Home NBA, National Basketball AssociationMercato NBA, ultime notizie su scambi e trattative James Harden scarica Morey e i Sixers: cosa succede ora? Intanto Irving lo difende

James Harden scarica Morey e i Sixers: cosa succede ora? Intanto Irving lo difende

di Michele Gibin
james harden

James Harden ha sganciato la bomba nel suo ultimo giorno di tour promozionale con Adidas in Cina, definendo il suo Gm e presidente ai 76ers Daryl Moreyun bugiardo” che non rispetta i patti.

A cosa Harden abbia fatto riferimento, quale sia la promessa infranta al momento non è dato sapere con certezza. Il tempismo suggerisce che il Barba sia rimasto deluso e si sia sentito tradito dopo la notizia, diffusa domenica, che i Philadelphia 76ers avevano interrotto qualsiasi trattativa di trade per l’ex star dei Rockets, e avevano deciso unilaterlamente di trattenere il giocatore e aspettarlo per il training camp.

Nelle scorse settimane Daryl Morey aveva confermato la richiesta di trade di James Harden aveva garantito che avrebbe cercato di onorarla, ma a patto di trovare un affare che convenisse alla squadra. Cosa che nell’ottica dell’executive non è evidentemente avvenuta, solo gli LA Clippers si sarebbero fatti avanti ma in maniera lontana dall’essere convincente. Quindi, nulla di fatto, crisi aperta e ammutinamento a un passo.

Secondo i report di domenica, tra le richieste di Harden ci sarebbe stato anche un rinnovo al massimo salariale (cosa che non avrebbe impedito una trade ma solo allungato i termini di decorrenza, per così dire). E qui è difficile immaginare che risieda la bugia di Morey, era infatti da tempo noto che i Sixers non avrebbero avuto intenzione di offrire a James Harden un nuovo contratto al massimo salariale per cifre e estensione, non per un giocatore che compirà 34 anni tra pochi giorni e che ancora una volta in carriera, purtroppo, ha chiuso i suoi playoffs con due sonore controprestazioni in gara 6 e gara 7 contro i Boston Celtics al secondo turno.

James Harden ha ancora un solo anno di contratto. Senza rinnovo sarà free agent al termine della stagione e le premesse con cui il Barba entra nel suo contract year, per un giocatore che possiede già ben poco mercato come si è visto, non sono fantastiche. Harden sarebbe a questo punto disposto a non presentarsi al training camp dei 76ers di fine settembre, e per il resto con la sua sparata pubblica di lunedì la frattura con Morey è diventata insanabile.

Cosa vuole dunque James Harden? Età e situazione contrattuale gli impediscono di andare dalla proprietà della squadra per chiedere la testa di Daryl Morey. Se lo facesse Joel Embiid (se) sarebbe un altro discorso, ma siamo davvero arrivati a questo punto?

Harden ha gioco facile nel chiedere una trade. La realtà è che nessuna squadra a parte i Clippers si è fatta avanti. I suoi vecchi Houston Rockets hanno presto rinunciato all’idea di riportarlo in Texas a fare da mentore ai tanti giovanotti in squadra, i 76ers non hanno gli asset da accompagnare a Harden per proporre una trade ai Portland Trail Blazers per Damian Lillard, Tyrese Maxey è intoccabile e a Portland l’unica cosa che non manca sono le guardie, con Anfernee Simons, Shaedon Sharpe e Scoot Henderson.

I Los Angeles Lakers, bontà loro, hanno imparato sulla propria pelle che con due superstar fragili fisicamente (Anthony Davis) e in là con gli anni (LeBron James) è decisamente meglio avere un roster profondo che una terza star. I Miami Heat hanno passato la mano a luglio con Bradley Beal e attendono che la situazione Lillard si sblocchi, se mai si sbloccherà, James Harden potrebbe essere un ripiego di lusso ma quale potrebbe essere l’eventuale offerta? E per i Sixers avrebbe senso scaricare Harden a una rivale diretta di conference?

Knicks, Bulls, Jazz e Spurs potrebbero proporre una trade ai 76ers per Harden, non si capisce a oggi perché mai dovrebbero farlo. Scambiare DeMar DeRozan per James Harden avrebbe senso per i Chicago Bulls che hanno perso la loro point guard titolare, Lonzo Ball, forse definitivamente, ma anche DeRozan sarà free agent a fine stagione.

La questione ammutinamento, Aventino, chiamatelo come più gradite, presenta dei rischi per James Harden. Il nuovo contratto collettivo di lavoro NBA prevede che un giocatore che seguiti a non presentarsi in squadra oltre i 30 giorni dall’inizio del suo ultimo anno di contratto (ovviamente in assenza di motivi validi e attestati), sia impossibilitato a firmare un nuovo contratto con la stessa squadra o con un’altra, senza il permesso espresso della squadra di appartenenza, in questo caso dei Philadelphia 76ers, che potrebbero dunque, volendo, far pagare caro a Harden il suo eventuale sciopero.

Ci sono tanti modi per scioperare e presentarsi senza partecipare al training camp, e James Harden ne conosce alcuni. Jimmy Butler nel 2018 passò due mesi da separato in casa a Minnesota, rese ben chiare le sue pretese e le sue motivazioni e alla fine ottenne ciò che voleva, una trade. Ben Simmons nel 2021 citò problemi fisici e personali per non presentarsi in un primo momento al camp dei Sixers, fu poi indotto dalle sospensioni di stipendio applicate sul suo contratto a presentarsi e semplicemente aggirarsi come un fantasma per 4 mesi a Philadelphia prima della trade a Brooklyn nel febbraio 2022.

Ciò che dovrebbe però far dormire sonni tranquilli a James Harden è l’appoggio del sindacalista e a tempo perso giocatore NBA Kyrie Irving, suo ex compagno di squadra ai Brooklyn Nets (e tra i motivi che poco meno di 2 anni fa portarono Harden a chiedere una trade per lasciare i Nets, ma sorvoliamo) e raddrizzatore di torti internazionale. Irving ha risposto su X al tweet di Adrian Wojnarowski di ESPN che rilanciava il suo articolo e parlava di un Harden disgruntled“, “scontento, seccato“, e riprendendo il giornalista: “E’ davvero solo seccato, Adrian? O forse sta solo chiedendo che Darryl (sic) Morey si prenda la responsabilità per la sua disonestà e mancanza di trasparenza nelle trattative per il rinnovo del contratto quest’estate?“.

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