Carmelo Anthony, ex stella dei Denver Nuggets, sembra aver trovato una nuova casa ai Portland Trail Blazers. Dopo la stagione della sua personale redenzione ora è chiamato a fare una scelta fondamentale: partire o restare.
Durante questa stagione ha registrato 14,5 punti, più di 6 rimbalzi e 1.5 assist a partita. Il suo gioco, la fiducia dei suoi compagni, il progetto di coach Stotts e l’arrivo ai playoffs hanno fatto vedere sprazzi del Carmelo dei tempi di Denver e New York.
Ora però diventerà free agent, e le franchigie interessate al prodotto di Syracuse sono tante. Avere un veterano che si appresta a giocare la sua 18esima stagione NBA fa sempre comodo. 18 stagioni in una lega spietata e dura come la NBA significano esperienza, leadership, carisma, rispetto e conoscenza del gioco, qualità che possono far gola a una contender.
Il 10 volte All-star ha dato prova di essere una pedina fondamentale durante la stagione regolare e anche nella post-season a prescindere dalla disfatta ai playoffs contro i Lakers, che ora sono a 2 sole vittorie dal titolo.
Per il suo compagno di squadra, CJ McCollum non ci sono dubbi, Carmelo Anthony resterà ai Blazers: “Dovrai chiedere a Melo. Posso chiamarlo, farlo venire qui, metterlo in linea. Lo vuole, di sicuro. So che vuole farlo. Ne abbiamo parlato.”
Intervistato a nell’ultimo episodio del podcast Talkin ‘Blazers, il secondo violino di Portland si dice positivo sulla possibilità che Carmelo resti in Oregon. In fin dei conti fu Melo stesso a dichiarare di volersi ritirare proprio a Portland. Nella città in cui come una fenice è risorto dalle sue ceneri, potrebbe ritrovare la fiducia in sé stesso e delle altre persone, quelle stesse persone che poco più di un anno fa lo avevano sentenziato come “giocatore finito”.
Carmelo Anthony, la sua carriera fino ai Blazers
Il nativo di Brooklyn fu scelto con la terza scelta in un draft NBA 2003 pieno di talento, prima di lui solo LeBron James e Darko Milicic. Certo Detroit avrebbe rappresentato un panorama più interessante e vincente ma questa è un’altra storia. A soli 19 anni c’è tempo per vincere, forse.
Eppure, gli anni passano, ma di vittorie neanche l’ombra. Una lunga serie di sconfitte al primo turno dei playoffs, intervallate da una Finale di Conference persa contro i Lakers di Kobe. È questo il bilancio di sette anni e mezzo trascorsi tra le montagne del Colorado cercando di raggiungere una vetta più alta del previsto. Forse non era il contesto giusto, forse cambiare aria risolverebbe il problema. Nel 2011, i New York Knicks mettono su una trade che riporta Carmelo sulle sponde del natio Hudson.
Carmelo viene visto come il prescelto, l’Anakin Skywalker della NBA, colui che avrebbe riportato l’equilibro nella lega e il famigerato anello a New York City. Purtroppo però non fu cosi e come disse Harvey Dent nel Cavaliere Oscuro: “O muori da eroe o vivi tango a lungo da diventare il cattivo”.
Dopo New York arrivano le due stagioni più difficili a OKC e Houston, dove viene tagliato malamente e etichettato come “finito”. Ora il presente parla chiaro, Carmelo è tutt’altro che un giocatore finito, può ancora dare tanto sia ai Blazers che in qualsiasi altra squadra.
Una possibile e romantica possibilità sarebbe quella di tornare a New York.
Da vedere in questa free agency quale sarà la suo scelta, se restare dove si sente a casa o trasferirsi dove c’è più possibilità di vincere. Con le franchigie che si stanno rinforzando per la prossima stagione sembra proprio che per entrare nella “compagnia dell’anello”, tra i vincenti, forse c’è bisogno di qualcosa in più di ciò che offre Portland.

