Towns

I Minnesota Timberwolves, con una striscia positiva di cinque vittorie, sono pronti a presentarsi in casa dei Golden State Warriors, campioni NBA in carica, pronti a vendere cara la pelle.

Il cambio di marcia che ha permesso a Karl-Anthony Towns e compagni di agganciare il secondo posto momentaneo nella Western Conference, arriva da una rivoluzione tattica del tutto inaspettata. Il lupo stavolta perde il pelo e anche il vizio. Tom Thibodeau, head coach di Minnesota dal 2016, dopo una parentesi nella stessa panchina come assistente dal 1989 al 1991, si è scrollato di dosso l’etichetta di maestro della difesa, puntando tutto sul talento e sulla maturità acquisita dalle punte di diamante del roster.

Tom Thibodeau critica i suoi Timberwolves

Tom Thibodeau.

Sembra passata un’era cestistica dai tempi di Chicago, quando nella Wind City l’ex assistente vagabondo (Twolves, Spurs, 76ers, Knicks, Rockets, Wizards e Celtics) riponeva tutte le speranze nell’energia di Joakim Noah e nella filosofia del meglio subire un canestro in meno che farne uno in più, lasciando al solo Derrick Rose in versione MVP le chiavi di una statica fase offensiva. Ora, incredibile ma vero, i Timberwolves occupano la parte bassa in molte delle classifiche riservate alle abilità difensive di squadra. Sono ventisettesimi nella graduatoria del defensive rating (108.2 punti subiti ogni 100 possessi) e venticinquesimi nella cattura dei rimbalzi difensivi, fermi a quota 32.1. Riescono addirittura a raschiare il fondo della lega nei punti concessi su palla persa, restando sempre tra gli ultimi per punti presi nel pitturato. Un cambio di mentalità, dovuta anche ad una mancanza di applicazione da parte di alcuni giocatori.

Diametralmente opposta la fase offensiva. I ragazzi di Thibodeau sono sesti per punti fatti (109.4), nella top ten per assist a partita (22.7) e quarti nel tiro in area, con una frequenza del 71.8% e una realizzazione del 55%. La rivoluzione targata Thibo, però, sembra fermarsi qui. Dalla lunga distanza Minnesota non guarda mai il canestro, fermo a soli 230 tentativi in stagione. Peggio di loro solo Knicks, Spurs e Kings.

Poca difesa del ferro e poco tiro dall’arco. Eppure, dopo dieci partite il record parla di 7 vittorie e 3 sconfitte. Un record scaturito dall’immenso talento del roster costruito dopo anni di tanking e sconfitte. Alla coppia Towns-Wiggins serviva solo un mentore, un giocatore roccioso dal punto di vista mentale che li facesse progredire nell’attitudine alla gara. Allora il front office della franchigia, si è mosso, acquisendo nelle proprie fila nientemeno che Jimmy Butler, simbolo della Thibo-mentality in quel di Chicago. Per descrivere l’impatto di Jimmy, non bisogna guardare i numeri maturati fino adesso. C’è molto di più dietro ai 15 punti, 5 assist e 5 rimbalzi messi a referto. C’è la consapevolezza di essere il designato per i tiri importanti, la spalla ideale sul quale poggiarsi nei momenti importanti del match. In pratica, il maschio Alpha del branco. Consapevolezza nei propri mezzi che pian piano sta contagiando anche le altre stelle del roster: i Timberwolves, a oggi, possono infatti fregiarsi di essere i primi nella intricata classifica dei clutch game, con cinque vittorie su dieci arrivate nel finale (da ricordare il buzzer beater di Wiggins contro OKC).

Errori arbitrali a parte,  Wiggins ha dimostrato freddezza nell’infilare il canestro vincente.

 

Il resto del quadro lo concludono un costante Jeff Teague (13 punti, 8 assist e un 42% dall’arco), l’energico Taj Gibson, altro dirimpettaio del coach, e il sempreverde Jamal Crawford in uscita dalla panchina. La lunga e tortuosa rebuilding, fatta di passi falsi (Jonny Flynn scelto prima di Stephen Curry è stata una scelta che ha suscitato rimpianti a Minneapolis) e speranze vane (su tutti il duo Love-Rubio) sembra essere quasi giunta al termine. I lupi sono pronti ad azzannare la lega, e iniziare magari dalla preda più ambita, ha tutto un altro sapore: il match dell’Oracle Arena sarà un banco di prova importantissimo per questo gruppo.

 

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