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NBA, i peggiori contratti dei giocatori squadra per squadra – parte prima

di Michele Gibin
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NBA, quali sono i contratti peggiori squadra per squadra? Ogni team NBA ha un contratto di cui si è pentita amaramente, oppure che è stata costretta ad assorbire via trade e che ora risulta difficile da scambiare, e che non rispecchi il valore attuale del giocatore.

Sono contratti spesso ricchi dati a giocatori che poi non hanno rispettato le aspettative sul loro conto, oppure frutto di improvvisi balzi in avanti (e in alto) del salary cap NBA da una stagione alla successiva, con le squadre che decidono di impiegare subito il tanto spazio salariale a disposizione.

E’ il caso ad esempio del balzo di oltre 20 milioni di dollari che il salary cap NBA fece tra 2016 e 2017, e che i Golden State Warriors sfruttarono ad esempio per mettere sotto contratto Kevin Durant. In quella stessa estate, ricevettero contratti da 15-20 milioni all’anno anche giocatori come Gorgui Dieng, Meyers Leonard, Ian Mahinmi (!) e Bismack Biyombo.

Ma quali sono oggi gli “albatross“, i contratti peggiori per ognuna delle 30 squadre NBA? Andiamo a scoprirli in uno speciale in due parti. Ecco la prima!

1. Tony Snell, Atlanta Hawks

Tony Snell è all’ultimo anno di un contratto da 46 milioni di dollari in 4 anni firmato nel 2017 quando il prodotto di New Mexico giocava ai Milwaukee Bucks.

Snell è oggi il quarto giocatore più pagato degli Hawks che lo hanno ricevuto via trade a novembre dai Detroit Pistons. In carriera Tony Snell non ha mai superato gli 8.5 punti a partita della stagione 2016\17, quest’anno complici anche gli infortuni in casa Hawks ha giocato 23 partite e sta segnando 5.6 punti di media a gara.

Snell ha vestito le maglie di Chicago Bulls, Milwaukee Bucks, Detroit Pistons e Hawks ed è un tiratore da 38% da tre in carriera, carriera che però non è mai decollata. Sarà su mercato prima della trade deadline, e diventerà free agent a fine stagione: il suo prossimo contratto NBA avrà cifre minori…

2. Kemba Walker, Boston Celtics

Cosa?

Può un 4 volte All-Star, un giocatore da massimo salariale essere considerato un cattivo contratto per la sua squadra?

In un certo senso si. Walker ha 30 anni e nelle prossime due stagioni (oltre alla corrente) guadagnerà ancora oltre 73 milioni di dollari, la partnership a Boston con le due star emergenti Jayson Tatum e Jaylen Brown è stata ondivaga, con Kemba (abituato a un ruolo da prima opzione offensiva agli Hornets) non sempre in grado di giocare da point guard, da facilitatore per le due ali.

I Celtics hanno oggi un record attorno al 50% di vittorie, al di sotto delle aspettative per una squadra invero forse sopravvalutata a inizio stagione. Walker ha iniziato la stagione in ritardo per un problema al ginocchio sinistro e sta salendo di colpi, i Celtics non hanno certo rinunciato al suo talento.

Il contratto di Kemba Walker ha però un altro deterrente oltre la lunghezza, se i Celtics vorranno sondare il mercato su di lui, ovvero una trade kicker del 15%, che in caso di trade aumenterà del 15% il suo salario rimanente al momento dello scambio. Un problema con due facce: per la squadra che lo riceverebbe, un aumento non trascurabile, e con il salary cap al momento bloccato per il 2021\22 sulle cifre di questa stagione, in caso di trade Walker dovrebbe rinunciare alla trade kicker (e quindi all’aumento) per evitare che il suo contratto al massimo salariale sfori il 30% del monte salari totale occupabile.

3. DeAndre Jordan, Brooklyn Nets

Se Sean Marks avesse potuto decidere, DeAndre Jordan non avrebbe mai vestito la maglia dei Nets.

Ma l’arrivo di Jordan fu condizione sine qua non per l’arrivo di Kevin Durant e Kyrie Irving nel 2019, per cui ubi maior minor cessat tanto per scatenarsi con il latino.

I Nets il centro titolare del futuro lo avevano già ed era Jarrett Allen, un giocatore in tutto e per tutto migliore del DeAndre Jordan attuale. Oggi Allen è ai Cleveland Cavs ed è servito per portare James Harden a Brooklyn.

DeAndre Jordan ha 32 anni e il suo contratto da 40 milioni di dollari in 4 anni scadrà nel 2023, il rischio che invecchi (molto) male esiste ma i Nets giocano per vincere oggi. Di occuparsi del domani ci sarà tempo. Jordan ha giocato 35 partite finora ma ha presto perso il posto da titolare in nome della small ball, sostituito da Jeff Green e persino da Bruce Brown, tecnicamente una guardia (c’è Mike D’Antoni in panchina con Nash, mai dimenticarlo). Ai playoffs è possibile che assisteremo a larghi tratti di partite e di serie in cui DeAndre Jordan non si alzerà mai dalla panchina, e da uomo di KD e Kyrie oggi DJ non è un giocatore scambiabile a cuor leggero…

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