Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsBoston CelticsCeltics, inizia la rivoluzione: roster, mercato e free agency, le priorità per la off-season

Celtics, inizia la rivoluzione: roster, mercato e free agency, le priorità per la off-season

di Michele Gibin
jayson tayum

Boston Celtics: il draft

I Celtics possiedono tutte le loro prime scelte al draft dal 2021 al 2027 e un “tesoretto” di seconde scelte aggiuntive collezionate da Ainge in anni di trade. Oro quando si imbastisce una trade e c’è bisogno di indorare la pillola. Boston ha storicamente scelto bene al draft negli ultimi anni anche in posizioni ben oltre la lottery, e giocatori come Williams, Pritchard e Nesmith (37% da tre in stagione) ne sono una prova.

Quattro future seconde scelte se ne sono andate nella sign and trade che ha portato Gordon Hayward agli Charlotte Hornets, e per la trade per Evan Fournier a marzo.

Danny Ainge non sarà però più il deputato a scegliere i giocatori, anche qui si entra dunque in territori inesplorati con Stevens al timone anche delle “operazioni di basket”. Le buone abitudini continueranno?

Cosa serve ai Boston Celtics?

Fournier o non Fournier, la panchina del Celtics resta lunga ma di qualità medio-bassa soprattutto per la presenza di tanti giocatori al secondo e terzo anno.

Cosa servirà per migliorare le rotazioni?

  • Un tiratore affidabile (Fournier?)
  • Un terzo lungo alle spalle di Williams e Thompson
  • profondità nel reparto ali dietro a Tatum e Brown (Langford, Nesmith e Jabari Parker oggi sotto contratto)
  • garantire il contratto di Jabari Parker (2.2 milioni di dollari)?

In questo momento i Celtics 2021\22 non sembrano in grado di competere con Nets, Bucks e 76ers per la testa della classifica a Est. L’età media della squadra e dei due giocatori chiave (Tatum e Brown) gioca a loro favore, Boston avrà la possibilità di testare giocatori come Pritchard, Williams e Nesmith mentre Smart e Thompson sono due garanzie, così come Walker.

In tale contesto la permanenza di Evan Fournier sembra superflua: un investimento troppo oneroso per un giocatore non in grado, nonostante le sue doti offensive innegabili, di alzare davvero il livello della squadra. Meglio lasciare spazio ai giovani.

A gennaio, quando James Harden forzò la mano ai Rockets per una trade, il nome dei Celtics compariva tra le squadre candidate, forse più per blasone che per effettive possibilità. La stessa cosa successe nel 2019 con Anthony Davis, prima del flop Kyrie Irving. Per essere una squadra che abbia perso in soli tre anni i grandi investimenti della off-season 2017 (Irving e Hayward, oltre a Al Horford e Marcus Morris) i Celtics se la passano tutt’altro che male, merito della crescita di Tatum e Brown e di una gestione oculata.

Cosa farò Boston quando la prossima superstar scontenta (Bradley Beal, Damian Lillard, Karl-Anthony Towns) si metterà sul mercato?

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