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NBA, i peggiori contratti dei giocatori squadra per squadra – parte seconda

di Michele Gibin
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7. Markelle Fultz, Orlando Magic

Wow.

Jonathan Isaac si è infortunato sul più bello ma il suo potenziale da difensore dell’anno, con possibilità di diventare attaccante secondario e tiratore affidabile, è ancora intatto. In più i Magic lo hanno scelto, impensabile lo avrebbero lasciato andare: lo aspetteranno.

Per Markelle Fultz il discorso è diverso. Impossibile non tifare per lui dopo quello che ha passato nei suoi primi due anni NBA: la sindrome alla spalla destra, un tiro e una fiducia nei suoi mezzi da ricostruire e la perfida Philadelphia attorno, il fatto d’essere stato la prima scelta assoluta in un draft con Jayson Tatum, Donovan Mitchell, Bam Adebayo, De’Aaron Fox, Jarrett Allen, OG Anunoby, e pure Kyle Kuzma (NBA Champ, tiè).

La sua stagione 2019\20 è stata buona, il primo passo per diventare un giocatore NBA e in una squadra che gli avrebbe dato il tempo di crescere, e sono arrivati anche i playoffs. Il 2020\21 era iniziato maluccio al tiro, ma Fultz era apparso finalmente più libero e sicuro di sé, i Magic lo hanno premiato con un rinnovo da 4 anni e 37 milioni di dollari complessivi, e poi il 6 gennaio l’infortunio al ginocchio e la stagione che finisce ancor prima di iniziare.

E ora?

8. Tobias Harris, Philadelphia 76ers

Oddio, vista la stagione da All-Star mancato di Harris il suo contratto appare solo ricco, non cattivo.

Harris è il terzo miglior giocatore della squadra e guadagna più del secondo (Ben Simmons). Questione di anzianità e null’altro, Tobias gioca nella NBA dal… 1976? E ha solo 29 anni, incredibile, il suo 2020\21 è facilmente a oggi la sua miglior stagione in carriera.

I 76ers hanno il vento in poppa, Daryl Morey ci ha provato per James Harden (sarebbe partito Simmons) ma non è andato fino in fondo, e da quando l’ha scampata bella Ben Simmons è apparso più sul pezzo anche in attacco. Doc Rivers ha messo a Harris di più la palla in mano, i Sixers sono senza appello la squadra di Joel Embiid e anche questo è elemento di chiarezza (diamo a Joel quel che è di Joel, non era scontato abbracciasse così tale responsabilità).

Tobias Harris sta facendo talmente bene che se i 76ers dovessero decidere un domani di sondare il mercato, anche il suo contratto sontuoso non sarebbe un gran deterrente. Forse.

9. Deandre Ayton, Phoenix Suns

Ricordate i ritornelli su Chris Pauleh-ma-con-quel-contratto-chi-se-lo-prende?

Si? Bene, allora non se ne parli più.

I Suns sono una realtà, sono terzi per defensive rating e per net rating, ottava squadra NBA in attacco, sono 16-3 nelle ultime 19 partite giocate, la coppia Chris Paul-Devin Booker funziona, Phoenix riesce a vincere (e pure bene) i minuti quando in campo c’è solo una delle due star.

In questo contesto, Deandre Ayton si sta trovando bene: meno responsabilità offensive, una doppia doppia di media, addirittura 5 tiri in meno a partita. Per essere un gigante, il gioco di Ayton è fatto per lo più di fino, tanti jumper all’indietro, tanti semiganci, pochi (troppo pochi) tiri liberi: 2 a partita.

Per Ayton, Mikal Bridges e i Suns si avvicina però il momento del rinnovo di contratto.

Per Bridges non sarà un problema, Phoenix lo blinderà con uno sforzo medio-alto. Deandre Ayton si trova invece nel territorio John Collins, solo in una squadra vincente e che per non sbagliare gli concederà un contratto molto vicino al massimo salariale.

Il rendimento futuro di Deandre Ayton sarà quello che farà le fortune o meno dei Phoenix Suns, oltre l’orizzonte del 35enne CP3.

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