Perché tanto rumore nelle ultime ore su Kevin Durant? La superstar dei Phoenix Suns è ancora al centro delle speculazioni di mercato a due giorni dalla trade deadline, voci sostenute dall’andamento lento e delundente dei Suns, bloccati sul 50% di record e a rischio (forte) play-in, e bloccati dalla situazione salariale e da Bradley Beal, che non ha alcuna intenzione di farsi scaricare rinunciando alla sua no trade clause.
Stallo totale che impedisce ai Phoenix Suns di fare ai Miami Heat un’offerta seria per Jimmy Butler. Beal non vuole andare via, Miami non vuole Bradley Beal e al momento nessun’altra squadra si sarebbe fatta avanti per dare una mano, come paventato invece nei giorni scorsi. Nè Chicago Bulls, né Milwaukee Bucks, nè New Orleans Pelicams. L’impressione è che Phoenix abbia perso il treno, per così dire, quando una decina di giorni fa i tempi parevano più maturi e la trade che ha spedito Luka Doncic ai Los Angeles Lakers non era ancora accaduta. E i Bulls, una delle possibili partner per il complicato giro a 4-5 squadre ipotizzato per “aiutare” i Suns con Butler, hanno spedito Zach LaVine ai Sacramento Kings di fatto uscendo dal discorso.
Garbuglio dunque del quale potrebbero tentar di approfittare almeno tre squadre. I Golden State Warriors sono descritti come disperati nel cercare di mettere talento e punti accanto a uno Steph Curry mai così in difficoltà in attacco, Il Gm Mike Dunleavy sarebbe arrivato a rendere disponibile sul mercato chiunque tranne Steph, e quindi anche Draymond Green, pur di non essere lasciato fuori dalla porta delle trattative che contano, la reunion con Kevin Durant è destinata salvo sorprese clamorose a restare un sogno ma alla trade deadline la regola è: nelle ultime ore si ascoltano le offerte di tutti, e non esistono tabù.
Il problema per Golden State (non il solo) è che se volessero, squadre come Houston Rockets e forse anche Dallas Mavs potrebbero mettere in pista offerte migliori. Houston è da tempo interessata a Durant qualora KD fosse diventato di nuovo disponibile, e tra future scelte al draft e giocatori che non si chiamino Alperen Sengun le opzioni non mancano ai texani. Che peraltro potrebbero giocare due fronti, compreso quello di Devin Booker qualora i Suns dovessero decidere di buttare a mare i loro progetti di dominio (che tali sono rimasti).
I Rockets sono ancora terzi a Ovest, hanno leggermente rallentato nelle ultime 10-15 partite e Memphis ha scavato un leggero vantaggio su di loro. E alle spalle di Houston si sono rifatti vivi i Denver Nuggets di Nikola Jokic e persino i Los Angeles Lakers che aspettano Luka Doncic. E’ possibile dunque che il Gm dei Rockets Rafael Stone, così bravo a pazientare e scegliere bene al draft, si faccia prendere da un attacco di FOMO?
I Mavs vanno citati perché è difficile capire che cosa passi per la testa del Gm Nico Harrison, uno dalla trade facile anche prima della trade di sabato tra Doncic e Anthony Davis. Che il suo progetto egemone fosse da vedere in due parti? Dallas non può da sola andare a prendere via trade Kevin Durant, può mettere sul tavolo la prima scelta al draft NBA 2029 ereditata dai Lakers e alcuni contratti e nomi (Naji Marshall, Dereck Lively II, PJ Washington) ma avrà bisogno di una terza squadra e di una sponda. I Miami Heat stanno cercando di cedere Jimmy Butler, lui vuole solo i Phoenix Suns e allora perché non propiziare in Arizona un avvicendamento KD-Butler? Se mai questo fosse il disegno, occorrerebbe una quarta squadra che ricompensi Miami di cotanto sforzo e allora ecco che i New Orleans Pelicans, con Brandon Ingram o addirittura con Zion Williamson, potrebbero “entrare nella chat” per così dire.

