ore, all’interno di speciali contenitori refrigerati.

Finito questo processo, si può iniziare l’operazione. 

Il chirurgo prima rimuoverà il tessuto cartilagineo danneggiato dal ginocchio, poi impianterà le sfere cartilaginee coltivate (chiamate condrosfere) nell’area preparata. Lì aderiranno immediatamente all’osso, e formeranno il tessuto connettivo tipico della cartilagine dopo poche settimane.

La procedura dura dai 30 ai 60 minuti, a meno che non sia necessario intervenire su altro, come ad esempio sui legamenti crociati o sul menisco. 

Il trapianto viene di solito eseguito tramite un’anestesia generale. Tuttavia, si può eseguire anche tramite un’anestesia spinale, per ridurre i rischi di quella generale. 

Per garantire il buon esito del trapianto, è inoltre importante identificare e trattare i problemi che hanno causato il danno cartilagineo. 

I punti verranno rimossi tra 7 e 12 giorni circa dopo l’intervento. Il riposo è indispensabile per le prime 6 settimane successive all’intervento, soprattutto per prevenire complicazioni, e un’ampia fisioterapia è molto importante durante questa fase, per prevenire la perdita muscolare e mantenere la funzione del ginocchio.

Quasi il 70% degli atleti che si sono sottoposti a questo trapianto sono riusciti a tornare al livello sportivo precedente all’infortunio entro 16, massimo 24, mesi dall’intervento, secondo uno studio della University of Missouri School of Medicine, MU Health Care e il Mizzou BioJoint® Center, presso il Missouri Orthopaedic Institute.

“Abbiamo esaminato i risultati degli atleti che si sono sottoposti al trapianto” ha detto il dottor James P. Stannard. “Abbiamo ipotizzato che gli atleti agonisti sarebbero tornati al loro livello sportivo precedente in una percentuale significativamente più alta rispetto agli atleti amatoriali”.

Stannard ha esaminato i dati dei casi di trapianti eseguiti tra il giugno 2015 e il marzo 2018, che hanno coinvolto 37 atleti. 

Di questi, 17 sono tornati allo stesso livello o ad un livello superiore rispetto a quello precedente all’infortunio. 

I ricercatori hanno poi scoperto anche che l’aderenza alla riabilitazione prescritta riduceva significativamente la probabilità di un intervento di revisione o di un fallimento dopo il trapianto.

You may also like

Lascia un commento